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ITALIA

Emilia Romagna

Ragazza scomparsa da Novellara, le ricerche proseguono. La Procura indaga per omicidio

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Senza il velo e gli occhiali, sorridente. Con piercing alle orecchie e al naso. Appare così in una foto Saman Abbas, la 18enne scomparsa da Novellara, nel Reggiano, dopo essersi opposta a un matrimonio combinato e che si teme sia stata uccisa. Lo scatto, in mano agli investigatori, sarebbe stato fatto nel periodo in cui la giovane era in una comunità protetta, prima di far ritorno a casa per poi sparire. Il volto appare differente da quello dell'unica altra foto fin qui circolata, dove Saman è ritratta con un sorriso appena accennato, hijab nero e gli occhiali.
 
Pista omicidio
Si teme il peggio per la giovane scomparsa da quasi un mese da Novellara, comune della Bassa Reggiana. Sul caso di Saman che si era opposta alle nozze islamiche con un cugino, combinate dai genitori, la Procura di Reggio Emilia indaga per omicidio.

Lei voleva vivere all'Occidentale e per questo si era ribellata alle 'costrizioni' imposte dalla famiglia. La svolta delle indagini, coordinate dai carabinieri, è arrivata dopo l'analisi di alcuni fotogrammi ripresi dalle telecamere della zona: tre persone con due pale e un secchio, con un sacchetto azzurro e un piede di porco dirette verso i campi sul retro della casa di Novellara, la sera del 29 aprile scorso (ore 19.15), per rientrare circa dopo due ore e mezza (ore 21.50).
Così al sequestro di persona si è aggiunta l'ipotesi di omicidio.

Le ricerche
Il corpo della 18enne è stato cercato nelle vicinanze della sua abitazione, anche mediante lo svuotamento dei canali di irrigazione. Sono stati impegnati le squadre cinofile e i vigili del fuoco. Il sospetto degli inquirenti è che possa essere stata uccisa ma al momento ancora nessun ritrovamento. Anche la mancata denuncia di scomparsa ha dato impulso alle indagini. Si indaga tra i familiari e sono stati già attivati i canali della cooperazione internazionale.
 
I genitori, in gennaio, erano stati denunciati dai militari dell'Arma per costrizione o induzione al matrimonio. Ora hanno lasciato l'Italia per tornare in patria: sull'aereo partito dall'aeroporto Malpensa di Milano però non c'era Saman.
 
"Una persona molto determinata che ha avuto il coraggio di ribellarsi" spinta dal desiderio di costruirsi una vita "ispirata più alle abitudini occidentali che alla cultura delle sue origini": così la sindaca di Novellara, Elena Carletti, descrive all'Agi la personalità della giovane sparita nel nulla.
 
"Dai 17 anni, non l'abbiamo più vista fuori, libera come prima", racconta la datrice di lavoro del padre della giovane. Una vita disegnata per lei dai genitori alla quale Saman però si è opposta quando ha deciso di raccontare la sua storia ai servizi sociali: nel novembre 2020 così fu allontanata d'urgenza dalla casa familiare e portata in una comunità.
 
Matrimonio - con i biglietti aerei già acquistati per il Pakistan e la data delle nozze fissata per il 22 dicembre - saltato. Lo scorso 11 aprile, però, Saman ha deciso di rientrare nell'abitazione familiare. Le ricerche sono state avviate il 5 maggio quando i carabinieri hanno cercato la 18enne a casa sua ma non hanno trovato nessuno, neanche i genitori. Così la prima ipotesi è stata che tutti si fossero allontanati espatriando in Pakistan e che la ragazza fosse stata costretta a seguire la madre e il padre. Dai successivi accertamenti è emerso, invece, che in patria erano rientrati solo i genitori.
 
"E' una vicenda inquietante, grave e che ci mette in apprensione. Il protocollo applicato per poterle garantire la sicurezza e un percorso di vita a partire dall'esperienza in comunità era negli obiettivi del nostro Comune", ha spiegato Carletti.
 
E proprio a Novellara, per tenere viva la speranza, domani sera è stato organizzato dal comune un sit-in per la giovane scomparsa. "Si chiede a tutti i partecipanti di portare una torcia per illuminare il buio, come simbolo di solidarietà e speranza".

Il precedente di Sana del 2019
Qualora dovesse essere confermata la sua morte, la vicenda di Saman  ricorderebbe da vicino quella di Sana Cheema, cittadina italiana di origini pakistane strangolata a morte nell'aprile del 2018 all'età di 26 anni a Mangowal, in Pakistan. Poco dopo la polizia aveva arrestato il padre, il fratello e lo zio della vittima. Durante le indagini, i tre avevano inizialmente confessato di aver ucciso Sana perché aveva "disonorato" la famiglia per poi ritrattare. Secondo l'accusa, Sana era stata uccisa perché voleva sposare il fidanzato di Brescia contro il parere della famiglia. A febbraio dell'anno successivo un tribunale di Gujrat aveva assolto tutti i familiari accusati del suo omicidio, disponendo il rilascio del padre di Sana, Ghulam Mustafa Cheema, dello zio Mazahar Cheema e del fratello Adnan per carenza di prove e assenza di testimoni. La sua morte aveva aperto un caso politico in Italia.
 
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