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EUROPA

Bruxelles

Rete unica, Tim: maggioranza spetta a noi. Vestager: sarà da valutare indipendenza

Un formidabile motore di crescita economica: così il presidente di Tim, che ribadisce l'intenzione di averne la guida ma accetta la minoranza in Cda. Intanto, a Bruxelles, la vicepresidente Vestager, senza riferirsi al caso italiano, sottolinea l'esigenza di garanzie di indipendenza

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La rete unica "può essere un formidabile motore di crescita economica" e Tim "intende avere la maggioranza azionaria perché conferisce cespiti e competenze di valore maggiore", ma "accetta di non avere la maggioranza del Cda, perché è evidente che esiste un tema di presenza pubblica e di garanzia di neutralità e di accesso equo alla rete da parte di tutti i fornitori di servizi".

Lo ha sottolineato il presidente del gruppo Tim, Salvatore Rossi, in un'intervista al Corriere della Sera, secondo cui è "evidente che la composizione azionaria dell'eventuale società per la rete unica dovrà riflettere i conferimenti dei diversi soggetti che andranno a confluirvi".

Non c'è ancora l'accordo 
In merito alle voci di un possibile stop della Ue al progetto della rete unica che ha fatto scivolare Tim in Borsa, Rossi ha affermato: "Voci poi smentite ma messe in giro chissà da chi e basate su chissà quali presupposti, dal momento che finché non sia stato raggiunto un accordo completo non può essere fatta alcuna notifica alle Autorità, che quindi non hanno elementi per esprimere un giudizio, neanche parziale".

Vestager incontra i vertici di Open Fiber 
D'altronde non ci sarebbe ancora nulla da notificare alla Commissione poiché non c'è ancora un accordo sulla fusione Tim-Open Fiber. Intanto, a Bruxelles si è tenuto un incontro virtuale tra la commissaria Ue per la concorrenza, Margrethe Vestager, e i vertici di Open Fiber,  l'ad Elisabetta Ripa e il presidente  Franco Bassanini. Nell'occasione non è stato escluso che si sia parlato anche del progetto italiano di rete unica, anche se, come ha sottolineato Vestager ai giornalisti, per il momento l'operazione Tim-Open Fiber "non è stata notificata" e quindi non si hanno "dettagli sui quali discutere".

L'approccio generale dell'Antitrust
Vestager ha comunque messo in chiaro alcuni principi, sottolineando "in generale, senza commenti diretti alle società in questione, che si può senza dubbio alcuno immaginare che in un Paese ci sia un unico venditore all'ingrosso ('wholesaler'), il problema è se è un venditore all'ingrosso indipendente o se ha legami specifici, verticalmente, con i venditori al dettaglio. Quella sarebbe una valutazione importante di concorrenza: quello sarebbe il nostro approccio generale, non  importa quale Paese riguardi".
 
I nodi da sciogliere 
L'intervento di Vestager arriva all'indomani di ipotesi di stampa, smentite in modo deciso dal Mef che ha escluso veti dell'Antitrust Ue all'operazione per fondere Fibercop - dove confluirà tutta la rete di Tim -  con Open Fiber, per creare AccessCo, dove Tim avrà la maggioranza del capitale ma Cdp avrà il controllo del Cda e un diritto di veto in un patto di sindacato. Altro nodo importante è rappresentato dall'Enel, dopo l'offerta di MacQuaire per la sua quota del 50% di Open Fiber: la proposta deve essere valutata nelle prossime settimane, anche per definire se Cdp eserciterà la prelazione su parte della quota per portarsi sopra il 50% attualmente nelle sue mani.

L'intervento del consulente
Sulla questione della rete unica italiana, c’è da rilevare, su Agenda Digitale, il fondo a firma di Marco Forzati - esperto esterno Ue e autore principale della Guida della Commissione europea agli investimenti in banda larga: “Ciò che importa è che la somma delle reti rappresenti una copertura totale e capillare del territorio e che l’infrastruttura sia neutra e aperta a tutti. Certamente, avere duplicazioni di rete (cioè due o più connessioni FTTH concorrenti per alcune utenze) è una situazione non ideale dal punto di vista di ottimizzazione delle risorse ma è senz’altro preferibile all’alternativa di avere milioni di utenze senza nessuna connessione FTTH (come è stato il caso per decenni in tutti i mercati dominati dagli incumbent). Inoltre, un po’ di sana concorrenza infrastrutturale nelle aree commercialmente più interessanti può anche avere effetti positivi sull’intero mercato.”  

Commissione: cooperazione tra Stati entro marzo 2021 
Sempre in tema di connessioni e reti fisse e mobili, la Commissione ha fatto una raccomandazione agli Stati perché cooperino per sviluppare, entro il 30 marzo 2021, un approccio comune, sotto forma di un pacchetto di strumenti contenente le migliori pratiche, per il tempestivo dispiegamento di reti fisse e mobili ad altissima capacità, comprese le reti 5G.
 
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