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MONDO

Tunisia, stretta di Saied: rimossi venti alti funzionari governativi

Dopo la chiusura del Parlamento e il licenziamento del primo ministro. Il partito di Governo Ennahda chiede elezioni. Preoccupazioni in Usa e Ue

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Il presidente tunisino, Kais Saied, ha rimosso venti alti funzionari del governo due giorni dopo aver congelato l'attività del Parlamento e aver assunto il potere esecutivo, licenziando il primo ministro Hichem Mechichi. Lo riporta l'agenzia tunisina Tap, che cita gli ultimi decreti presidenziali.

Tra i funzionari licenziati figurano il procuratore generale, Tawfiq al Ayouni; il segretario generale del governo, Walid al Dhahabi; il capo di gabinetto, Al Muizz, e numerosi consiglieri di Mechichi. 

Saied aveva già rimosso i ministri di Difesa, Interni e Giustizia, imponendo nel Paese il coprifuoco notturno fino al 27 agosto e vietando gli assembramenti con più di tre persone nei luoghi pubblici. Per Ennahda - il partito islamico tunisino, prima forza politica in Parlamento, duramente colpito dalle 'purghe' di domenica sera del presidente -  le decisioni di Saied sono "incostituzionali". Nelle scorse ore il ministro degli Esteri tunisino, Othman Jerandi, ha avuto colloqui con gli omologhi di Marocco, Turchia, Egitto e Arabia Saudita.

Disoccupazione e pandemia
Dopo la Primavera araba del 2011, il Paese ritenuto l'unica vera democrazia della regione, sta affrontando una crisi senza precedenti, con il tasso di disoccupazione al 18%. Il partito di governo Ennahda non è riuscito a fronteggiare la situazione economica aggravata dall'arrivo del coronavirus: ad oggi, solo il 7% della popolazione risulta completamente vaccinato, mentre oltre il 90% dei posti letto in terapia intensiva è occupato, secondo i dati del ministero della Salute.

Arrabbiati per il malessere economico e la cattiva gestione della pandemia, migliaia di manifestanti hanno sfidato domenica le restrizioni imposte per evitare il contagio e il caldo torrido nella capitale,
Tunisi, per chiedere lo scioglimento del Parlamento. La folla, in gran parte composta da giovani, ha chiesto elezioni anticipate e nuove riforme economiche. Gli agenti hanno usato gas lacrimogeni per disperdere alcuni dei dimostranti, che avevano lanciato oggetti contro di loro, e hanno effettuato diversi arresti.

Il presidente ha allora annunciato di aver 'deposto' il primo ministro e sospeso il Parlamento a causa delle preoccupazioni per la tenuta dell'ordine pubblico. Lo stesso ex primo ministro Mechichi ha pubblicato una dichiarazione sulla sua pagina ufficiale Facebook in cui fa il punto sul suo operato e annuncia di fatto di accettare le decisioni adottate dal capo dello Stato. "Trasmetterò le mie responsabilità alla persona che sarà nominata dal Presidente della Repubblica secondo le tradizioni dello Stato, augurando successo alla nuova squadra di governo", afferma. 

Preoccupazione internazionale
Intanto aumenta la pressione internazionale sul ripristino della stabilità istituzionale. Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha avuto nella notte tra lunedì e martedì un colloquio telefonico con il presidente tunisino e lo ha esortato ad "aderire ai principi della democrazia e dei diritti umani". Il capo della diplomazia di Bruxelles, Josep Borrell, ha chiesto a Saied "il ripristino dell'attività parlamentare, il rispetto dei diritti fondamentali e l'astensione da qualsiasi forma di violenza".
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