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SCIENZA

I resti studiati risalgono a settanta secoli fa

Gli uomini preistorici di 7000 anni fa? Belli come attori: occhi azzurri e pelle scura

Una ricerca di biologia evolutiva del Consiglio Nazionale delle Ricerche spagnolo

Ricostruzione di La Brana-1 (dal sito: www.csic.es)
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di Stefano Lamorgese Viveva 7000 anni fa presso il sito La Braña-Arintero in Valdelugueros (León, Spagna settentrionale), aveva gli occhi azzurri e la pelle come un africano odierno (anche se non si sa quanto fosse scura). Insomma: era proprio un bel tipo, anche se i paleontologi l'hanno chiamato La Braña-1, senza troppa fantasia.

La scoperta nel 2006
Il sito La Braña-Arintero fu scoperto per caso nel 2006. La grotta, che si trova molto al di sotto del livello del mare in una zona montuosa e fredda, ha temperatura costante: sono gli aspetti microclimatici che hanno contribuito alla conservazione "eccezionale" del DNA dei due individui trovati nel luogo: La Braña-1 e La Braña-2.

L'analisi del DNA
Carles Lalueza-Fox, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche spagnolo (CSIC) nell'Università catalana Pompeu Fabra, ha svolto la ricerca con il contributo del Centro "GeoGenetics" dell'università di Copenaghen. Gli antichi reperti - una volta datati - hanno svelato la propria eccezionalità: per la prima volta è stato possibile ricostruire il genoma umano di un cacciatore-raccoglitore europeo di settemila anni fa. 

Per fare un confronto con un "uomo primitivo" ben noto ai media - Ötzi: la mummia del Similaun custodita a Bolzano - nel caso spagnolo si tratta di resti più vecchi di almeno duemila anni.

È infatti nel periodo "Mesolitico" - tra 10.000 e 5.000 anni fa - che La Braña-1 viveva. Ed è importante studiarlo perché quel periodo dell'evoluzione umana ebbe termine solo quando l'agricoltura, sperimentata con successo in Medio Oriente, si diffuse in tutto il mondo, permettendo alle antiche società umane di stabilizzarsi e di crescere.

Problemi antichi
L'avvento dell'agricoltura e dell'allevamento di animali domestici, però, creò problemi mai affrontati prima. Tra questi, per esempio, la nuova dieta a base di carboidrati e il contatto con agenti patogeni trasmessi dagli animali allevati. E anche la digestione dei prodotti caseari, per la quale è necessario un enzima - la lattasi - che a La Braña-1 mancava del tutto.

La sorpresa: pelle nera e occhi chiari
Il Dottor Carles Lalueza-Fox racconta che la sorpresa più grande, nel corso della sua ricerca, è venuta dalla scoperta di caratteri genetici africani nel DNA di La Braña-1, associati alle variazioni genetiche che producono gli occhi azzurri, tipici del fenotipo che oggi definiamo "nordico".

Lo studio del genoma suggerisce che le popolazioni attuali più vicine dal punto di vista genetico alla comunità alla quale apparteneva La Braña-1 vivono in Svezia e in Finlandia.
E che La Braña 1 ha un antenato comune con i coloni del sito Paleolitico Superiore di Mal'ta, vicino al Lago Baikal (in Siberia). 

Lalueza-Fox conclude che: "Questi dati indicano che c'è continuità genetica nelle popolazioni dell'Europa centrale e occidentale dell'Eurasia. Le informazioni raccolte sono coerenti con i resti archeologici ritrovati in altri scavi condotti in ​​Europa e in Russia.
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