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ECONOMIA

Vertenza Whirlpool

La rabbia dei lavoratori sfila a Roma: "Il governo deve intervenire. Qui l'Italia che resiste"

Dopo due anni di proteste, i lavoratori tornano di nuovo nella Capitale per scongiurare la dismissione del sito di Napoli est, ultimo presidio industriale del quartiere. La multinazionale ha confermato che la fabbrica sarà chiusa: l'avvio dei licenziamenti per i circa 350 operai dunque si fa sempre più vicino. Nuovo incontro il 23 dopo quello di stamane

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Un nuovo incontro sulla vertenza Whirlpool è stato fissato al Mise per giovedì prossimo, 23 settembre. In quella data, secondo quanto si apprende, sarà presentato nel dettaglio il consorzio sulla mobilità sostenibile, per la riconversione del sito di Napoli, da Invitalia e dalla viceministra dello Sviluppo economico, Alessandra Todde. Il progetto era stato annunciato ad inizio agosto. La procedura di licenziamento collettivo scade il 29 settembre. 

Durante l'incontro di stamane al ministero del Lavoro la multinazionale "ha confermato tutto". "Siamo disponibili a supportare lavoratori con stimoli all'uscita con supporto economico e pronti a sostenere e trasferimento volontario dei lavoratori in un altro sito del gruppo'', avrebbe spiegato l'Ad di Whirlpool Enea Luigi La Morgia. Una decisione che non sorprende governo e sindacati al tavolo che stanno tentando di ottenere una sorta di 'congelamento' della procedura in attesa di poter valutare il nuovo progetto per un hub industriale su cui l'esecutivo è già al lavoro. La multinazionale sarebbe "disponibile a sedersi al tavolo per trovare soluzioni per la reindustrializzazione dell'area con la nuova proposta, ma non può andare oltre la data della procedura di licenziamento collettivo che scade il 29 settembre". 

Todde: "Al lavoro su consorzio per mobilità sostenibile"
''Questa discussione va avanti da 3 anni, la mia faccia su questa vertenza non è mai mancata, ci sono sempre stata e non mi sono mai tirata indietro. Noi abbiamo lavorato su un consorzio che si incentrasse sulla mobilità sostenibile che riesca a gestire il riassorbimento della forza lavoro. È chiaramente necessario che l'azienda e il sindacato si siedano al tavolo. Ma una cosa la devo dire: non vorrei passasse il messaggio che il governo non abbia lavorato, sarebbe davvero una grande mancano di rispetto". Così, a quanto si apprende, il viceministro Alessandra Todde.

Invitalia: "Forti tensioni su territorio allontanano aziende interessate"
"Molte aziende interessate ad investimenti  nell'area campana avrebbero deciso di non procedere a causa delle forti tensioni sul territorio". E' Invitalia a quanto si apprende da partecipanti al tavolo in corso al ministero del lavoro su Whirlpool a tratteggiare così l'impatto della vertenza sul territorio.

Stamane il corteo e il presidio
Bandiere, striscioni, fumogeni e cori dei lavoratori Whirlpool che hanno organizzato un presidio fisso con le tende sotto la sede del Ministero dello Sviluppo economico. "Noi da qui non ce ne andiamo", "Napoli non molla", "Risposte-risposte" gridano i lavoratori. "Noi da qui non ce ne andremo finché non uscirà una soluzione per Napoli", dice Donato Aiello, Rsu Fiom Napoli Whirlpool, durante il corteo.

Lavoratori: "Aspettiamo risposte serie"
"Noi aspettiamo risposte serie, sono passati tre governi e non si trova una soluzione per il sito di Napoli dove, si sa, sarà una chiusura anomala perché l'azienda sta guadagnando. Noi non abbiamo avuto nessuna proposta sul tavolo", aggiunge. 

I lavoratori della Whirlpool sono arrivati nella Capitale questa mattina alle 10 nel tentativo di scongiurare la dismissione del sito di Napoli est, ultimo presidio industriale del quartiere. La multinazionale ha confermato, in più di una occasione, che i licenziamenti ci saranno e la fabbrica sarà chiusa.

L'avvio dei licenziamenti per i circa 350 operai specializzati nella produzione di lavatrici di alta gamma, è sempre più vicino. Ma con la forza che li ha contraddistinti fin dall'inizio, nel maggio 2019, anche oggi si trovano a Roma in presidio sotto la sede del Ministero dello Sviluppo economico. Hanno con loro delle tende che già hanno iniziato a montare: non se ne andranno fino a che non arriveranno risposte concrete.

"Siamo l'Italia che resiste, non ci fermeremo - dicono gli operai - Siamo l'Italia che resiste all'arroganza delle multinazionali e non ci fermeremo fino a quando non sarà ritirato il provvedimento di licenziamento e non sarà trovata una soluzione concreta per salvare questo stabilimento. Lottiamo per le nostre famiglie e per tutti gli operai che si trovano nelle nostre stesse condizioni".

"Sono passati tre governi e nessuno ha fatto niente - racconta un'operaia, che indossa la maglietta simbolo della vertenza 'Whirlpool Napoli non molla' - Ti senti abbandonato a te stesso, ti domandi: 'Ma lo Stato dov'è? Noi continuiamo a combattere". Vincenzo Accurso è il volto della protesta, in prima linea dall'inizio, senza mai tirarsi indietro. "Ci aspettiamo che il Governo fermi la multinazionale, la faccia ragionare e trovi una soluzione per noi che combattiamo da oltre due anni contro l'arroganza della multinazionale. Il peso della lotta si sente man mano che passano i giorni, ma non ci arrendiamo", dice. Nei giorni scorsi i lavoratori si erano appellati direttamente al Capo dello Stato. In una lettera aperta, infatti, avevano chiesto "un diretto interessamento" del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla vicenda del sito di via Argine.

I lavoratori aderenti a Fim Fiom e Uilm hanno sfilato in corteo da Piazza dei Cinquecento (Stazione Termini) fino alla sede del Mise. Una sorta di 'autoconvocazione' quella organizzata oggi dai sindacati voluta per fare pressione sul Mise affinchè riapra il tavolo bilaterale di confronto e dettagli il progetto di hub tecnologico che sembra poter decollare per l'area di Napoli. "Il Mise non può continuare a tergiversare, ma deve finalmente illustrare una soluzione che garantisca la ripresa produttiva nello stabilimento di via Argine'', ripete  la Uilm. Ma non solo. Il corteo ha fatto arrivare la propria voce anche al Ministero del lavoro dove, in contemporanea, prosegue la discussione relativa alla procedura di licenziamento collettivo ad un passo dalla sua conclusione prevista per il 29 settembre prossimo; 75 giorni dopo l'invio della formalizzazione del licenziamento avvenuto il 14 luglio scorso. Un tavolo, questo, ammonisce ancora la Fiom, che non dovrà essere solo "meramente tecnico": i lavoratori di Napoli infatti "non accetteranno l'assenza di risposte", dice Rosario Rappa, segretario generale Fiom-Cgil Napoli.

Fiom: "Non ci accontentiamo, governo dia risposte"
"Ennesima manifestazione e speriamo non un ennesimo giro a vuoto, perché oggi non ci accontentiamo". Lo dice Barbara Tibaldi, segretaria Fiom-Cgil nazionale, durante la manifestazione sotto la sede del Mise dei lavoratori Whirlpool di Napoli. "Serve bloccare la procedura, impedire che si arrivi al giorno, che sarà il 29 settembre se non succede nulla, in cui l'azienda può mandare le lettere e il governo deve finalmente rispondere del lavoro che tanto annuncia sui giornali. I drammi, le chiusure delle aziende non possono essere oggetto di campagna elettorale, vogliamo vedere a cosa hanno lavorato e vogliamo vedere la soluzione che hanno annunciato sui giornali e chiediamo che la procedura di licenziamento si sospenda", aggiunge. "Una tenda è già stata aperta", spiega Tibaldi lasciando intendere che i lavoratori resteranno fermi nelle loro posizioni finchè non avranno risposte.  

Fiom Napoli: "Se incontro va male da Roma non ce ne andiamo"
"Se l'incontro non va bene, noi da Roma non ce ne andiamo e non staremo rintananti qui al Mise, non pensino di tenerci rintanati qua perché ci muoveremo. Lo abbiamo detto al prefetto di Napoli e alla Digos di Napoli, lo diciamo alla questura qui presente. Si interfacci con la ministra Lamorgese perché non vorremmo che una vertenza sindacale diventi una vertenza di ordine pubblico, ma se ci portano a quel livello noi non ci sottraiamo". Lo ha detto Rosario Rappa, segretario generale Fiom Cgil Napoli
 
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