Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/puliamo-il-mondo-in-300-mila-per-ambiente-22587f82-b006-471a-862b-5004293ce7e0.html | rainews/live/ | true
AMBIENTE

28esimo appuntamento di Legambiente

Puliamo il mondo, in 300mila per l'ambiente

Nel complesso sono 27.854 i rifiuti raccolti e catalogati, circa quattro ogni metro  quadrato, il 60% dei quali in plastica e il 32% costituito da mozziconi di sigaretta. Appuntamento anche ad ottobre

Condividi
"Per eliminare le tossine a volte basta il cestino". Per fermare la macchina di Puliamo il Mondo non basta, invece, neppure una pandemia: sono circa 300mila i volontari che quest'autunno, nel pieno rispetto delle normative anti-Covid, hanno risposto e risponderanno all'invito di Legambiente a scendere tra le strade, nei parchi, in spiaggia, lungo le sponde dei fiumi, nei centri e nelle periferie di piccole e grandi città in tutta Italia, al richiamo dello slogan "fai l'attività fisica che fa bene a te, ma anche all'ambiente".

Straordinari gli sforzi profusi per la riuscita di questa 28esima edizione della versione italiana di Clean Up the World, il più grande appuntamento di volontariato ambientale al  mondo, organizzata fin dal 1993 da Legambiente e, di fatto, anche la più grande mobilitazione di cittadinanza attiva organizzata nella Penisola dopo i mesi del lockdown. Da Nord  a Sud, il coronavirus non ha fermato però nemmeno i gesti di inciviltà e incuria per il pianeta. Anzi. Ha aggiunto "nuovi" rifiuti a quelli che già inquinavano i territori: prime fra tutti le  mascherine, rinvenute a migliaia tra parchi e litorali ancora una volta soffocati dalla plastica e dall'usa e getta. Tra le tipologie di rifiuti ritrovati anche mozziconi di sigaretta,  sacchetti, contenitori per cibo e bevande in plastica e in alluminio, rifiuti ingombranti abbandonati indiscriminatamente nella natura come gli pneumatici fuori uso.

Una tendenza confermata anche dai numeri dell'indagine Park Litter 2020 condotta in 73 parchi urbani da Legambiente e su cui oggi l'associazione ambientalista diffonde un  focus  riguardante la tipologia dei rifiuti maggiormente trovati nelle giornate del monitoraggio. Nel complesso sono 27.854 i rifiuti raccolti e catalogati, circa quattro ogni metro  quadrato, il 60% dei quali in plastica e il 32% costituito da mozziconi di sigaretta. Tra questi, a farla da padrone sono i prodotti "usa e getta" e afferenti alla categoria "packaging",  che incidono rispettivamente per il 29% e il 27% sul totale dei rifiuti rinvenuti. In particolare, su un numero complessivo di 8.082 oggetti "usa e getta" recuperati, il 28% è costituito  da tappi di bottiglia o barattoli e/o linguette di lattine, l'11% da tappi e coperchi e/o anelli di plastica, fazzoletti e tovaglioli di carta, buste e sacchetti. Le stoviglie (comprensive di  piatti e posate di plastica, bicchieri e cannucce) incidono invece per il 3% sul totale.

Per quanto riguarda il packaging, dei 7.495 rifiuti appartenenti a questa categoria ben l'88% è riconducibile a packaging di tipo alimentare, ovvero alle bottiglie in vetro che  incidono per il 17% (1.241 su 7.495), alle bottiglie in plastica (1.064, il 14%) e ai sacchetti di patatine, dolciumi e caramelle (646, il 9%).

 "La nostra storica campagna sui rifiuti conferiti illegalmente da cittadini maleducati e non raccolti da amministrazioni disattente, che alimentano il fenomeno del marine litter, ha  fatto emergere il problema di una nuova ondata di rifiuti usa e getta, perché purtroppo si è diffusa la sbagliata convinzione che il monouso riduca il rischio del contagio da Covid",  spiega il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani. "Dopo un decennio di conquiste su questo fronte, con le leggi sulle buste di plastica, i cotton fioc e le  microplastiche nei cosmetici, siamo tornati indietro. Per recuperare il ritardo accumulato negli ultimi sei mesi della pandemia, serve approvare il recepimento italiano della direttiva  europea sulla plastica monouso prima della scadenza del luglio 2021 e, al più presto, anche il disegno di legge Salvamare ancora in discussione in Senato, approvato dalla   Camera ormai quasi un anno fa".

Realizzata in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea, Puliamo il Mondo 2020 gode del patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, di UPI (Unione Province Italiane), FederParchi e Unep (Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite). Partner dell'iniziativa sono Poste Italiane, Novamont, E.ON, Virosac, Ecotyre, Hankook, Naturasì e Caes, media partner è La Nuova Ecologia. L'appuntamento è inoltre organizzato nell'ambito del Protocollo d'Intesa con il Ministero dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca.

Ben 41 le associazioni che hanno aderito a questa edizione di Puliamo il Mondo, anche nella sua formula Puliamo il Mondo dai pregiudizi, serie di iniziative sui temi  dell'integrazione, della convivenza e della coesione sociale contro ogni forma di violenza e razzismo, organizzata per "spazzare via rifiuti e pregiudizi". Tra di esse, realtà che si  occupano di ambiente, ma anche di migranti e richiedenti asilo, salute, detenuti, disabilità, discriminazione basata sull'orientamento sessuale, comunità straniere, oltre che tanti  giovani, famiglie, amministrazioni comunali, rappresentanti delle forze dell'ordine e personaggi pubblici e del mondo dello sport, che hanno partecipato in prima persona alle  attività di pulizia o promosso le iniziative con messaggi lanciati attraverso i media o i propri canali social. Nel complesso, sono circa 300 mila i volontari che hanno partecipato e  parteciperanno alle attività organizzate in tutte le regioni d'Italia: un calendario che per la prima volta prosegue oltre il canonico ultimo weekend del mese (25, 26 e 27 settembre) e  che si estende anche a ottobre, complice il maltempo che questo fine settimana ha causato lo slittamento di alcuni appuntamenti in programma.
Condividi