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ITALIA

Le parole della giovane a pochi giorni dalla scomparsa

Saman Abbas disse: "Sono disposta a tornare in comunità, non in Pakistan"

Per il legale del fidanzato ci sarà ricorso all'Onu per proseguire le ricerche 

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Sempre più dettagli emergono, dagli atti depositati dal Tribunale del Riesame di Bologna, sulla scomparsa, a Novellara, tra il 30 aprile e il primo maggio scorsi, di Saman Abbas, giovane pakistana che i genitori volevano dare in moglie ad un cugino in Pakistan. La ragazza aveva detto alla madre che" non voleva perché lui è più grande".

Nelle carte si legge che la giovane sentita il 22 aprile, una settimana circa prima della scomparsa, mette a verbale: " sono disposta a tornare in comunità ma non ad andare in Pakistan". L'11 aprile aveva denunciato il fatto che il padre tratteneva indebitamente i suoi documenti e segnalò anche le minacce trasversali al suo fidanzato, attraverso parenti in Pakistan.

Il fidanzato
In una conversazione con il fidanzato, Saman lo mette in guardia sulla pericolosità del padre Shabbar, che sarebbe collegato alla mafia pakistana . Il ragazzo, sentito il 5 maggio dai carabinieri dichiara:  "Ho molta paura in quanto il padre è una persona pericolosa e ho paura anche per i miei genitori che sono in Pakistan. Infatti, Saman in alcune chiamate mi ha fatto chiaramente capire che suo padre ha già ucciso altre persone sia in Italia sia in Pakistan"

Il delitto, le ricerche e gli indagati
Il corpo di Saman, sempre secondo gli inquirenti che lì hanno concentrato le ricerche, sarebbe stato sotterrato nelle campagne di Novellara, nel Reggiano, vicino all'azienda agricola dove lavorano i parenti, e dove si sono concentrate per 67 giorni ininterrotti le ricerche. A Novellara, secondo quanto si è appreso dagli atti e riferito dal fratellino della ragazza nel corso dell'incidente probatorio del giugno scorso,  il pomeriggio del 30 aprile scorso a casa della famiglia Abbas, a Novellara, ci fu una riunione e si parlò di come far sparire il cadavere di Saman, che potrebbe essere stato fatto a pezzi per farlo sparire.  Il ragazzino, 16 anni, avrebbe anche negato la responsabilità dei genitori, chiamando in causa altri due cugini, che però agli atti non risulterebbero indagati. L'inchiesta per omicidio vede attualmente indagati (tutti latitanti) i genitori della 18enne, lo zio Danish Hasnain (ritenuto l'esecutore materiale) e un cugino; l'altro cugino è invece l'unico arrestato, in carcere a Reggio Emilia.

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