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ITALIA

San Gimignano

Pestaggio in carcere, sospesi 4 agenti. Pm contesta anche il reato di tortura

L’indagine ha interessato 15 poliziotti in servizio presso l'istituto toscano e trae origine dalla denuncia fatta da alcuni detenuti. Sappe: "Nulla da nascondere". Antigone: "Si accerti presto la verità" 

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Sospensione immediata per i quattro poliziotti penitenziari destinatari di provvedimento di interdizione da parte dell’autorità giudiziaria e "doverose valutazioni disciplinari" per i quindici che hanno ricevuto un avviso di garanzia. Non si fa attendere la reazione del Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria informato dalla Procura della Repubblica di Siena della conclusione di una attività di indagine svolta in collaborazione con la stessa Polizia Penitenziaria e riguardante presunti maltrattamenti ad opera di agenti in servizio presso la Casa di Reclusione di San Gimignano, ai quali è stato contestato, fra gli altri, il reato di tortura.

L’indagine, complessa e delicata, ha interessato 15 poliziotti penitenziari in servizio presso l'istituto toscano e trae origine dalla denuncia fatta da alcuni detenuti su presunti pestaggi avvenuti all'interno del carcere. Le accuse formulate dalla Procura di Siena vanno dalle minacce alle lesioni aggravate, al falso ideologico commesso da un pubblico ufficiale, alla tortura.

Nell’avviare l’iter dei provvedimenti amministrativi di propria competenza, il DAP confida in un accurato e pronto accertamento da parte della magistratura, ma al tempo stesso esprime la massima fiducia nei confronti dell'operato e della professionalità degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria che svolgono in maniera eticamente impeccabile il loro lavoro.

Sappe: "Confidiamo in magistratura. Nulla da nascondere"
"Rispetto alla notizia di Agenti di Polizia Penitenziaria in servizio nel carcere di S.Gimignano indagati per presunte violenze a detenuti invito tutti a non trarre affrettate conclusioni prima dei doverosi accertamenti giudiziari. Noi confidiamo nella Magistratura perché la Polizia penitenziaria, a S.Gimignano come in ogni altro carcere italiano, non ha nulla da nascondere".

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri. "L'impegno del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il Sappe, - aggiunge - è sempre stato ed è quello di rendere il carcere una "casa di vetro", cioè un luogo trasparente dove la società civile può e deve vederci "chiaro", perché nulla abbiamo da nascondere ed anzi questo permetterà di far apprezzare il prezioso e fondamentale - ma ancora sconosciuto - lavoro svolto quotidianamente - con professionalità, abnegazione e umanità - dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria. Tanto per dire, negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 21.000 tentati suicidi ed impedito che quasi 168.000 atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze". 

Antigone: "Si accerti presto verità"
"Nei casi di tortura l'accertamento della verità è una corsa contro il tempo. Una corsa che deve essere facilitata dalle istituzioni. Una corsa che richiede la rottura del muro del silenzio da parte di tutti gli operatori che hanno visto gli abusi e le violenze. In questo caso siamo rinfrancati dalla prontezza del lavoro della magistratura e dalla collaborazione del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria". Lo sottolinea in una nota Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, commentando la vicenda dell'inchiesta
della procura di Siena.

"In Italia - aggiunge - finalmente i giudici dal 2017 hanno a disposizione una legge (seppur migliorabile) che proibisce e punisce la tortura. E' stata questa una battaglia ventennale di Antigone. Siamo ai primi casi di applicazione di questa legge. Nelle scorse settimane Antigone aveva presentato un esposto alla procura di Monza per fatti analoghi avvenuti nel carcere della città brianzola. Anche in quel caso abbiamo assistito a un immediato intervento delle istituzioni (garante nazionale delle persone private della libertà e provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria). Anche in quel caso decisive potrebbero essere le registrazioni delle telecamere nelle sezioni di isolamento. Chiediamo, dunque, che a San Gimignano come a Monza si arrivi rapidamente alla definizione del processo nell'interesse della giustizia e della legalità".
 
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