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Coronavirus

Il ritorno in presenza

​Scuola: da oggi in classe 5,6 milioni di studenti, sono il 66% del totale. 2,9 milioni in Dad

Circolare ministero:screening diagnostici? No obbligo

Suona la campanella stamattina per circa 5,6 milioni di alunni che ritornano a seguire le lezioni in presenza: quasi il 66% degli 8,5 milioni di alunni iscritti nelle scuole statali e paritarie, due su tre.

Tra loro sono 2,7 milioni gli alunni più piccoli della scuola dell'infanzia e del primo ciclo, ammessi a scuola dal DL 44, anche se si trovano in regioni classificate in zona rossa.

Per le stesse ragioni nelle regioni in zona rossa potranno accedere ai servizi per la primainfanzia (asili nido, 0-3 anni) anche 212 mila bambini. 

Sono 2,9 milioni gli studenti che rimangono con la didattica a distanza.

Con riferimento ai diversi settori scolastici, seguiranno le attività didattiche a scuola complessivamente 1.393.010 bambini delle scuole dell'infanzia (il 100%), 2.605.865 alunni della primaria (il 100%), 1.019.904 alunni della scuola secondaria di I grado (il 59,5%) e parzialmente in alternanza al 50% 549.929 studenti delle superiori (il 19,7%)

Scuola: circolare ministero,screening diagnostici? No obbligo
Screening diagnostici a scuola, possibili ma non obbligatori. E' tra le indicazioni contenute nella circolare inviata alle scuole dal capo dipartimento del ministero dell'Istruzione, Stefano Versari, che fa il quadro ad oggi sullo stato delle cose e sugli strumenti al momento disponibili a livello normativo.   

"A riscontro di alcuni specifici quesiti, si rammenta - si legge nella circolare - che l'attuale quadro legislativo nazionale non prevede la possibilità di subordinare la fruizione in presenza dei servizi scolastici all'effettuazione obbligatoria di screening diagnostici".

"Ciò premesso, gli uffici e le istituzioni scolastiche in indirizzo favoriranno, per quanto di competenza - viene sottolineato - forme di collaborazione con le competenti autorità sanitarie, mirate alla eventuale realizzazione, da parte di queste ultime, di campagne di screening su base volontaria, finalizzate ad accrescere la sicurezza dello svolgimento dell'attività didattica". Inoltre, si ricorda che "la questione è stata oggetto di approfondimento da parte del Garante della Privacy". 

Nella circolare, si ricorda quindi il contenuto dell'ultimo decreto del governo Draghi, relativo alla riapertura delle scuole - dal 7 al 30 aprile - anche in zona rossa, fino alla prima media, sottolineando che la norma può essere "derogata da provvedimenti dei presidenti delle Regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano e dei sindaci "solo in casi di eccezionale e straordinaria necessita' dovuta alla presenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus SARS-CoV-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica".

"I provvedimenti di deroga sono motivatamente adottati sentite le competenti autorita' sanitarie e nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, anche con riferimento alla possibilità di limitarne l'applicazione a specifiche aree del territori".     

"La scuola - scrive il capo dipartimento del ministero - è pesantemente interessata dagli effetti della pandemia, anche per la vasta entità di studenti e personale che compongono la comunità educativa. Ciò rende l'intero Paese particolarmente e comprensibilmente 'sensibile' verso il mondo scolastico. Questa sensibilita' va accolta come pure, per certi aspetti, contenuta. Il contenimento, che e' com-prendere e che si realizza con l'abbraccio educativo, e' quanto di cui ogni essere umano sente maggiormente la necessità".

"Soprattutto oggi, in cui l'abbraccio fisico è impedito. Per questo nel tempo attuale occorre proseguire l'impegno del mondo adulto che fa scuola e, in misura accresciuta di quello esterno alla scuola, a costruire con costanza e responsabilità, spazi di relazionalità paziente. Recuperando la virtù della prudenza, che non e' lentezza, ma fare nel tempo dovuto".

"Donandosi quindi il tempo necessario per la riflessione critica e per l'elaborazione dei complessi e dolorosi momenti che viviamo. Questi stili educativi sono da preservare da parte di tutto il mondo adulto, per potere essere piu' e meglio attenti e dediti alla cura del vissuto, non poche volte sofferto, dei nostri studenti" conclude Versari.