Original qstring: refresh_ce | /dl/rainews/articoli/smart-working-privacy-disconnessione-diritti-lavoro-6b1d31a5-4fc1-4bb5-baf2-e2809f459d64.html | rainews/live/ | true
TECH

Garante della privacy

Fase 3, Soro: va impedito uso improprio smart working

I problemi emersi: dotazioni strumentali, garanzia di connettività, sicurezza delle piattaforme, effettività del diritto alla disconnessione. Il garante inoltre: "Uso trojan deve restare circoscritto". Sull'emergenza Covid-19: "Chiesto contact tracing per contatti, non per persone", "la privacy non è un lusso ma fondamento della fiducia nel digitale"  

Condividi
"Il diffuso ricorso allo smart working, generalmente necessitato e improvvisato, ha catapultato una quota significativa della popolazione in una dimensione delle cui implicazioni non sempre si ha piena consapevolezza e di cui va impedito ogni uso improprio". A lanciare l'allarme è il Garante della privacy, Antonello Soro, nel discorso di presentazione della Relazione 2019 su "Protezione dati, emergenza, democrazia".   

"Potendo favorire una nuova articolazione dei processi produttivi in grado di accrescere efficienza e flessibilità - ha spiegato Soro - lo smart working potrebbe ragionevolmente divenire una forma diffusa, effettivamente alternativa, di organizzazione del lavoro. Per questa ragione andranno seriamente affrontati e risolti tutti i problemi emersi in questi mesi: dalle dotazioni strumentali alla garanzia di connettività, alla sicurezza delle piattaforme, all'effettività del diritto alla disconnessione, senza cui si rischia di vanificare la necessaria distinzione tra spazi di vita privata e attività lavorativa: annullando così alcune tra le più antiche conquiste raggiunte per il lavoro tradizionale".

"Uso trojan deve restare circoscritto"
Soro, alla Camera, parlando del tema intercettazioni ha inoltre affrontato il tema delle intercettazioni ."Abbiamo auspicato - ha detto - un supplemento di riflessione in ordine alla progressiva estensione dell'ambito applicativo del trojan, che dovrebbe invece restare circoscritto. Per quanto concerne le intercettazioni mediante captatori- osserva- sarebbe stato opportuno cogliere l'occasione del decreto legge per colmare le lacune normative già da noi rilevate rispetto alla riforma Orlando e ribadite con la segnalazione sul caso Exodus. Le straordinarie potenzialità intrusive di tali strumenti impongono - come è emerso per altri versi nelle scorse settimane -  garanzie adeguate per impedire che essi, da preziosi ausilii degli inquirenti, degenerino in mezzi di sorveglianza massiva o, per converso, in fattori di moltiplicazione esponenziale delle vulnerabilità del compendio probatorio, rendendolo estremamente permeabile se allocato in server non sicuri o, peggio, delocalizzati anche al di fuori dei confini nazionali".

"È significativo - ha aggiunto Antonello Soro - che la Corte costituzionale tedesca abbia censurato la disciplina di tale tipo d'intercettazioni (sia pure preventive), per violazione non solo della riserva di giurisdizione ma anche del principio di proporzionalità. Va infatti sottolineata l'intrinseca diversità, rispetto alle intercettazioni tradizionali, di quelle mediante captatori, propria della loro capacità invasiva e dell'attitudine a esercitare una sorveglianza ubiquitaria, con il rischio peraltro di rendere più difficile il controllo ex post sulle operazioni compiute sul dispositivo-ospite. Di qui l'esigenza di un rigoroso rispetto del principio di proporzionalità, a tutela del 'generale diritto alla libertà del cittadino nei confronti dello Stato'". Il Garante ha concluso: "Questo dev'essere il parametro essenziale da osservare nella disciplina di strumenti investigativi che devono poter garantire tanto la sicurezza quanto la libertà, secondo la sinergia che richiedono la normativa costituzionale e sovranazionale".

"Chiesto contact tracing per contatti, non per persone"
"Quale contributo utile all'attività di prevenzione sanitaria, abbiamo indicato, al Parlamento e al Governo, i principali criteri da seguire per migliorare l'efficacia delle misure adottate, in particolare rispetto al contact tracing, che sin da subito abbiamo richiesto tracciasse i contatti, non le persone". Così il Garante della Privacy nella presentazione della relazione annuale alla Camera.

"Privacy, non lusso ma fondamento fiducia nel digitale" 
Per garantire che le nuove tecnologie rappresentino un fattore di  progresso, e non di regressione sociale, valorizzando anziché comprimendo le libertà  affermate sul terreno lavoristico, è indispensabile garantirne la sostenibilità  sotto il profilo democratico e la conformità ad alcuni irrinunciabili principi.  Lungi dal rappresentare un lusso da non potersi permettere in tempi difficili, la protezione dati ha dimostrato, da questo punto di vista, non solo di consentire tutto ciò che sia opportuno per il contrasto della pandemia, ma anche di poter fondare, attraverso le garanzie accordate ai nostri dati, quella fiducia nel digitale senza la quale nessuna soluzione tecnica potrebbe mai avere successo". Così  il Garante della Privacy Antonello Soro.
Condividi