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MONDO

La lettera dal carcere

Zaki dalla prigione del Cairo: 'sono in galera perché difendo i diritti umani'

Lo studente egiziano dell'Università di Bologna rinchiuso nel carcere di Tora da dieci mesi scrive una lettera alla sua famiglia, dicendo anche di aver paura di essere visitato in carcere. Amnesty: la sua lettera mette grande tenerezza. Di Maio: il governo ha a cuore il suo caso come se fosse italiano 

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"Buon Natale a tutti i miei colleghi e sostenitori. Fate sapere che sono qui perché sono un difensore dei diritti umani".

Sono parole che Patrick Zaki, studente egiziano dell'università di Bologna detenuto da 10 mesi nel carcere di Tora, ha scritto su un foglio consegnato alla sua famiglia durante la visita di oggi. È quanto riportano sui Social Network gli attivisti della campagna 'Patrick libero.

"Durante tutta la visita, Patrick ha sottolineato che all'inizio ha pensato di essere stato preso per sbaglio - si legge nel messaggio pubblicato dagli attivisti - e che sarebbe uscito non appena l'incomprensione fosse sparita. Tuttavia, ora è certo di essere stato punito per il suo lavoro, ha detto 'che sia chiaro e che io sono qui perché sono un difensore dei diritti umani e non per un qualsiasi altro motivo inventato".

Ha anche aggiunto "che in ogni seduta del Tribunale il giudice fa le stesse domande e poi rinnova la sua detenzione, oltre al fatto che l'unica volta che l'accusa gli ha fatto vedere i presunti post di Facebook si sono rivelati essere i post di altre persone e non le sue parole. Si tratta di un semplice caso di vendetta e nient'altro". Patrick, che soffre di dolori di schiena, "non vuole visitare l'ambulatorio del carcere - si legge ancora - perché ha un medico a Bologna di cui si fida e ha paura di farsi fare una diagnosi o di farsi prescrivere dei farmaci".

Dopo che Patrick ha passato "il Natale occidentale in carcere, c'è ancora tempo per festeggiare il Natale orientale con la sua famiglia, il 7 gennaio", scrivono infine i sostenitori della campagna di liberazione, invitando tutti a rispondere alle parole dello studente. 

Amnesty International Italia
"La lettera che ha fatto uscire oggi Patrick è molto dolce, mette grande tenerezza ed emozione, è bello che sappia dell'enorme mobilitazione che c'è in Italia, soprattutto a Bologna, ed è bello che in qualche momento della giornata lui con la mente provi ad evadere da quella cella in cui trova dolore fisico enorme e si trasporti a Bologna, perché ha capito che lì è la sua vita e il suo futuro".

Così Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha commentato la lettera che lo studente egiziano Patrick Zaki ha scritto dal carcere per augurare un Buon Natale ai suoi amici e colleghi dell'università di Bologna e per ringraziare i sostenitori della campagna per il suo rilascio. "È bello anche che si definisca difensore dei diritti umani - ha aggiunto Noury - per noi Patrick lo è, siamo contenti che condivida questa definizione di sè. Resta il fatto che la situazione rimane urgente e occorre un intervento rapido e risolutivo per far si che Patrick esca. Abbiamo fiducia nelle parole del ministro Di Maio - ha concluso il portavoce di Amnstey - che pochi giorni fa ha detto farà di tutto per farlo tornare presto dalla sua famiglia". 

Il governo italiano
"Le parole di Zaki dal carcere sono commoventi e ci spingono a non abbassare la guardia": Così in una nota le deputate e i deputati del Movimento 5 Stelle in commissione esteri. "Ringraziamo Patrick Zaki per il suo impegno, la sua determinazione nel difendere i diritti di tutte e tutti. Il nostro impegno è quello di fare tutto il possibile perché possa tornare il prima possibile alla sua vita, ai suoi studi e soprattutto ai suoi cari che lo stanno aspettando da dieci mesi perché, come ricordato anche dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il governo ha 'a cuore il suo caso come se fosse italiano. Il nostro lavoro per riportarlo a casa non si ferma", concludono i parlamentari M5s.  
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