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MONDO

Violenza sulle donne

Turchia, battaglia tra i figli di Erdogan per la Convenzione di Istanbul

L'Associazione Kadem, di cui è vicepresidente la primogenita Sumeyye Erdogan Bayraktar, difende il trattato firmato dalla Turchia. La fondazione Tugva, a cui è legato il figlio Bilal, è contraria, in linea con il partito del presidente

Sumeyye Erdogan Bayraktar
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Rischia di trasformarsi in una guerra interna alla famiglia Erdogan la decisione della Turchia su un possibile ritiro dalla convenzione di istanbul L'organizzazione guidata dalla figlia maggiore del presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha diffuso un comunicato in cui difende la Convenzione di Istanbul sulla violenza sulle donne. 

Kadem, questo il nome dell'organizzazione di cui è leader Sumeyye Erdogan Bayraktar, ribadisce "l'importanza della Convenzione nella protezione delle donne contro ogni tipo di violenza", e smentisce che la convenzione colpisca la famiglia tradizionale. "Affermare che questa convenzione legittimi e favorisca orientamenti omosessuali rivela malafede", dichiara Kadem nel comunicato.

E adesso Bilal, un altro dei quattro figli del capo dello Stato, tramite la fondazione giovanile Tugva, cui è legato, pur sottolineando l'impegno contro la violenza di genere, ha espresso la sua opposizione contro diversi articoli del documento, accusato di diffondere valori contrari alla famiglia tradizionale e fare propaganda per la comunità Lgbt. Nelle ultime ore, rilevano i media locali, si sarebbe così acceso un dibattito interno alla famiglia Erdogan.

Il comitato esecutivo del partito Akp dovrebbe esprimersi nei prossimi giorni sul futuro della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, che fu aperta alla firma a Istanbul nel 2011 e che la Turchia fu il primo paese a ratificare l'anno successivo.

Il mese scorso, Numan Kurtulmus, esponente di spicco del partito Akp  - quello del presidente Erdogan - aveva proposto il ritiro della Turchia dal protocollo, scatenando la protesta delle organizzazioni per la difesa dei diritti delle donne e anche dell'associazione Kadem, la cui vicepresidente è, appunto, la figlia del presidente.

Proteste scatenate anche a seguito del brutale omicidio della studentessa universitaria Pinar Gultekin, avvenuto pochi giorni dopo la proposta di Numan Kurtulmus di abbandonare la convenzione.  La piattaforma di denuncia dei casi di femminicidio in Turchia ha fatto notare che le vittime sono in aumento: 417  nel 2019 contro 403 nel 2018 e 394 nel 2017
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