La cattura del superlatitante

Matteo Messina Denaro, nel covo foto di belve e una calamita da frigo: "Il padrino sono io"

Nel covo di San Vito trovate ricevute di ristoranti da 700 euro e gioielli per milioni. Il legale della figlia: Non ha mai rinnegato il padre. Il vescovo emerito di Mazara: "Non è una persona per cui possiamo avere troppa pietà"
Matteo Messina Denaro, nel covo foto di belve e una calamita da frigo: "Il padrino sono io"
Carabinieri Ros
Le foto nel covo del boss

Secondo Scarpinato, Denaro aveva deciso di lasciarsi prendere

"Nessun latitante può resistere per 30 anni, anche se ha forti appoggi locali, se non gode di protezioni che vanno al di là della mafia". Così l'ex magistrato Roberto Scarpinato ospite a su La7. "La cattura potrebbe essere vissuta dai capi di mafia come scambio di prigionieri, basta abolire il 41 bis e il gioco è fatto. Questo è lo step a cui si mira. La mafia non è stata sconfitta con la cattura di Messina Denaro, assolutamente no. Messina Denaro ha goduto di protezioni ad altissimo livello, di sistema, perchè è uomo che conosce i segreti delle stragi. Aveva deciso di lasciarsi prendere". Questa la tesi di Scarpinato.

Crosetto: “Nessuna trattativa”

"Abbiamo zone del Paese in cui esiste la paura. Quella è la zona grigia. È esclusa ogni altro tipo di zona grigia, non c'è stata nessuna trattativa. Sulla mafia il governo è stato durissimo". Lo ha detto Guido Crosetto a Che tempo che fa, su Rai3.
 

 

Per le cure mediche il boss usava il nome di Andrea Bonafede, in paese un altro alias

In clinica, in ospedale, negli studi medici si presentava con il nome di Andrea Bonafede, ma a Campobello di Mazara, il paese in cui ha trascorso l'ultimo periodo della latitanza, il boss Matteo Messina Denaro utilizzava un nome diverso. Un'accortezza, confermata dagli investigatori, che l'avrebbe aiutato a condurre una vita praticamente normale. Presentarsi in un centro di piccole dimensioni con l'identità di uno degli abitanti di Campobello, il geometra Andrea Bonafede, che gli ha prestato identità e documenti per potersi sottoporre alle cure mediche, non era prudente. E avrebbe potuto esporlo a rischi. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire l'ultimo periodo della latitanza - Messina Denaro sarebbe stato a Campobello almeno fin dal 2020 - comprese le generalità con le quali il boss si presentava alle persone e nei luoghi che frequentava in paese.

Il ministro Sangiuliano in Via dei Georgofili: "Doveroso omaggio alle vittime delle stragi"

"Non bisogna mai abbassare la guardia di fronte alla mafia", le parole del ministro della Cultura Sangiuliano in visita in via dei Georgofili nei luoghi dell'attentato del 1993 a Firenze. "Dopo la cattura di Matteo Messina Denaro, era doveroso omaggio a vittime delle stragi", ha detto il ministro.

Identificato il concessionario che ha venduto l'Alfa a Messina Denaro. L'auto era intestata a una disabile 86enne

La Polizia ha identificato il concessionario di auto che ha venduto, nel gennaio del 2022, l'Alfa Giulietta di colore nero al boss mafioso Matteo Messina Denaro. Secondo quanto apprende l'Adnkronos, si tratta di un concessionario di Palermo la cui identità è top secret. L'auto è stata trovata nel garage del figlio di Giovanni Luppino, l'autista del capomafia arrestato con lui lunedì mattina alla clinica Maddalena. La Giulietta sarebbe stata acquistata personalmente dal boss Matteo Messina Denaro. I documenti della macchina sono stati trovati nel covo di vicolo San Vito individuato martedì dai carabinieri. Il contratto di acquisto della Giulietta era intestato a una anziana disabile di 86 anni, madre di Andrea Bonafede, il geometra di Campobello di Mazara che avrebbe prestato l'identità al boss. Alla donna è intestata anche la Fiat 500 data in permuta alla concessionaria. La Giulietta sembra che sia stata acquistata in contanti per 10mila euro. Gli investigatori stanno adesso indagando sulla concessionaria di auto, per capire se fosse a conoscenza della vera identità di Matteo Messina Denaro, che girava con una carta di identità falsa a nome di Andrea Bonafede.

Il vescovo di Mazara: "Non bisogna avere troppa pietà. Non credo in un suo pentimento"

"Non è una persona per cui possiamo avere troppa pietà. Ha ammazzato tanto, sparso tanto sangue, moltissima sofferenza, ucciso tanti innocenti, anche un bimbo...". A dirlo ai giornalisti monsignor Domenico Mogavero, vescovo emerito di Mazara del Vallo. Visibilmente emozionato, Mogavero - che da vescovo negò i funerali al capomafia Mariano Agate - ha detto di non credere  un pentimento di Matteo Messina Denaro: "Non credo che parlerà, che voglia pentirsi", ha continuato dopo aver lasciato la parrocchia Madonna di Fatima, dove da qualche tempo celebra alcune liturgie, vicino al covo di vicolo San Vito, il primo scoperto a Campobello di Mazara. "Sarebbe stato arrestato prima se non avesse goduto di coperture", ha proseguito. Coperture "dettate da convenienze, amicizie ma anche paura: "Qui spesso non si può dire di no, anche per una vicinanza, per una vita passata insieme. Ma ha vinto lo Stato e quel che importa ora è che vincano pure i siciliani, i trapanesi, la nostra gente che deve essere contenta e deve potere esultare senza più paura. Ha vinto lo Stato e questo deve aiutare tutti a cambiare e quindi chi sa parli e contribuisca a svelare i tanti misteri ancora irrisolti".

Dalle calamite di Masha e Orso al Padrino, le foto nel covo del boss (Fotogallery)

Dal celeberrimo La Vucciria di Guttuso fino a stampe più banali di bestie selvagge, passando per i personaggi da cartoni animati: ecco cosa è spuntato dal primo nascondiglio di Matteo Messina Denaro

Le foto nel covo del boss Carabinieri Ros
Le foto nel covo del boss

Nel covo foto di belve e una calamita da frigo: "Il padrino sono io"

Ci sono anche poster di belve ruggenti e un pin con la scritta "Il padrino sono io" sotto una caricatura di Marlon Brando nel celebre film di Coppola tra gli oggetti ritrovati nel primo dei covi del boss Matteo Messina Denaro scoperto a Campobello di Mazara  all'indomani dell'arresto. 

Le foto nel covo del boss Carabinieri Ros
Le foto nel covo del boss

La Polizia Scientifica ancora al lavoro sulla Giulietta

La Polizia Scientifica è ancora al lavoro sulla Giulietta di proprietà del boss mafioso Matteo Messina  Denaro, trovata nel garage del figlio di Giovanni Luppino, l'autista  del capomafia arrestato con lui lunedì mattina alla clinica Maddalena. L'auto sarebbe stata acquistato nel gennaio del 2022 personalmente dal boss Matteo Messina Denaro in una concessionaria auto di Palermo. I documenti della macchina sono stati trovati nel covo di vicolo San  Vito individuato martedì dai carabinieri. Il contratto di acquisto  della Giulietta era intestato a una anziana disabile di 86 anni, madre di Andrea Bonafede, il geometra di Campobello di Mazara che avrebbe  prestato l'identità al boss. Alla donna è intestata anche la Fiat 500  data in permuta alla concessionaria. La Giulietta è stata acquistata in contanti per 10mila euro.

Il georadar della scientifica: ecco l'apparecchio che scova le pareti segrete

Sembra un trolley ma è una sofisticata apparecchiatura della polizia che scannerizza ogni parete, in cerca del bunker o intercapedini nascoste dopo possono trovarsi i documenti del boss di mafia: le carte che potrebbero dire tutto delle stragi

La Polizia rimuove l'auto di Messina Denaro e sequestra l'area in cui era custodita

Secondo gli investigatori, lunedì il boss avrebbe lasciato la sua Giulietta vicino all'abitazione di Luppino e con la Bravo dell'uomo incensurato hanno raggiunto la clinica a Palermo
 

Il legale della figlia del boss: “Non ha mai rinnegato il padre”

"A seguito dell'arresto di Matteo Messina Denaro, il bailamme mass mediatico innescatosi non ha risparmiato la di lui figlia, Lorenza Alagna. Sono state diffuse attraverso i mezzi di informazione a tiratura nazionale e di divulgazione online, sin dai giorni immediatamente successivi all'arresto e con ritmo sempre più incessante ed insistente, notizie destituite di ogni fondamento, riguardanti una presunta manifestazione di volontà da parte di Lorenza Alagna atta a rinnegare ogni contatto con il di lei padre. Si smentisce in modo categorico tutto ciò che è stato pubblicato falsamente, stante che, Lorenza Alagna mai ha rilasciato alcuna dichiarazione che potesse indurre a ritenere la sussistenza della volontà in capo alla suddetta di rinnegare ogni contatto con il di lei padre a seguito dell'avvenuto arresto, con la doverosa precisazione che mai e poi mai sono intervenuti contatti con il predetto fin dalla nascita".

Lo scrive, in una nota, l'avvocato Franco Lo Sciuto, che rappresenta Lorenza Alagna, la figlia del boss Messina Denaro, che ha preso il nome della madre. La donna è "figlia naturale di Matteo Messina Denaro", come dice lo stesso legale. Lorenza Alagna vuole "rivendicare la incontestabilità e legittimità di ogni scelta personale e intima, siccome attinente alla sfera dei rapporti con il di lei padre, mai rinnegato".

La stanza segreta dietro l'armadio: nel terzo covo del boss Messina Denaro, gioielli per milioni

Video dei finanzieri del Gico: il bunker dietro una parete a scorrimento, all'interno pietre preziose, quadri: il giallo degli scatoloni per documenti, vuoti. A 48 ore dalla scoperta del primo covo, dalla stanza blindata è stato portato via materiale. L'esclusiva del Tg1

In questura il figlio dell'autista del boss

Il figlio di Giovanni Luppino, l'autista del boss Matteo Messina Denaro, è stato accompagnato in serata in Questura a Trapani per essere sentito dagli investigatori. Nel pomeriggio è stata fatta una perquisizione nella sua abitazione, sempre a Campobello di Mazara (Trapani). Oggi è stata trovata nel suo garage l'auto di Messina Denaro, una Giulietta.

Messina Denaro acquistò personalmente l'auto

A gennaio del 2022 il boss Matteo Messina Denaro avrebbe personalmente acquistato, in una concessionaria di Palermo, la Giulietta oggi individuata e sequestrata dalla polizia, usata dal capomafia nell'ultimo anno di latitanza. I documenti della macchina sono stati trovati nel covo di vicolo San Vito individuato martedì dai carabinieri.

Il contratto di acquisto della Giulietta era intestato a una anziana disabile di 86 anni, madre di Andrea Bonafede, il geometra di Campobello di Mazara che ha prestato l'identità al boss. Alla donna è intestata anche la Fiat 500 data in permuta.

La Giulietta, secondo quanto risulta, è stata acquistata in contanti per 10mila euro. Una delle tante spese del capomafia che segnava metodicamente tutte le uscite facendo poi la somma mensile. L'ultima ammontava a 7700 euro. Nel covo di San Vito sono state trovate anche ricevute di ristoranti fino a 700 euro. Non è confermato, invece, che nell'appartamento in cui il boss ha trascorso l'ultimo anno di latitanza siano stati trovati biglietti di viaggi all'estero.