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ITALIA

Il punto sulle indagini relative all'uccisione del ricercatore

Fregate all'Egitto, genitori Regeni: "Traditi dallo Stato"

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Avverrà nelle prossime settimane, prima della pausa estiva, un nuovo incontro tra i magistrati italiani e quelli egiziani per fare il punto sulle indagini relative alla vicenda di Giulio Regeni, il ricercatore friulano rapito, torturato e ucciso tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio del 2016 al Cairo. L'incontro avverrà in videoconferenza a causa dell'emergenza legata al coronavirus. Al centro dell'incontro anche la rogatoria inviata dai pm di Roma con la quale si chiede all'autorità giudiziaria del Cairo conferme in merito alla presenza a Nairobi, nell'agosto del 2017, di uno dei cinque indagati a Roma, il maggiore Sharif, che secondo un testimone avrebbe raccontato delle "modalità del sequestro di Giulio" nel corso di un pranzo. I pm hanno inoltre sollecitato agli omologhi egiziani l'elezione di domicilio degli indagati (tutti appartenenti agli apparati di sicurezza) e infine dati sui tabulati telefonici.

Genitori Regeni: con vendita fregate traditi da Stato
"Non possiamo dirci traditi dall'Egitto, dopo quattro anni e mezzo di menzogne e depistaggi. In verità è il fuoco amico che fa male, uno non si aspetta di dover lottare contro il proprio Stato. Lo Stato italiano ci ha traditi". Lo hanno detto Paola e Claudio Regeni, i genitori di Giulio ucciso nel gennaio 2016 in Egitto in circostanze ancora non chiare, intervenendo in collegamento all'ultima puntata di Propaganda Live, su La7, parlando anche della questione delle due fregate militari che - sebbene manchi la conferma ufficiale - l'Italia avrebbe ormai venduto all'Egitto.
Il "tradimento dello Stato italiano" è avvenuto - ha detto Claudio Regeni - "la prima volta il 17 giugno 2017 quando ha inviato l'ambasciatore al Cairo e ora con la vendita delle fregate". Per il padre del ricercatore friulano ucciso "è un tradimento per tutti gli italiani, per chi crede nella inviolabilità dei diritti e della giustizia e di chi ci sostiene nella ricerca di verità e giustizia. Non intendiamo più farci prendere in giro dall'Egitto e non si pensi che dandoci indumenti vari, chiacchiere o carte inutili.. non ci accontenteremo di atti simbolici, il tempo è scaduto. Chiediamo invece la risposta esaustiva a tutti i punti della rogatoria del 29 aprile 2019, la consegna delle 5 persone iscritte dalla procura italiana il 28 novembre 2018 nel registro degli indagati, e sono tutti ufficiali della National Security. Ci sentiremo traditi finché non avremo ottenuto queste due cose. Basti atti simbolici ma atti concreti".
 
A sua volta Paola Regeni ha sottolineato che "in questi 4 anni e mezzo abbiamo visto tanta ipocrisia e la vendita di queste due navi, cui seguirà la vendita di altre armi, è la ciliegina sulla torta di questa ipocrisia. Vogliamo una verità che si basa su una verità processuale". Poi la mamma di Giulio ha riferito della fiducia che lei e il marito hanno nella magistratura e negli investigatori italiani, e nel presidente della Camera, Fico: "Oggi ci ha chiamati e ci ha detto che è con noi, è l'unica persona del governo che ha pensato che potevamo anche stare male".

 
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