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ITALIA

Palamara: "Di Matteo? Escluso per il sistema delle correnti"

L'ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati parla al Tg2 post. La sua versione sull'esclusione di Nino di Matteo dalla Direzione nazionale antimafia

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"Sono giorni difficili dettati dall'amarezza per il disagio che questa storia ha creato ai cittadini italiani e ai tanti magistrati esclusi dal meccanismo delle correnti e l'udienza disciplinare sarà il  luogo, per quanto mi riguarda, in cui chiarire tutti i fatti e le vicende che da circa un anno riguardano la mia persona e tanti altri colleghi che quelle sere si trovavano con me a dialogare", lo ha detto  l'ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara a Tg2 post, parlando dell'azione disciplinare avviata nei suoi confronti dopo l'inchiesta sullo scandalo delle nomine ai vertici  delle procure più importanti. "Il sistema ha fallito quando ha escluso dalle nomine chi non faceva parte delle correnti. E in questo senso ho sbagliato anche io" ha detto ancora Palamara. "Magistratura e politica - ha sottolineato - devono essere autonome e indipendenti. Si incontrano nel Consiglio superiore della magistratura. Ma dobbiamo vedere in che modo la politica è intervenuta sulle nomine".

"Io non penso di essere radiato dalla magistratura, mi sento profondamente magistrato, spero che nella sede disciplinare i file audio possano realmente far comprendere quello che è accaduto in  quei giorni". Per Palamara la propria colpa è stata quella di avere "cercato di agire per fare crescere il mio gruppo, per avere cercato di affrontare in maniera diversa i problemi della giurisdizione. Lo rifarei, ma non rifarei alcune cose".

"Il mio ruolo non è quello di minacciare dichiarazioni. Io devo chiarire, fatti, vicende e situazioni che non riguardano solo la mia persona, ma tutti coloro che hanno fatto parte di un sistema delle correnti che ha fallito - prosegue il magistrato - e ribadirò: con cui mi relazionavo. Penso di essere testimone di un sistema messo fortemente in discussione, e penso che in questo momento sia mio dovere per rispetto di tanti magistrati esclusi da questo meccanismo, dare speranza combattendo per un sistema migliore".

Perchè mie conversazioni con politici registrate?
"Nonostante ci fosse una disposizione chiara dei giudici di Perugia di spegnere il microfono quando incontravo i politici, quel microfono non è stato spento. Voglio capire il perché nonostante una disposizione chiara". Cosi' l'ex presidente dell'Anm commenta l'uso dei trojan nelle intercettazioni in seno all'inchiesta per corruzione in cui è indagato.

In magistratura metodo nomine basato su accordi
"Bisogna affrontare il problema di metodo, come avvengono le nomine in Italia? Il metodo è quello degli accordi, quel metodo l'abbiamo utilizzato nella magistratura. Per essere autonomi i magistrati si sono organizzati in correnti, questo comporta che le nomine sono frutto di estenuanti accordi con i laici e con i referenti politici" spiega il magistrato. "Negare che nel rapporto tra politica e magistratura ci siano criticità sarebbe come negare la realtà" incalza. Poi spiega: "L'indipendenza va praticata quotidianamente quando si fanno le sentenze, ma va praticata anche quando si fanno le nomine. L'imparzialità si deve vedere quando il Csm effettua una nomina, se no questo rischia di diventare una formula vuota".

Mio ruolo portava ad avere incontri con i politici
"C'è un dovere di chiarimento per fare comprendere il mio ruolo, inevitabilmente il mio ruolo mi portava a relazionarmi con i rappresentanti delle correnti della magistratura e in questi anni ho incontrato molti personaggi della politica. Io nel 2007 ho rivestito una carica rappresentativa, il ruolo di un leader sindacale non è quello di un normale magistrato, in questo ambito l'attività rappresentativa che ho svolto mi ha portato ad avere incontri con esponenti di ogni genere" chiarisce Palamara in merito al suo ruolo da ex presidente dell'Anm e degli incontri frequenti con gli ambienti della politica. "Sono stato - ha poi precisato - fautore di una magistratura che non fosse un mondo chiuso".

Col criterio del merito carrierismo sfrenato
"Nell'anno 2007 la giustizia subisce una rivoluzione copernicana, viene abbandonato il criterio di anzianità per quello del merito. Da quel momento si registra uno sfrenato carrierismo, ognuno si sente legittimato a chiedere qualcosa, a chiedere al referente al Consiglio superiore della magistratura - racconta Palamara - Noi ci siamo trovati a dovere fronteggiare questa situazione. Sono state fatte nomine giuste?, secondo me si, ma secondo me ci sono stati degli esclusi, coloro che non appartenevano alle correnti". 

Ad escludere Di Matteo dalla guida della Dna 'è stato il sistema delle correnti'
Ad escludere Nino Di Matteo dalla guida della Direzione nazionale antimafia "è stato il sistema delle correnti" in magistratura ha spiegato Palamara ribadendo che i suoi giudizi su Di Matteo venuti alla luce con le intercettazioni - attraverso un trojan nel telefonino - di alcune chat, erano "un'opinione legata a determinate situazioni", e comunque "ciò che è scritto in una chat poi può essere smentito da una chat successiva". 

Attacchi Cossiga perchè difendevo autonomia dei giudici
"Difendevo strenuamente come ho sempre fatto l'autonomia della magistratura, ed in quel caso i giudici che avevano svolto un'indagine che riguardavano i familiari di Mastella. Cossiga volle esprimere una critica forte verso la magistratura. Io, dietro insegnamento di mio padre, che era un magistrato, ho mantenuto la calma. E lo rifarei" racconta il magistrato facendo riferimento allo scontro tv con l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
 
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