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ECONOMIA

La festa del Foglio

Visco: contro la crisi servono politiche keynesiane

Il governatore ha inoltre parlato di Mezzogiorno, di ripatrimonializzazione delle imprese e del Mes a cui si aggiungono "i molti anni di ritardo da cui arriviamo"

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Il governatore della Banca D'italia Ignazio Visco è intervenuto alla festa del Foglio dove ha parlato di lavoro, imprese e Mezzogiorno ma anche del Mes, le misure europee di sostegno all'Europa, individuando nel 'metodo keynesiano' una soluzione agli attuali problemi economici anche a breve termine.

Le imprese italiane "sono poco capitalizzate, vivono del fatturato, di ciò che entra, ma anche e molto di dell'indebitamento. Bisogna spostare l'attenzione sulla patrimonializzazione" e questo può essere fatto anche con un incentivo pubblico. Visco ha invitato ad "investire in innovazione", cosa che le imprese italiane finora non hanno fatto abbastanza. "Venti anni fa, il sistema produttivo ha reagito non bene alla fine della guerra fredda e alla globalizzazione. Ha reagito riducendo il costo del lavoro e non investendo nel nuovo, invece bisogna investire nel nuovo. Abbiamo molti ritardi da colmare" e bisognerà farlo puntando anche sul partenariato pubblico-privato, ha spiegato.

In riferimento al Mes, ha sottolineato l'importanza di individuare "i settori e i progetti da finanziare con questi fondi è ancora più importante che andare a vedere a che tipo di fondi attingere". "Al di là di andare a vedere la natura di questi finanziamenti bisogna vedere che cosa farci". "Parliamo troppo di quali strumenti finanziari debbano essere attivati nella nostra discussione sui fondi europei, le domande sono rivolte al finanziamento non a dove dovremmo orientarci, quali interventi devono avere la priorità in questa fase che è tornata a essere di emergenza. È molto importante intervenire nell'emergenza ma non bisogna perdere di vista il periodo più lungo" per superare "i molti anni di ritardo da cui arriviamo".

"Il rischio - ha detto Visco - è che noi parliamo troppo di quali fondi devono essere attivati per il finanziamento, a livello politico e mediatico". Vanno invece fissate le priorità perché "veniamo da molti anni di ritardi in molti campi: ricerca, conoscenza istruzione, infrastrutture, informazione e Tlc. È più importante guardare a questi progetti più che su a quale tipo di fondi bisogna attingere. Io vorrei che ci fosse più dibattito politico e non solo tra i tecnici, che non hanno responsabilità sulle decisioni da prendere più dibattito ad esempio sulle azioni per aumentare la banda larga, ultraveloce" che dovrà essere "disponibile subito sennò non sapremo neanche utilizzare il lavoro a distanza e la scuola a distanza nella componente di complementarietà" che avrà.

 "C'è un dato di fatto, che la partecipazione al lavoro è bassa, nel Mezzogiorno, per le donne, per i giovani: abbiamo 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano e non sono in attività formative di nessun tipo, uno spreco straordinario, il 20%, un terzo nel mezzogiorno. Bisogna portare i giovani nel mondo del lavoro, preparandoli, e dare opportunità alle donne di entrare nel mondo del lavoro disponendo delle infrastrutture adeguate per poterlo fare, e farlo nel mezzogiorno. Con uno slogan, pensare alle giovani donne del mezzogiorno".

Per Visco ancora non è possibile vedere quale sarà "il new normal, quali saranno i nuovi equilibri" ma bisogna arrivarci "preparati". Per questo bisogna anche "capire come si fa a mettere in moto il meccanismo e rendere le persone più competenti e aumentare la conoscenza dei ragazzi. E parimenti la questione energetica, su come attivare forme di energia pulita. La questione sanitaria, il Mes è legato a quella. Date queste domande, possiamo decidere a quali finanziamenti attingere: il mercato, next generation Eu, Mes. C'è un punto fondamentale: se sono ben spesi è poi più facile accedere al mercato. L'elemento centrale è spenderli bene".

"Il punto di fondo è l'incertezza, che si ripercuote nei comportamenti ad esempio nel ridurre le spese, si viaggia di meno, aumenta la propensione a risparmiare e questo può generare una minore crescita non solo dei consumi e ma anche della domanda, minore reddito complessivo". "Avremo un periodo non breve di incertezza", ha aggiunto, e "questo rischio va affrontato sul piano della politica economica che nell'immediato non può che essere keynesiana", in modo da "sopperire laddove domanda privata è insufficiente".

"E' importante mantenere ottimismo e speranza. Abbiamo visto una crisi gravissima legata allo scoppio della pandemia, nell'estate sicuramente le cose hanno ripreso, i dati hanno confermato un recupero molto consistente comune agli altri paesi avanzati" che dimostrano che "nonostante tutto il sistema economico è in grado di reagire". "Ci sono molti rischi per le imprese soprattutto in alcuni settori legati ai viaggi, turismo, ristorazione, servizi colpiti in modo straordinario, ma abbiamo anche visto che è stato possibile attivare risorse pubbliche" e che "siamo stati in grado a livello di politica monetaria di mettere in campo tutti gli strumenti" che "continueranno". "Sappiamo che funziona l'intervento della politica economica, questo è un punto da cui partire". 
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