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Coronavirus

Non siamo migliori, ma diversi

Luciano Floridi: "La lunga pausa nella canzone della vita che ci ha resi diversi"

Intervista a Luciano Floridi, celebre filosofo, autore e professore di Etica dell'Informazione a Oxford, in questa intervista racconta cosa abbiamo imparato dalla pandemia e come dovremmo affrontare il "nuovo futuro"

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di Celia Guimaraes

Non siamo diventati migliori, ma diversi
“Sarebbe bello pensare che ne siamo usciti migliori, certo ne usciremo moto diversi. Le libertà che avevamo di spostarci, di andare in vacanza, di prendere un caffè al bar senza neanche pensarci quanto fosse bello, di incontrare gli amici la domenica o andare allo stadio: questo ci è mancato moltissimo ma lo recupereremo molto presto. Mi auguro però che la memoria lunga di quanto sia straordinario avere una vita ordinaria non sia breve. Che questa memoria resti con noi, per un po’ di tempo”.

“Abbiamo imparato molto di più a interagire online, e in questo, di nuovo, saremo diversi: i rapporti con la burocrazia, la scuola, il lavoro, le notizie, l’intrattenimento. Quanti di noi sono migrati su Amazon, Netflix, le varie piattaforme? Tornare indietro sarà difficile, come difficile sarà dover andare in banca per depositare un assegno”.

Resilienza e paradossi
“Un paradosso che la pandemia ci ha mostrato. Le passate generazioni, le persone che – come me - hanno visto il telefono a gettone, le abbiamo viste come quelle che avrebbero sofferto perché meno digitalizzati. Ma siamo anche quelli che non sono dovuti andare a scuola: i ragazzi che devono andare a scuola invece hanno sofferto. Per chi ha conosciuto il telefono a gettoni, il digitale è sembrata una gran bella cosa, mentre e nuove generazioni, abituate al digitale, ma anche alla libertà di poter andare in giro a giocare a pallone, hanno sofferto tantissimo. La sofferenza l’adattabilità, la resilienza, all’anziano che già non usciva di casa, a cui qualcuno doveva portargli la spesa, c’è stata fino a un certo punto. Per il bambino o bambina che ha bisogno di aria fresca, di fare una corsa in una strada della periferia romana, la sofferenza è stata enorme.”
 
Il blu il verde e lo smart
“Siamo entrati molto di più nell’Infosfera e siamo stati lontani dalla biosfera, e questo è fondamentale: quando la biosfera non è amichevole non abbiamo uno spazio diverso in cui rifugiarci. Pensiamo alle generazioni passate che hanno avuto pandemie altrettanto gravi senza il supporto del digitale: la loro vita deve essere stata infernale. Spazio e tempo riorganizzati, ristrutturati, ma anche su questo non è che torneremo indietro così facilmente, pensiamo al mondo del lavoro da remoto o ‘smart working’, - se è smart - sarà difficile che non abbia subito una trasformazione fondamentale.”
 
L’ambiente non può attendere
“Il guaio maggiore della nostra razza su questo pianeta è quello della crisi ecologica, del riscaldamento globale, della distruzione della natura. Sul versante ecologico dobbiamo ancora fare moltissimo e i guai, quelli grossi, purtroppo stanno ancora per arrivare. Con la fine della pandemia, mi auguro che ci sia un grandissimo sospiro di sollievo, una ripresa di energie, un momento di rivincita dell’umanità per fa sì che si possa affrontare la crisi ambientale con tutte le capacità di cui disponiamo.”
 
Il momento delle scelte incisive
“Questo ventunesimo secolo è arrivato con la crisi ambientale, con tanti rischi, e mi auguro che continueremo non solo a riflettere ma anche a prendere decisioni incisive.  Non solo il nostro Paese, l’Italia, è da ricostruire, c’è anche un mondo da ricostruire. C’è forse una grande opportunità, di ricostruirlo bene, di andare nella direzione migliore. Abbiamo per un po’ premuto il tasto della pausa in questa che è la lunga canzone della vita, questa pausa potrebbe essere un momento importante per ricominciare con una versione migliore.”

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