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MONDO

Piccole scaramucce, poi il ritiro confermato anche da Ankara

Siria, Ong conferma il ritiro totale delle forze curde dalla città di Ras Al-Ayn

La tregua tiene in Siria. Completata l'evacuazione della città di confine Ras Al-Ayn. L'hanno abbandonata sia i militari curdi che i civili preoccupati di possibili ritorsioni all'arrivo delle truppe turche. Trump si dichiara soddisfatto, intanto le truppe a stelle e strisce continuano ad abbandonare la zona

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Le Forze democratiche siriane (Fds), ma anche i civili preoccupati dalle possibili rappresaglie, si sono ritirate totalmente dalla città di confine di Ras al-Ayn, assediata dalla Turchia nel nordest della Siria. Lo ha riferito il comandante curdo Kino Gabriel, secondo quanto riferito dal portavoce delle Sdf, Mustafa Bali: "Come parte dell'accordo per sospendere le operazioni militari con la Turchia, con la mediazione americana, oggi abbiamo evacuato dalla città di Ras Al-Ayn tutti i combattenti delle forze democratiche siriane. Non abbiamo più combattenti in città". E' la prima ritirata da quando è stato siglato l'accordo sul cessate il fuoco mediato dagli Usa. Teoricamente il ritiro di oggi apre la strada all'abbandono completo della zona da parte delle forze curde che, secondo gli accordi, dovrebbe avvenire entro martedì sera. 

La Turchia conferma
Anche Ankara conferma che i combattenti curdi si stanno ritirando dalla città di confine di Ras al-Ain. "Un convoglio di circa 55 veicoli è entrato a Ras al-Ain, un convoglio di 86 mezzi è partito in direzione di Tal Tamr", ha affermato il ministero della Difesa, diffondendo fotografie dell'evacuazione in veicoli civili. "Non ci sono assolutamente impedimenti al ritiro" delle forze curde e "le attività di uscita ed evacuazione dalla regione sono fermamente coordinate con le controparti statunitensi", ha aggiunto. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha parlato al telefono con il premier britannico Boris Johnson oggi, ha inoltre fatto sapere la presidenza di Ankara.

Nancy Pelosi in missione
La Speaker della Camera Usa, Nancy Pelosi, è volata in Giordania per incontrare il re Adbullah II e avviare una "discussione vitale" sulla crisi al confine con la Siria. La visita bi-partisan vede Pelosi alla guida di una delegazione di nove parlamentari, tra cui il democratico della California Adam Schiff e il repubblicano del Texas Mac Thornberry. "Siamo qui - ha spiegato la Speaker - in un momento critico per la sicurezza e la stabilità della regione, con l'aumento del flusso dei rifugiati e la pericolosa apertura verso Isis, Iran e Russia". Repubblicani e democratici hanno bocciato, a larga maggioranza, la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di abbandonare il confine nord della Siria, lasciando campo libero alla Turchia per avviare bombardamenti contro i curdi, schierati nella guerra all'Isis, e in zone occupate da civili.

Il tweet di Trump
La tregua negoziata da Washington nel nordest della Siria "tiene molto bene. Ci sono schermaglie minori che finiscono velocemente. I curdi si reinstallano in nuove aree". Lo ha scritto su Twitter il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, citando il ministro della Difesa statunitense, Mark Esper. Trump ha aggiunto: "I soldati Usa non sono in zone di combattimento o del cessate il fuoco. Abbiamo messo al sicuro il petrolio. Porteremo i soldati a casa!".



Da parte sua, intervistato dalla tv Abc, il capo della diplomazia americana Mike Pompeo ha detto di essere "ottimista" sulla situazione in Siria. "C'e' relativamente poco combattimento, qualche sporadico fuoco di armi leggere, uno o due colpi di mortaio", ha detto. Pompeo ha respinto le accuse secondo cui l'accordo che lui e il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pense hanno negoziato con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan fosse ampiamente redditizio ad Ankara. "E' stata una negoziazione difficile", ha detto Pompeo. "Siamo riusciti a raggiungere il risultato che ci ha chiesto il presidente Trump".

Gli spari prima della ritirata
Le forze curdo-siriane e le milizie sostenute dalla Turchia si sono scontrate questa mattina nel nordest della Siria mentre si stava organizzando l'evacuazione dei curdi. La Turchia ha affermato che uno dei suoi soldati è stato ucciso negli scontri. L'evacuazione dei miliziani curdi e dei civili dalla cittadina di Ras al-Ayn consentirebbe il ritiro dei combattenti da aree più vaste del territorio lungo il confine con la Turchia, ha detto all'Associated Press un ufficiale delle forze curde. Redur Khalil aveva detto ieri sera che l'evacuazione sarebbe potuta avvenire oggi se non ci fossero stati problemi. Entrambe le parti si accusano a vicenda di aver ripetutamente violato il vecchio cessate il fuoco in vigore da tre giorni. Il ministero della Difesa turco ha detto che il soldato è stato ucciso in un attacco curdo con armi anticarro e leggere vicino alla città di confine di Tal Abyad. Questo porta il bilancio delle vittime dell'esercito turco a sette soldati dall'inizio dell'offensiva contro i combattenti a guida curda nel nord-est della Siria il 9 ottobre.

Gli americani escono di scena
Le truppe americane hanno lasciato la loro più grande base nel nord della Siria, in attuazione del ritiro di circa mille soldati dalla regione annunciato da Washington. Oltre settanta mezzi corazzati con bandiera americana ed equipaggiamento militare, scortati da elicotteri, hanno percorso la strada internazionale che attraversa la città di Tal Tamr. Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, il convoglio si è ritirato dalla base di Sarrine vicino alla città di Kobane e si è diretto verso la provincia di Hassakè più a Est. Tutti i circa mille soldati americani che si stanno ritirando dal nord della Siria, su ordine del presidente Trump, verranno dispiegati nell'ovest dell'Iraq per proseguire le loro lotta contro lo Stato islamico, ha detto il segretario della Difesa Usa Mark Esper. 
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