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MONDO

Il viaggio del Pontefice in Slovacchia

Papa Francesco: "Non riduciamo a croce a simbolo politico"

Nella sua terza giornata in Slovacchia,  dopo la divina liturgia bizantina a Presov, è previsto l'incontro con la comunità rom, e l'incontro con i giovani

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"Non riduciamo la croce a un oggetto di devozione, tanto meno a un simbolo politico, a un segno di rilevanza religiosa e sociale". Così papa Francesco nell'omelia della messa di rito bizantino che ha celebrato a Presov. Bergoglio si trova in Slovacchia per un viaggio di quattro giorni iniziato a Budapest, in Ungheria, e nella terza città slovacca nonché metropolì bizantina del Paese, presiede la divina liturgia (ossia la celebrazione eucaristica) di San Giovanni Crisostomo in occasione della odierna ricorrenza della Esaltazione della Santa Croce.

"Come possiamo imparare a vedere la gloria nella croce?", si è domandato Francesco. "Alcuni santi hanno insegnato che la croce è come un libro che, per conoscerlo, bisogna aprire e leggere. Non basta acquistare un libro, dargli un'occhiata e metterlo in bella mostra in casa. Lo stesso vale per la croce: è dipinta o scolpita in ogni angolo delle nostre chiese. Non si contano i crocifissi: al collo, in casa, in macchina, in tasca. Ma non serve se non ci fermiamo a guardare il Crocifisso e non gli apriamo il cuore, se non ci lasciamo stupire dalle sue piaghe aperte per noi, se il cuore non si gonfia di commozione e non piangiamo davanti al Dio ferito d'amore per noi. Se non facciamo così, la croce rimane un libro non letto, di cui si conoscono bene il titolo e l'autore, ma che non incide nella vita. Non riduciamo la croce - ha detto il papa - a un oggetto di devozione, tanto meno a un simbolo politico, a un segno di rilevanza religiosa e sociale".


Quanti martiri in Slovacchia, hanno patito in nome Gesù
"Quante persone generose hanno patito e sono morte qui in Slovacchia a causa del nome di Gesù! Una testimonianza compiuta per amore di Colui che avevano lungamente contemplato. Tanto da somigliargli, anche nella morte", ha detto il Papa. "Dal contemplare il Crocifisso scaturisce" la testimonianza, ha sottolineato il Pontefice. "Se si immerge lo sguardo in Gesù, il suo volto comincia a riflettersi sul nostro: i suoi lineamenti diventano i nostri, l'amore di Cristo ci conquista e ci trasforma. Penso ai martiri, che hanno testimoniato in questa nazione l'amore di Cristo in tempi molto difficili, quando tutto consigliava di tacere, di mettersi al riparo, di non professare la fede. Ma non potevano non testimoniare".

La fede non si diffonde con la potenza del mondo ma con la testimonianza
"I testimoni generano altri  testimoni, perché sono donatori di vita. E così che si diffonde la  fede: non con la potenza del mondo, ma con la sapienza della croce;  non con le strutture, ma con la testimonianza", ha sottolineato il  Papa nell'omelia pronunciata durante la messa in rito bizantino  presieduta in Slovacchia.   "E oggi il Signore, dal silenzio vibrante della croce, chiede anche a  te: 'Vuoi essere mio testimone?'. Con Giovanni, sul Calvario, c'era la Santa Madre di Dio. Nessuno come lei ha visto aperto il libro della  croce e l'ha testimoniato attraverso l'amore umile. Per sua  intercessione, chiediamo la grazia di convertire lo sguardo del cuore  al Crocifisso. Allora - ha detto il Papa - la nostra fede potrà  fiorire in pienezza, allora matureranno i frutti della nostra  testimonianza".
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