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ITALIA

Nuova bufera sul Consiglio superiore della magistratura

Csm: verbale segretato di Amara uscì dalla Procura di Milano nel febbraio 2020

Anm: "Fare chiarezza subito"

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Un verbale segretato di Piero Amara, l'avvocato siciliano al centro di varie inchieste giudiziarie, sarebbe uscito dalla Procura di Milano già nel febbraio del 2020, ossia almeno un paio di mesi prima che il pm milanese Paolo Storari consegnasse quegli interrogatori all'allora consigliere del Csm Piercamillo Davigo come forma di 'autotutela' data, a suo dire, l'inerzia dei vertici della Procura a voler compiere accertamenti su quelle dichiarazioni.

Il particolare, di cui dà conto il Corriere della Sera online, è stato confermato all'Ansa da fonti qualificate. A quanto si è appreso, sarebbe stato un altro degli indagati nell'inchiesta milanese sul 'falso complotto Eni', l'ex manager del gruppo Vincenzo Armanna, anche imputato nel processo milanese sul caso Eni-Nigeria finito con assoluzioni, a dire ai pm durante un suo interrogatorio di avere a disposizione quel verbale di Amara, che parlò anche di una presunta loggia segreta chiamata 'Ungheria'. Armanna non sarebbe riuscito, però, a spiegare nei dettagli come era riuscito ad ottenerlo.

Anm: "Fare chiarezza subito"
"Una vicenda inquietante, di copie di verbali della Procura della Repubblica di Milano indebitamente divulgati e diffusi in modo anonimo alla stampa, turba in queste ore la pubblica opinione e scuote i magistrati con interrogativi che pretendono risposte rapide ed esaurienti. Quei verbali contengono, secondo quanto si apprende dai giornali, pesanti e inaudite accuse nei confronti di vari esponenti delle Istituzioni e, tra queste, anche del Csm. Siamo di fronte ad una vicenda che rischia di recare grave danno alle Istituzioni in cui i singoli operano o hanno operato". Lo sottolinea l'Anm.

L' Associazione nazionale magistrati- prosegue il comunicato della Giunta esecutiva del parlamentino delle toghe - "confida che presto saranno dissipate ombre e fugati sospetti e che l'Autorità giudiziaria ed il CSM,nell'ambito delle rispettive competenze, sapranno procedere in tempi rapidi all'accertamento dei fatti, fornendo risposte chiare ai gravi interrogativi che la vicenda pone".

La vicenda
E' indagata per calunnia e si è avvalsa della facoltà di non rispondere la signora Marcella Contrafatto, impiegata del Csm e già segretaria di Piercamillo Davigo prima e Fulvio Gigliotti poi. Nei giorni scorsi la donna, convocata per interrogatorio dagli inquirenti della Procura di Roma in seguito alla trasmissione degli atti dagli uffici giudiziari di Milano e Perugia, e dopo aver subito una perquisizione, ha deciso di non parlare. Gli accertamenti che hanno messo al centro la Contrafatto - secondo quanto si è appreso - sono stati avviati dai pubblici ministeri del gruppo "reati in danno della pubblica amministrazione" e nell'incartamento si ipotizza il reato di calunnia. "Altro" fascicolo - si spiega a piazzale Clodio - è stato aperto dopo l'invio degli atti dalle Procure di Milano e Perugia e si procede per rivelazione del segreto d'ufficio, secondo l'articolo 326 del codice penale.

Nella disponibilità della Contrafatto, nei giorni scorsi, gli investigatori della Guardia di finanza hanno trovato dei verbali secretati di Amara. I controlli delle Fiamme gialle si sono concentrati sia nell'abitazione della donna che nell'ufficio a Palazzo dei Marescialli. Amara - secondo quanto si spiega stamane su diversi quotidiani - negli interrogatori, in particolare, ha parlato dell'esistenza di una presunta loggia massonica 'Ungheria'. L'impiegata è stata sospesa dal servizio e rischia il procedimento disciplinare. "La signora Marcella Contrafatto ritiene di dover smentire le condotte alla medesima attribuite e date per acclarate, giacché sono, al contrario, ancora oggetto di delicata indagine" ha detto ieri in una nota il difensore di Contrafatto, che ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame.

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