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TECH

Apple, tribunale Ue dà ragione a colosso Cupertino: non deve pagare imposte arretrate

 Bruxelles "ha concluso erroneamente" che le autorità fiscali irlandesi "hanno dato ad Apple un vantaggio selettivo" avendo consentito loro di non imputare alle loro filiali irlandesi i redditi ottenuti dalle vendite fuori dall'America

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Un'alta corte dell'Unione europea si è pronunciata a favore del gigante tecnologico Apple nella sua controversia con l'UE per oltre 13 miliardi di euro di imposte arretrate in Irlanda. Il Tribunale lussemburghese ha dichiarato che la multinazionale non deve pagare i 13 miliardi di euro richiesti dalla Commissione europea. La Commissione Europea aveva affermato che Apple aveva un accordo fiscale illegale con le autorità irlandesi.
 
Secondo il Tribunale, "la Commissione ha sbagliato a dichiarare che la Apple ha avuto un vantaggio selettivo e quindi, per estensione, un aiuto di Stato". Bruxelles "ha concluso erroneamente" che le autorità fiscali irlandesi "hanno dato ad Apple un vantaggio selettivo" avendo consentito loro di non imputare alle loro filiali irlandesi i redditi ottenuti dalle vendite fuori dall'America. Per il Tribunale "la Commissione avrebbe dovuto dimostrare che il reddito rappresentava il valore delle attività realmente portate avanti dalle filiali irlandesi". Inoltre "la Commissione non è riuscita a dimostrare errori metodologici nel tax ruling contestato che avrebbe portato ad una riduzione dei profitti di Apple in Irlanda".
 
"Nonostante il Tribunale si rammarichi della natura incompleta e talvolta inconsistente del tax ruling contestato, i difetti individuati dalla Commissione non sono, da soli, sufficienti a provare l'esistenza di un vantaggio", scrive il Tribunale. (
 
A questo punto la Commissione può decidere (come è probabile che farà) un appello limitato alle questione di diritto davanti alla Corte di giustizia entro due mesi e dieci giorni dalla notifica della sentenza. La Commissione aveva adottato una decisione su due decisioni fiscali emanate dall'Irish Revenue Authority il 29 gennaio 1991 e il 23 maggio 2007 a favore di Apple Sales International (Asi) e Apple Operations Europe (Aoe), che sono state costituite come società di diritto irlandese, ma non residenti fiscali irlandesi. Le decisioni fiscali controverse hanno approvato i metodi utilizzati da Asi e Aoe per determinare i loro profitti imponibili in Irlanda in relazione alle attività commerciali delle rispettive filiali irlandesi. La sentenza del 1991 è rimasta in vigore fino al 2007, quando è stata sostituita dalla sentenza del 2007. La sentenza del 2007 è rimasta in vigore fino all'entrata in vigore della nuova struttura aziendale di Apple in Irlanda nel 2014. Con la sua decisione, la Commissione aveva ritenuto che i ruling fiscali in questione costituissero un aiuto di Stato applicato illegalmente dall'Irlanda dichiarandolo incompatibile con il mercato interno e chiedendone il recupero. Si tratta di una somma di 13 miliardi di agevolazioni fiscali considerate llegali. Irlanda (causa T-778/16) e Asi-Aoe (causa T-892/16) hanno chiesto alla Corte dell'Unione europea di annullare la decisione della Commissione. Il Tribunale indica nella sentenza di oggi che 'la Commissione ha erroneamente dichiarato l'esistenza di un vantaggio economico selettivo e, quindi, di aiuti di Stato a favore di Asi e Aoe. Approva le valutazioni della Commissione relative alla tassazione normale ai sensi della legislazione fiscale irlandese applicabile nel caso, in particolare per quanto riguarda gli strumenti sviluppati nell'ambito dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, come il principio di libera concorrenza, al fine di verificare se il livello degli utili imponibili convalidati dalle autorità irlandesi corrisponda a quello che sarebbe stato ottenuto a condizioni di mercato.Tuttavia, la Corte ritiene che la Commissione 'abbia erroneamente concluso, sulla base del suo ragionamento principale, che le autorità irlandesi hanno concesso un vantaggio a Asi e Aoè per non aver assegnato alle filiali irlandesi le licenze di proprietà intellettuale del gruppo Apple detenute da AsiI e Aoe e, di conseguenza, tutti i ricavi commerciali di Asi e Aoe ottenuti dalle vendite del gruppo Apple fuori dal continente americano. Secondo la Corte, la Commissione 'avrebbe dovuto dimostrare che tali entrate rappresentavano il valore delle attività effettivamente svolte dalle filiali irlandesi tenendo conto, in particolare, da un lato, delle attività e delle funzioni effettivamente esercitate dalle filiali irlandesi di Asi e Aoe e, dall'altro lato, delle decisioni strategiche prese e attuate al di fuori di queste filialì. Inoltre, la Corte ritiene che la Commissione non abbia dimostrato, in virtù del suo ragionamento alternativo, errori metodologici nelle sentenze che avrebbero portato a una riduzione degli utili imponibili di Asi e Ape in Irlanda. Sebbene la Corte 'deplori la natura incompleta e talvolta incoerente dei ruling fiscali contestati, le carenze individuate dalla sola Commissione non sono sufficienti per provare l'esistenza di un vantaggiò anticoncorrenziale (ai sensi dell'articolo 107 , paragrafo 1, del Trattato). La Corte ritiene che la Commissione non abbia dimostrato, in virtù del suo ragionamento alternativo, che i ruling fiscali controversi erano la conseguenza del potere discrezionale esercitato dalle autorità fiscali irlandesi e che, di conseguenza, era stato concesso un vantaggio fiscale selettivo.
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