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ITALIA

Coronavirus

Rapporto Inps: prestazioni per 14,2 milioni di italiani, spesi 26 miliardi

I dati della Relazione Annuale dell'Inps, presentata alla Camera, da cui "si ravvisa la necessità di implementare maggiore flessibilità in uscita". Tridico: "Capacità di reazione su Cig e Bonus oltre le aspettative"

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Un terzo dei 15.462.177 italiani che percepiscono una pensione dall'Inps ricevono una cifra inferiore a mille euro al mese, mentre sono quasi 1,6 milioni quelli che devono sopravvivere con un assegno mensile inferiore ai 500 euro. Per circa 1,27 milioni di pensionati l'assegno è superiore ai 3mila euro.

È quanto emerge dalla Relazione Annuale dell'Inps, presentata alla Camera. Di fronte a questi dati, secondo il Rapporto, "si ravvisa la necessità di implementare maggiore flessibilità in uscita, a beneficio soprattutto di lavoratori usuranti e gravosi, accompagnata da una pensione di garanzia che vada a proteggere soprattutto chi ha carriere discontinue, rediti bassi, soprattutto di giovani".

Nel dettaglio sono pervenute all'Istituto circa 229mila domande per quota 100, di cui circa 75mila relative al settore pubblico e 154mila al settore privato, mentre quasi il 34% dei pensionati riceve assegni inferiori a 1000 euro. La perdita di lungo periodo nei salari annuali femminili che si determina con la nascita di un figlio è invece pari al 53%, di cui il 6% dovuto alla riduzione del salario settimanale, l'11,5% dovuto al part-time e il 35,1% dovuto al minore numero di settimane retribuite. 

Per il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, "se da una parte è comprensibile l'obiezione, prevalentemente sindacale, contro l'applicazione a tutti del sistema di calcolo contributivo, sull'assunto che ciò genererebbe in molti casi pensioni povere e tagli importanti, dall'altro è difficilmente accettabile, sul piano dell'equità intergenerazionale, acconsentire che tale taglio gravi sui giovani che avranno pensioni calcolate con il sistema contributivo puro".

"Si potrebbe lavorare, all'interno di un regime contributivo per tutti, alla tutela dei lavoratori impegnati nei lavori usuranti e di quelli che perdono il lavoro dopo i 60 anni e all'implementazione di una pensione di garanzia per i giovani".

Dal Rapporto emerge anche che le donne con figli hanno in media salari inferiori a quelle senza e questa differenza è calcolabile in circa 5.700 euro annui. Pesa soprattutto il largo utilizzo del part-time e di percorsi di carriera che, se prima della maternità erano sovrapponibili, poi lasciano indietro chi ha avuto figli. A quindici anni dalla maternità, infatti, i salari lordi annuali delle madri sono di 5.700 euro inferiori a quelli delle donne senza figli rispetto al periodo antecedente la nascita. Guardando poi agli effetti della pandemia, dal Rapporto emerge che le prestazioni emergenziali messe in atto hanno raggiunto 14,2 milioni di persone.

L'utilizzo massiccio della cassa integrazione ha significato per i lavoratori dipendenti una perdita media del 22,5% sulla busta paga nel bimestre marzo aprile e del 17% nel bimestre maggio giugno. Secondo l'Inps poi, grazie alla cassa integrazione Covid, le aziende hanno avuto una riduzione del monte salari, rispetto al costo medio per dipendente, del 58% nel primo bimestre e del 33% nel secondo bimestre. Ha usato la cassa integrazione Covid il 55% delle imprese mentre i lavoratori coinvolti sono stati il 40%.

"Il 2020 è stato per l'Inps un anno di impegno straordinario - ha aggiunto Tridico -.  L'emergenza Covid ha riportato lo Stato al centro della vita economica del Paese e sta mettendo in primo piano la necessità di ripensare il welfare con strumenti universali per sconfiggere vecchie e nuove povertà e per sostenere lo sviluppo. In questo difficile contesto socio-economico, che nessuno era in grado di prevedere, l'Inps conferma la sua missione al servizio del Paese ed è pronto al cambiamento attraverso ulteriori trasformazioni tecnologiche e organizzative, per essere sempre più attivo e vicino ai suoi utenti e all'intera società".

Fra le misure di contrasto alla povertà e all'esclusione sociale, la più importante è senza dubbio il Reddito di Cittadinanza. Degli oltre 2 milioni di nuclei familiari che ne hanno fatto richiesta, 1.153.926 (56,5%) si sono visti accogliere le proprie domande. Più della metà dei nuclei richiedenti (oltre 1 milione e 300mila) risiedono nelle regioni meridionali, con un tasso di accoglimento superiore di oltre il 10% rispetto alle regioni settentrionali. A settembre 2020, il numero totale degli individui raggiunti dal provvedimento è di oltre 3,1 milioni, con un incremento del 25% rispetto a gennaio 2020.

"Dal rapporto emerge la centralità delle politiche sociali nell'affrontare la pandemia. La scelta di mettere al centro la persone nell'azione politica del governo, ci ha consentito di arginare il disagio sociale che il virus ha fatto emergere - ha concluso il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. La cassa Covid e il blocco dei licenziamenti hanno evitato un'emorragia occupazionale che avrebbe riguardato milioni di lavoratori e le cui conseguenze sarebbero state pesanti per il Sistema Paese".  Secondo i calcoli senza queste misure il tasso di disoccupazione avrebbe potuto raggiungere il 25%.
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