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Coronavirus

Lazio, "File infinite per tampone e risposte lente: tracing rischia di saltare"

La denuncia di Pier Luigi Bartoletti segretario Fimmg di Roma. Allo studio possibilità per i medici di famiglia di fare i tamponi 

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File ai drive in, tempi sempre più lunghi per avere l'esito del tampone, un sistema che rischia di ingolfarsi e di compromettere l'indispensabile opera di tracciamento dei contatti. E' il quadro fornito da Pier Luigi Bartoletti, segretario della Fimmg di Roma e responsabile delle Uscar, le squadre di "cacciatori di positivi" nel Lazio. "Le file ai drive in? Erano prevedibili", spiega Bartoletti a margine dei lavori del congresso della federazione dei medici di famiglia a Villasimius (Cagliari). "Lo avevo detto a luglio all'assessore D'Amato - prosegue - che se la infezione diventa a trasmissione intrafamigliare aumenta a dismisura la richiesta di tamponi. Per di più ormai la risposta al test arriva mediamente dopo 5-7 giorni, troppo per un contact tracing efficace. Consideriamo che abbiamo una percentuale di positivi del 2,6% rispetto ai tamponi, quindi accelerare i tempi consentirebbe anche di 'liberare' quel 97,4% che e' negativo, e in attesa del referto non può uscire e tornare al lavoro".
 
Inoltre i pediatri, per certificare il rientro in classe, "chiedono tutti o quasi di fare il tampone - dice Bartoletti - e anche questo era prevedibile, la norma induce a fare questo". Risultato: "Nei drive in la situazione è pesante, la richiesta è decuplicata e il personale è sempre lo stesso". E il rischio di perdere il controllo dei link epidemiologici è alto: "Non è più il tempo dei cluster circoscritti, il virus è diffuso sul territorio ed è cruciale bloccare i contatti per tempo". Una soluzione potrebbe venire dal via libera alla possibilità di fare il tampone direttamente dal medico di famiglia, "una proposta che abbiamo sottoposto alla Regione, che si è detta d'accordo". Le squadre Uscar nel Lazio, spiega Bartoletti, sono composte complessivamente da 800 unità tra medici e infermieri, un numero sufficiente, ma scarseggiano i kit per fare i test: "I soldati ce li abbiamo - sintetizza - ma ci mancano i fucili. Ora il commissario Arcuri ha fatto un bando da 5 milioni per l'acquisto dei kit, li aspettiamo dalla settimana prossima".
 
 
I tamponi rapidi dal medico di famiglia, per decongestionare i drive in ormai prossimi al collasso, garantire grazie a un sistema in rete il contact tracing e ridurre drasticamente i tempi di attesa. E' quanto sarebbe pronta a fare la Regione Lazio, secondo quanto riferito dal segretario della Fimmg Roma, Pier Luigi Bartoletti, che durante il congresso nazionale della federazione dei medici di famiglia a Villasimius fa il punto sulla novità in arrivo. "Abbiamo chiesto alla Regione di aprire alla possibilità che i medici di medicina generale possano fare i test rapidi e i sierologici. L'assessore si è detto d'accordo, speriamo che a breve si possa dare il via libera e pubblicare un avviso pubblico per vedere quanti medici aderiscono. Il tema è fare i tamponi dal medico in un sistema di rete regionale, che consenta il contact tracing. Con i drive in ormai non ce la fai". Il sistema sarebbe molto più rapido: chi sospetta di essere positivo può chiamare il suo medico, che lo convoca per il tampone ("o viene lui per farlo a domicilio", spiega Bartoletti) oppure, se non è tra i medici aderenti, lo indirizza altrove. Nel giro di poco tempo viene svolto il test e la risposta è rapida, evitando il collo di bottiglia dei drive in: "Si può dire - sintetizza Bartoletti - che se il drive in è come l'aorta, noi siamo come i capillari. Se si crea un sistema a rete, l'aorta si svuota dall'eccesso di sangue".
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