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POLITICA

Toninelli: "Basta scaribarile". E annuncia "iniziative legali"

Open Arms. Salvini: "Nessun reato. A Draghi ho detto che sugli sbarchi bisogna cambiare registro"

Il legale dell'ex ministro dell'interno, Giulia Bongiorno ribadisce a "La Stampa": "La decisione di non far sbarcare i 147 migranti dell'Open Arms fu dettata dalla linea politica del governo Conte 1. Citerò in giudizio l'ex premier e il ministro degli esteri Di Maio". Il ministro per gli Affari regionali, Gelmini: "Surreale il rinvio a giudizio" del leader leghista

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Sugli sbarchi dei migranti "bisogna cambiare registro". L'ho "già detto a Draghi", ho chiesto "un incontro a tre per un chiarimento" con la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese. A meno di 24 ore del rinvio a giudizio per il caso Open Arms, Matteo Salvini, in una intervista a "Il Corriere della sera" ribadisce la sua posizione sulla questione dei migranti. Nessun ripensamento, nessun passo indietro. E sulla decisione del Gup di ieri all'aula bunker del carcere dell'Ucciardone di Palermo, torna a sottolineare: "Il rinvio a giudizio, detto che non mi toglie il sonno, è frustrante e molto pericoloso perché crea un precedente. Si usa il tribunale per fare politica". "Qui non ci sono reati - osserva Salvini - c'è un atto politico preso da un intero governo. Contrastare gli scafisti, difendere i confini non sono reati. Ho difeso gli interessi del mio Paese o il mio interesse personale?". E nel caso dovesse esser ravvisato un reato - aggiunge - "va addebitato a tutti quelli che hanno contribuito ad adottare una certa strategia". E' evidente che la sinistra vuole vincere in tribunale le elezioni che perde nelle urne - dice l'ex ministro dell'Interno - in nessun Paese al mondo si mandano a processo gli avversari". 

Toninelli: "Basta scaricabarile". E annuncia "iniziative legali"
Le parole del leader leghista, ma anche quelle del suo legale Giulia Bongiorno, che chiamano in causa altri componenti dell'allora governo, hanno spinto l'ex ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ad annunciare "iniziative legali". E in un comunicato stampa il suo legale spiega il perchè di questa decisione: " A tutela e nell'interesse preminente della verità e della correttezza dell'informazione" dopo essere stato "più volte oggetto di paradossali accuse e addebiti di responsabilità da parte della difesa del senatore Matteo Salvini, all'indomani della lineare testimonianza nella vicenda 'Gregoretti'", ed essere stato "ancora una volta chiamato indebitamente in causa nell'analoga vicenda 'Open Arms'".

"Tali continue falsificazioni, strumentali all'autodifesa del senatore Matteo Salvini, appaiono finalizzate a nascondere la realtà storica emersa nel processo e ad addossare incredibilmente sul senatore Toninelli responsabilità non sue", ha precisa l'avvocato. "Appare utile, perciò, far conoscere all'opinione pubblica l'ingenerosità del malaccorto 'scaricabarile', e rappresentare, una volta per tutte, che i tuoni e i fulmini del senatore Salvini contro l'approdo delle navi di migranti nei porti italiani sono improvvisamente scomparsi nel processo per fare spazio a un ben più utile e callido programma difensivo nel quale lo stesso senatore Salvini si è miracolosamente trasformato in un missionario caritatevole e umano pronto ad accogliere e accudire gli stranieri, ossia le medesime persone che tempo prima, quand'era ministro dell'interno, non esitò a definire pubblicamente, in aperto contrasto con le posizioni del Governo Conte, clandestini e malfattori da respingere alle frontiere", ha spiegato il legale.

Bongiorno: "Linea dettata da Conte, lo citerò in giudizio"
"La decisione dell'allora ministro Salvini di non far sbarcare i 147 migranti dell'Open Arms fu dettata dalla linea politica del governo Conte 1. Faccio fatica, quindi, a pensare che ora il leader della Lega debba andare a processo. Ci sono ambiti politici in cui i magistrati non devono entrare. Le sentenze non si possono sostituire ai voti. I tribunali non si possono sostituire alle urne". Lo dice in un'intervista a La Stampa Giulia Bongiorno, avvocato del leader della Lega Matteo Salvini nel procedimento per la vicenda della nave Open Arms.

"L'udienza preliminare, è un'udienza filtro, non una sentenza di condanna - spiega - Tuttavia non si è tenuto conto della linea politica del governo Conte 1 per cui i salvataggi in mare dovevano avvenire solo quando erano di competenza e necessari". "L'Open Arms, invece, batteva bandiera spagnola - prosegue l'avvocato Bongiorno - e i salvataggi potevano avvenire in acque libiche e maltesi, quindi l'Italia non c'entrava nulla. Salvini attuò la linea politica del governo in modo condiviso. Ma il vero problema sta a monte, nella scelta del Parlamento di mandare a processo Salvini. Quegli stessi partiti che prima erano al suo fianco quando lui era il titolare del Viminale, lo hanno poi scaricato appena è uscito dal governo". Tornando al processo, spiega Bongiorno, "io, in ogni caso, citerò l'ex premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio per dimostrare che il divieto di sbarco fu frutto di una valutazione politica collegiale dell'intero governo".

Mondo della politica si divide sul rinvio a giudizio
Il mondo della politica continua a dividersi sulla decisione del Gip di rinviare a giudizio Matteo Salvini. "E' un atto dovuto. In attesa del processo Rifondazione comunista chiede che alle navi umanitarie non venga limitata la navigazione, che si smetta di criminalizzare la solidarietà e che si individui, in sede Ue, un piano di ingresso regolare e di accoglienza per chi fugge da guerre, miseria, disastro ambientale" afferma Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, e Stefano Galieni, responsabile Immigrazione. Mentre Francesco Pasquali, vicepresidente del Pli (Partito liberale italiano) commenta: "Essere messi sotto processo per aver svolto un'azione di governo, coerente con un programma elettorale, non è da Paese democratico." 

"Mi limito ad osservare che le scelte in Consiglio dei ministri sono sempre collegiali, trovo un po' surreale il rinvio a giudizio di un solo ministro - commenta a sua volta il ministro per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini -  La scelta, giusta o sbagliata che sia, Salvini non l'ha presa da solo. Fatico a comprendere, mi ricorda vicende che in questi anni il
presidente Berlusconi ha vissuto a piene mani". 
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