Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/stop-antitrust-a-telefonia-senza-consenso-previste-multe-fino-a-5-milioni-1194a8c4-b48a-42ca-8666-80c39e577754.html | rainews/live/ | true
POLITICA

Procura Milano indaga su maxi frode informatica

Stop Antitrust a telefonia senza consenso. Previste multe fino a 5 milioni

L'emendamento riformulato e approvato dalla Commissione Bilancio della Camera prevede che l'Authority possa "ordinare, anche in via cautelare" la "rimozione di iniziative o attività destinate ai consumatori italiani e diffuse attraverso le retei telematiche o di telecomunicazione che integrano gli estremi di una pratica commerciale scorretta"

Condividi
Nuovi poteri all'Antitrust per bloccare i servizi di telefonia attivati senza consenso dagli utenti. Lo prevede un emendamento a firma Brunetta, riformulato e approvato dalla Commissione Bilancio della Camera che prevede l'Authority possa "ordinare, anche in via cautelare" la "rimozione di iniziative o attività destinate ai consumatori italiani e diffuse attraverso le retei telematiche o di telecomunicazione che integrano gli estremi di una pratica commerciale scorretta".

I destinatari di questi ordini hanno l'obbligo di inibire "l'uso delle reti che gestiscono o in relazione alle quali forniscono servizi, al fine di evitare la protrazione dell'attività pregiudizievole per i consumatori e poste in violazione del codice del consumo". Previste multe fino a 5 milioni "in caso di inottemperanza" degli operatori.

Procura Milano indaga su maxi frode informatica da decine di milioni di euro 
La Commissione Bilancio della Camera con questo emendamento al Dl Rilancio dunque ha voluto dare maggiore potere all'Antitrust dopo che la Procura di Milano ha scoperto una maxi frode informatica da decine di milioni di euro sulla telefonia. Indagini che riguardano anche tre ex dirigenti di Wind e con accertamenti anche su Vodafone e Tim. Un "business" che, come si legge in un verbale, era nato già "nel 2009" e per il quale "basta mettere qualsiasi cosa sulla landing page" di un sito, a cui si arriva tramite banner pubblicitari, "e poi il resto è fatto" con l'utente che si trova a pagare, senza nemmeno un click, servizi aggiuntivi a sua insaputa. 

D'altronde, scrive il pm Francesco Cajani che coordina l'inchiesta con l'aggiunto Eugenio Fusco, sarebbe "bastato, in tutti questi travagliati anni, verificare, su base mensile, quali fossero i Csp", i content service provider, "e 'aggregatori' i cui servizi fossero in misura maggiore oggetto delle richieste di disattivazione". Ossia, andare a vedere quante volte gli utenti erano costretti a chiedere lo stop al pagamento di servizi, come meteo, suonerie, oroscopi, che non avevano mai richiesto. E così si potevano "reprimere" sul "nascere pratiche illecite" diventate "prassi radicata e allo stato  incontrastata".

Gli inquirenti, come risulta dagli atti dell'inchiesta del Nucleo tutela privacy e frodi tecnologiche della Gdf, nel filone di indagini su "utenze Tim", nato da "una querela" di un "privato cittadino" che  lamentava "l'attivazione di servizi" nel febbraio 2019, si sono trovati di fronte a risposte che hanno messo in luce le "falle" e le "vulnerabilità" del sistema. "Se questo click lo fa materialmente l'utente o avviene grazie ad artifici informatici non lo possiamo sapere né escludere", ha messo a verbale un dirigente di una società che operava da 'hub' e che "non ha saputo fornire prova informatica"  della "volontà della persona" di attivare quel servizio.

Mentre è probabile che arrivino nel fascicolo denunce di utenti che fino alla conferenza stampa di ieri non sapevano di essere stati truffati, uno degli indagati, Gabriele Andreozzi, responsabile di una delle società al centro della maxi frode ha rivelato di aver "utilizzato 2 o 3 liste" ciascuna con "centinaia di migliaia di numerazioni Wind". E ha parlato dei "rapporti" tra Luigi Saccà, ex dirigente Wind e figlio dell'ex dg della Rai Agostino, ed Evolution people srl, "una delle tre società pubblicitarie - ha detto ai pm - sponsorizzate da Wind a partire dalla fine del 2017". Negli atti si parla pure  di società che hanno incassato quasi 32 milioni di euro per servizi "indebitamente attivati ad utenti Wind e Vodafone".
Condividi