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MONDO

Paese nel caos

Venezuela, Maduro apre al dialogo con le opposizioni: "Sì a politiche anticipate"

Il presidente si è detto anche  pronto a sedere ad un tavolo negoziale con l'opposizione ed aperto alla possibilità di una mediazione di paesi  terzi. L'oppositore Guaidó chiede nuove sanzioni da parte dell'Unione Europea e parla con Trump

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Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, si è detto favorevole a elezioni politiche anticipate per uscire dalla crisi politica che lacera il Paese. Lo ha detto nell'intervista concessa all'agenzia di stampa russa Ria Novosti. "Sarebbe molto bello organizzare elezioni politiche anticipate, sarebbe una buona forma di discussione politica, una buona soluzione per il voto popolare", ha affermato il presidente socialista.
 
Il presidente si è detto anche  pronto a sedere ad un tavolo negoziale con   l'opposizione ed aperto alla possibilità di una mediazione di paesi  terzi. Lo riferisce l'agenzia russia Ria Novosti. "Sono pronto a   sedere ad un tavolo negoziale con l'opposizione in modo da poter   parlare a beneficio del Venezuela, la pace e il suo futuro", ha   dichiarato all'agenzia. Alla domanda sulla possibilità di una   mediazione, Maduro ha risposto: "Ci sono diversi governi, organizzazioni a livello globale, che stanno dimostrando la loro sincera preoccupazione su ciò che sta accadendo in Venezuela, hanno  fatto appelli a favore del dialogo".     

​Nicolas Maduro ha rifiutato però la richiesta di   elezioni presidenziali anticipate. "Le elezioni presidenziali in Venezuela si sono tenute e se gli   imperialisti vogliono un nuovo voto lasciamoli aspettare fino al   2025", ha dichiarato, alludendo evidentemente a Washington.   Nell'intervista in cui apre alla possibilità di colloqui con   l'opposizione e la mediazione di terzi, Maduro lascia aperta la   possibilità di elezioni parlamentari anticipate, ossia di un voto per   il rinnovo dell'Assemblea Nazionale, presieduta dal suo rivale   politico e autoproclamato presidente ad interim, Juan Guaidò: "Sarebbe  ottimo svolgere elezioni parlamentari anticipate, sarebbe una buona   forma di discussione politica".       

Maduro si è detto "pronto a discutere personalmente con Donald Trump, in pubblico, negli Stati Uniti, in Venezuela, o dove vorrà, qualunque sia il programma". Maduro ha però sottolineato che al momento gli sembra "complicato" in particolare perché a suo parere il consigliere per la sicurezza nazionale Usa, John Bolton, "ha impedito a Trump di avviare il dialogo".

Nell'intervista a Ria, Maduro ha anche accusato Trump di avere ordinato al governo della Colombia di assassinarlo. "Se un giorno mi succederà qualcosa, allora Donald Trump e il presidente colombiano Ivan Duque saranno responsabili di qualunque cosa mi succede", ha detto, aggiungendo che comunque lui è in buone mani perché "è protetto". "Abbiamo un buon sistema di difesa e inoltre abbiamo una protezione più significativa, cioè la protezione di Dio, che mi darà una vita lunga", ha affermato.

Intanto Juan Guaidó chiede "più sanzioni" da parte dell'Unione europea contro il regime del presidente del Venezuela Nicolas Maduro. L'oppositore, auto-proclamatosi presidente ad interim, in un'intervista al giornale tedesco Bild ha detto: "Siamo in una dittatura e ci deve essere pressione" e ha denunciato un regime "assolutamente corrotto". "Abbiamo bisogno di più sanzioni da parte dell'UE, come deciso dagli Stati Uniti". 

Guaidó: venezuelani in piazza
Guaidó ha convocato i cittadini a partecipare ad una "giornata di appoggio all'Assemblea nazionale" in tutto il paese. In una serie di messaggi su Twitter, Guaidó ha chiesto ai venezuelani di manifestare con cartelli che esigano "la fine dell'usurpazione", cioè del governo di Nicolas Maduro, l'instaurazione di un "governo di transizione" ed "elezioni libere".

Guaidó ha quindi riferito di aver parlato al telefono con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Guaidó ha ringraziato Trump per il sostegno e il riconoscimento immediato da parte degli Stati Uniti. "Apprezzo l'appello del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha ribadito il pieno sostegno al nostro lavoro democratico, l'impegno per gli aiuti umanitari e il riconoscimento della sua amministrazione alla nostra presidenza", ha scritto Guaidó in un Tweet.

Trump: la lotta per la libertà è iniziata
"Ho parlato oggi con il presidente ad interim del Venezuela, Juan Guaido, per congratularmi per la sua storica assunzione della presidenza e rafforzare il forte sostegno degli Usa alla lotta del Venezuela per riguadagnare la sua democrazia. Ampie proteste in tutto il Venezuela oggi contro Maduro. La lotta per la libertà è iniziata!". Lo ha scritto su Twitter il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Tv francese conferma: arrestati due nostri giornalisti
Il programma televisivo francese "Quotidien" conferma che due suoi giornalisti sono stati arrestati ieri in Venezuela. "Si trovavano sul posto per seguire la crisi politica, al momento è difficile dire di più senza correre il rischio di aggravare la loro situazione. I nostri pensieri sono con loro", hanno scritto su Twitter i responsabili del programma che va in onda sulla televisione Tmc.

La notizia che i due giornalisti, insieme al loro producer venezuelano, sono detenuti nel palazzo di Miraflores era stata data dal Sindacato venezuelano della stampa (Sntp). Lo stesso sindacato ha reso noto nelle scorse ore che sono stati invece rilasciati i due giornalisti cileni che erano anche trattenuti nella sede del governo venezuelano, a Caracas.

Messico e Uruguay annunciano conferenza Paesi neutrali
Uruguay e Messico hanno annunciato di voler convocare il 7 febbraio a Montevideo una conferenza di Paesi e di organizzazioni internazionali "neutrali" per risolvere la crisi politica del Venezuela: lo ha annunciato la presidenza uruguaiana.

Montevideo e Città del Messico non hanno riconosciuto l'autoproclamatosi presidente ad interim del Venezuela, il leader dell'opposizione Juan Guaidò.

Nel testo si indica che "lo scopo di questa conferenza sarà di definire le basi per stabilire un nuovo meccanismo di dialogo che, con l'inclusione di tutte le forze venezuelane, aiuti a restituire la pace e la stabilità in quel Paese", in consonanza con gli appelli del segretario Onu, Antonio Guterres. Messico e Uruguay, sottolinea la nota, "hanno mantenuto una posizione di non intervento, esprimendo allo stesso tempo la loro preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Venezuela", per cui hanno deciso di lanciare una iniziativa di dialogo "inclusivo e credibile" per risolvere la crisi a Caracas. Alla conferenza, indica il comunicato, dovrebbero partecipare rappresentanti di "più di una decina di Paesi ed organismi internazionali".

Maduro: Usa qui troveranno nuovo Vietnam
"Se gli Stati Uniti intendono invaderci, troveranno un Vietnam peggiore di quanto immaginano". È il messaggio che Nicolas Maduro invia agli Usa e a Donald Trump attraverso un video di circa 4 minuti pubblicato sui propri canali social. "Sono Nicolas Maduro, presidente della repubblica bolivariana del Venezuela, e voglio inviare un messaggio al popolo degli Stati Uniti", esordisce Maduro, aprendo la clip di circa 4 minuti.

"È stata preparata una campagna, per giustificare un colpo di stato in Venezuela, pianificata, finanziata e attivamente sostenuta dall'amministrazione di Donald Trump. Se gli Stati Uniti intendono invaderci, troveranno un Vietnam peggiore di quanto immaginano", prosegue.

"È stata creata una campagna basata su immagini false, non dovete credere ai media degli Stati Uniti. Non possono dire che Maduro e il Venezuela hanno armi di distruzione di massa, per questo inventano ogni giorno immagini e notizie per giustificare un intervento contro il nostro paese. Siamo un popolo di pace, non lasciamo che dilaghi la violenza. Siamo un popolo che merita rispetto", afferma ancora.

Aiuti umanitari da Colombia e Brasile
Guaidó ha detto di sperare che i presidenti di Brasile e Colombia, Jair Bolsonaro e Ivan Duque, lo aiutino a far giungere assistenza umanitaria per il Venezuela attraverso le loro frontiere con il suo paese. "Speriamo che nei prossimi giorni ci possano aiutare a fare entrare attraverso la nostra frontiera tutto quello che riusciremo a farci mandare come assistenza umanitaria", ha detto Guaidó in un'intervista telefonica con il quotidiano Folha de Sao Paulo.

Guaidó ha quindi precisato che l'assistenza umanitaria "è già stata richiesta e dovrebbe arrivare nei prossimi giorni", ed ha sottolineato che "dobbiamo essere vigilanti, per evitare che sia deviata dagli usurpatori" - cioè il governo Maduro - per cui "chiederemo l'assistenza di altri organismi, come per esempio la Caritas". 

Opposizione: negoziamo solo uscita Maduro
L'opposizione venezuelana è disposta a un dialogo con il governo di Maduro "solo per negoziare l'uscita dalla dittatura", ha detto oggi Carlos Vecchio, l'incaricato d'affari nominato a Washington da Juan Guaidó. Interrogato sull'offerta di mediazione portata avanti da paesi come Messico e Uruguay, Vecchio ha detto che Maduro "ha manipolato la parola dialogo durante anni per dare ossigeno al suo regime" e per questo è necessario respingere "falsi dialoghi": "Si può trattare solo l'uscita dalla dittatura affinché avvenga in modo democratico e ordinata".

Moavero: Ue insiste per elezioni presidenziali
"L'Unione Europea ha sempre insistito sul pieno ripristino e rispetto dei poteri dell'assemblea legislativa, che fossero indette nuove elezioni presidenziali credibili, il rilascio di tutti i prigionieri politici, la piena garanzia dei diritti di espressione e l'apertura di corridoi umanitari per l'afflusso di aiuti. L'ulteriore sviluppo degli ultimi mesi è l'emergenza rifugiati, l'Italia è intervenuta con un finanziamento di 500mila euro per l'Unhcr". Lo ha detto il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, nella sua informativa al Senato sul Venezuela.

Il ministro Moavero Milanesi ha anche dichiarato di seguire il caso dell'attivista italiana, Laura Beatriz Gallo, arrestata il 23 gennaio scorso nelle proteste contro il presidente Nicolas Maduro. "La nostra Ambasciata sta fornendo l'assistenza. Siamo in contatto con i familiari e con i legali", ha dichiarato. "Il giudice aveva disposto la libertà condizionata, ma c'è stata opposizione da parte della pubblica accusa e quindi si deve pronunciare il giudice di appello", ha spiegato.
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