L'arresto del superlatitante

Messina Denaro, il Ros e il Gico scoprono un secondo covo a Campobello di Mazara

Al bunker si accedeva da un fondo scorrevole dell'armadio. Il proprietario era stato assolto dall'accusa di mafia. Il boss detenuto all'Aquila domani comincia la chemioterapia, potrebbe collegarsi in video all'udienza del processo su stragi del '92
Messina Denaro, il Ros e il Gico scoprono un secondo covo a Campobello di Mazara
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Via Maggiore Toselli, la strada dove è stato individuato il secondo covo del boss

Di Matteo: "Colpito dalle dichiarazioni di Baiardo"

“Penso che quella dell'ergastolo ostativo, la possibilità che gli stragisti dopo 30 anni escano dal carcere, sia un obbiettivo di tutti gli stragisti di Cosa Nostra: loro non si sono rassegnati a morire in carcere, ce ne sono alcuni anche abbastanza giovani che potrebbero avere una vita in libertà abbastanza significativa” commenta il procuratore Nino Di Matteo, membro togato del Csm, intervenendo alla trasmissione Atlantide su La7. Le sue parole seguono le dichiarazioni di Salvatore Baiardo, che nel corso di una trasmissione televisiva due mesi fa disse che Matteo Messina Denaro stava molto male e che avrebbe potuto farsi arrestare, quasi ipotizzando un possibile scambio tra il suo arresto e la libertà dei fratelli Graviano. “Sono rimasto colpito dalla nettezza delle dichiarazioni di Baiardo - ha aggiunto Di Matteo - soprattutto dal riferimento temporale. Questa situazione va approfondita”.

Secondo covo di Messina Denaro. La vicina: "Una storia esagerata" (video)

Nino Di Matteo: "Le indagini cominciano ora"

“Io credo che le indagini comincino ora. Di fronte a certi comportamenti così incauti, o Messina Denaro si sentiva così protetto, certo che non lo avrebbero mai arrestato, oppure ha deciso di farsi arrestare, non facendo nulla per nascondersi”. Lo ha detto il procuratore Nino Di Matteo, consigliere togato del Csm, intervenendo alla trasmissione Atlantide su La 7 dedicata all'arresto al capo di Cosa Nostra.

Messina Denaro viveva a 100 metri dal bar ritrovo dei suoi uomini

I carabinieri del Ros filmano gli incontri tra Francesco Luppino (ritenuto fedelissimo di Messina Denaro) e Vincenzo Spezia (figlio del boss defunto Nunzio), oggi tutte due in carcere. Prima nel 2019, poi ancora nel 2020. Tutti davanti al bar San Vito (estraneo a qualsiasi indagine), nella via Vittorio Emanuele II a Campobello di Mazara. Il bar si trova a meno di cento metri dall'abitazione dove il boss avrebbe vissuto almeno da un anno, in vicolo San Vito.

Nel bunker di Messina Denaro trovati gioielli e pietre preziose

Gioielli, collane, bracciali e anche pietre preziose di dimensioni consistenti: sarebbero state trovate all'interno del bunker scoperto nel secondo covo utilizzato da Matteo Messina Denaro a Campobello di Mazara, secondo quanto si apprende da fonti qualificate. Gli uomini del Gico della Guardia di Finanza e quelli del Ros dei Carabinieri hanno effettuato la perquisizione che avrebbe portato al ritrovamento. Dovrà essere ora una perizia ad accertare l'autenticità e il valore dei gioielli e delle pietre trovate. Al momento, sottolineano sempre le stesse fonti, non sarebbe invece stato trovato ancora nulla di scritto.

Carabinieri a casa della figlia del defunto boss Bonafede

Uomini del Ros dei Carabinieri nel pomeriggio sono entrati in un'abitazione nella centralissima via Roma, a Campobello di Mazara, dove abita Laura Bonafede, figlia del defunto boss Leonardo e cugina di Andrea Bonafede, alias Matteo Messina Denaro, proprietario del primo covo del boss. I militari sono usciti dopo circa un'ora, a quanto pare senza portar via nulla.

Il covo-bunker del boss passato al setaccio, sequestrato materiale

Il covo del boss scoperto oggi intorno a mezzogiorno si trova in un palazzo a due livelli, al piano terra, e vi si accederebbe facendo scorrere il fondo di un armadio. Materiali, diversi oggetti e documenti sarebbero stati trovati all'interno; sono stati sequestrati dai carabinieri del Ros e dal Gico della Guardia di finanza, alla presenza del procuratore aggiunto Paolo Guido. Gli agenti insieme al Ris hanno perlustrato l'immobile alla ricerca di tracce biologiche significative.

Pm De Lucia: "Breve colloquio con Messina Denaro, gli ho detto che è nelle mani dello Stato e avrà assistenza medica"

“Ho avuto un breve colloquio con Matteo Messina Denaro, è durato qualche minuto. Gli ho spiegato che è nelle mani dello Stato e gli ho detto che avrà piena assistenza medica. Lui ha ringraziato”. Così il procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, parlando a Metropolis.

Il boss forse già domani in video all'udienza del processo di Caltanissetta sulla stragi del '92

Il boss Matteo Messina Denaro potrebbe partecipare domani in videoconferenza all'udienza del processo ai mandanti delle stragi di Capaci e via D'Amelio in corso davanti alla Corte d'assise d'appello di Caltanissetta. A quanto si apprende, nel penitenziario di massima sicurezza de L'Aquila è già stata allestita una sala attraverso la quale si svolgerà il collegamento.

Secondo covo, il proprietario dell'abitazione consegna agli investigatori la chiave del bunker

Il proprietario dell'abitazione, Errico Risalvato, ha dato agli investigatori la chiave della stanza blindata occultata dal fondo di un armadio pieno di vestiti. Non è noto cosa sia stato trovato nel corso della perquisizione del bunker, alla quale ha partecipato il procuratore aggiunto di Palermo, Paolo Guido.

Il pm Guido più di due ore nel secondo covo con ufficiali dei Carabinieri

Il procuratore aggiunto della Dda di Palermo Paolo Guido si è intrattenuto poco più di due ore all'interno dell'abitazione dove si troverebbe il secondo covo del boss Matteo Messina Denaro, in via Maggiore Toselli a Campobello di Mazara, non lontano (meno di un km) dall'abitazione in cui il boss viveva, in vicolo San Vito.

Insieme a lui, il comandante provinciale di Trapani dei Carabinieri Fabio Bottino e il colonnello dei Ros, Lucio Arcidiacono. Il magistrato che ha coordinato l'ispezione non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti.

Il boss è entrato in carcere senza soldi, ha avuto un piccolo sussidio

Matteo Messina Denaro è entrato nel carcere dell'Aquila senza soldi e gli è stato dato dall'amministrazione un piccolo sussidio. Lo apprende l'AGI da fonti penitenziarie.

Il proprietario del secondo covo fu assolto dall'accusa di associazione mafiosa

Errico Risalvato, indagato e poi assolto nel 2001 dall'accusa di associazione mafiosa, la casa di via Maggiore Toselli, a Campobello di Mazara, in cui il Gico della Finanza e i Carabinieri del Ros hanno scoperto il secondo covo di Matteo Messina Denaro. Errico è fratello di Giovanni Risalvato, condannato a 14 anni per mafia e ora libero, imprenditore del calcestruzzo.

Il carcere di massima sicurezza de L'Aquila dove è detenuto Matteo Messina Denaro gettyimages
Il carcere di massima sicurezza de L'Aquila dove è detenuto Matteo Messina Denaro

Il boss in carcere con la tv spenta, "non vuole vederla"

Matteo Messina Denaro in carcere tiene la tv spenta perchè non la vuole vedere. Lo riferiscono fonti penitenziarie.

Il secondo covo del boss era nascosto da un fondo scorrevole dell'armadio

Una stanza blindata a cui si accede dal fondo scorrevole di un armadio: è il secondo covo del boss Matteo Messina Denaro scoperto dai carabinieri e dal Gico della Finanza in una casa al primo piano di una palazzina di via Maggiore Toselli 34, a Campobello di Mazara. L'abitazione è di Errico Risalvato, 70 anni, assolto nel 2001 dall'accusa di mafia, ritenuto vicino al capomafia di Castelvetrano.

Carcere de L'Aquila: da domani il boss inizia la chemioterapia

Secondo quanto apprende La Presse da fonti penitenziarie, il boss Matteo Messina Denaro, detenuto nel carcere di massima sicurezza de L'Aquila, “inizierà domani le sedute di chemioterapia”, alle quali non si era potuto sottoporre a causa dell'arresto.

Sulla latitanza di Messina Denaro indagato un secondo medico

L'oncologo trapanese Filippo Zerilli è indagato nell'inchiesta sulla rete dei favoreggiatori del boss Matteo Messina Denaro. Avrebbe eseguito l'esame del DNA necessario alle cure chemioterapiche a cui il padrino di Castelvetrano doveva sottoporsi. Il paziente si era presentato al medico con i documenti di Andrea Bonafede, il geometra che gli avrebbe prestato l'identità e che, come Zerilli, è finito ora sotto inchiesta.

La figlia di Montalto: "Vorrei incontrare Messina Denaro"

“L'arresto di Messina Denaro mi ha scombussolato, anche perché avevo letto dei documenti in cui si ipotizzava che potesse essere sua la mano che ha colpito mio padre. Vorrei incontrarlo e parlargli, perché mi spiegasse tante cose che sono rimaste oscure e che forse non emergeranno mai”. Parole di Maria Irene Montalto, figlia di Giangiacomo Ciaccio Montalto, sostituto procuratore a Trapani e ucciso a 41 anni dagli uomini di Totò Riina quando lei ne aveva 12, nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 1983 a Valderice.

Scoperto dai carabinieri un secondo covo di Matteo Messina Denaro

I magistrati della Procura di Palermo e i carabinieri del Ros hanno individuato un secondo covo utilizzato dal boss Matteo Messina Denaro. Oltre all'appartamento di vicolo San Vito a Campobello di Mazara, scoperto ieri, il capomafia avrebbe fatto realizzare una sorta di bunker all'interno di un'altra abitazione nella stessa area.

Individuato il secondo covo di Messina Denaro ansa
Individuato il secondo covo di Messina Denaro

Oncologo trapanese indagato per favoreggiamento

L'oncologo trapanese Filippo Zerilli è indagato nell'inchiesta sulla rete dei favoreggiatori del boss Matteo Messina Denaro. Avrebbe eseguito l'esame del dna necessario alle cure chemioterapiche a cui il padrino di Castlelvetrano doveva sottoporsi. Il paziente si era presentato al medico con i documenti di Andrea Bonafede, il geometra che gli avrebbe prestato l'identità e che, come Zerilli, è finito ora sotto inchiesta.

Messina Denaro non ha ancora visto né sentito il suo difensore

Matteo Messina Denaro non ha ancora visto né sentito l'avvocato Lorenza Guttadauro, la cui nomina fino a mercoledì pomeriggio non era stata ancora formalizzata. E' stato proprio il capomafia di Castelvetrano ad indicare Guttadauro, che è anche sua nipote, come legale di fiducia. La penalista è figlia della sorella del boss, Rosalia, e di Filippo Guttadauro. Il nonno paterno, padre di Filippo, è lo storico boss di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro.
 

Procura di Caltanissetta: Domani udienza in videoconferenza con l'imputato Messina Denaro

La Procura generale di Caltanissetta ha predisposto la videoconferenza per l'udienza di domani che vede imputato il boss Matteo Messina Denaro, conferma il Procuratore generale facente funzione Antonino Patti, che rappresenta l'accusa nel processo all'ex latitante accusato per le stragi mafiose del 1992. In primo grado Messina Denaro è stato condannato all'ergastolo. Per ora non risultano impedimenti per la celebrazione del processo. Domani tocca alla difesa, rappresentata dall'avvocato Gaetano Pace e dall'avvocato Salvatore Baglio, difensori d'ufficio, dopo la fine della requisitoria del pg Patti.

Nordio: Merito della cattura equamente diviso tra magistratura, forze dell'ordine, questo governo e i precedenti

L'arresto di Matteo Messina Denaro "è un'operazione il cui merito è equamente diviso tra magistratura e le varie forze dell'ordine, tra questo governo e i governi precedenti". Lo ha detto il Guardasigilli Carlo Nordio, aprendo la sua relazione al Senato sull'amministrazione della Giustizia. "Sarebbe proprio un auspicio patriottico quello di ritenere non vi fossero divisioni nella distribuzione dei meriti di questa straordinaria operazione", ha aggiunto.

A Castelvetrano i giovani festeggiano davanti al Comune

I giovani di Castelvetrano si ritrovano questa mattina in piazza per festeggiare la cattura del boss Matteo Messina Denaro, nato nella cittadina trapanese. L'iniziativa, in corso nel Sistema delle piazze, in pieno centro, davanti al Comune, è stata voluta dal sindaco, Enzo Alfano, che ha coinvolto le scuole della città. Diversi i cartelli esposti dai ragazzi delle scuole: "La mafia uccide, il silenzio pure", "Viva la legalità, la mafia fa schifo" e "Giustizia è stata fatta".

Il Garante detenuti: Oggi il programma terapeutico per la cura del cancro al colon

Il capo di Cosa nostra, trasferito al carcere dell'Aquila, viene curato da tumore al colon in forma aggressiva. A Messina Denaro dovrebbe essere somministrata una flebo per arrestare l'avanzare del male. "Oggi si farà il programma terapeutico". Lo ha detto a LaPresse il garante dei detenuti Gianmarco Cifaldi chiarendo che si sta ricostruendo la cartella clinica e d'ingresso del detenuto che ne era completamente privo. Mancando uno storico clinico sul detenuto, lo si sta quindi ricostruendo, attraverso la definizione di una cartella clinica e d'ingresso: attraverso l'anamnesi e altri accertamenti sul ristretto. Messina Denaro è in una piccola cameretta, in isolamento, così come accade per tutti i nuovi ingressi.

Meloni: “Difesa dell'ergastolo ostativo è il primo segnale contro la Mafia”

"Ll'Italia vince soprattutto con una forte presenza dello Stato che non vuol dire semplicemente presenza delle forze dell'ordine, presenza dei presidi di sicurezza e legalità ma significa soprattutto presenza dello Stato nella capacità di dare risposte alla disperazione della gente. Io penso che il fatto che il primo provvedimento del nostro governo sia stato proprio un provvedimento contro la mafia, ovvero la difesa del carcere ostativo - da sempre considerato il più grande problema dei mafiosi e della criminalità organizzata - dica qual è il nostro segnale''. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni.

Piantedosi: “Svolta storica, finisce la latitanza degli stragisti”

"La cattura di Matteo Messina Denaro segna una svolta storica, finisce la latitanza dei grandi mafiosi stragisti. La mafia da tempo è cambiata, ha capito che non era pagante la violenza portata alle estreme conseguenze. Resta la mafia per certi versi meno eclatante ma non certo meno insidiosa". Così il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, a Porta a Porta in onda su Rai1, rispondendo alla domanda se la mafia risulti oggi indebolita. Il ministro ha spiegato anche che nella classificazione ufficiale del dipartimento di Pubblica sicurezza ci sono "quattro latitanti di massima pericolosità e 65 di secondaria, ma non certo minima, importanza. Tutti i casi di sottrazione alla cattura sono attenzionati. Non esistono casi che vengono dimenticati, nemmeno dopo 30 anni".

Il procuratore Maurizio De Lucia: "Ricostruiremo la rete di protezione del boss" (Video)

"Quanto è estesa la fetta della borghesia che ha favorito Matteo Messina Denaro è oggetto delle indagini dopo la cattura. Si tratta di quel mondo dell'amministrazione e della sanità che gli ha permesso di operare senza essere individuato". Lo ha detto il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, alla Tgr Rai Sicilia. Il materiale che potrebbe essere trovato nella casa di Campobello di Mazara dove abitava l'ex latitante "sarà utile per ricostruire questa rete di protezione di cui il boss ha usufruito", ha aggiunto. Oggetto dell'incontro oggi pomeriggio con il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, era "la valutazione dell'impatto della cattura di Messina Denaro sulle organizzazioni mafiose sul territorio", ha spiegato ancora De Lucia, "l'errore che non dobbiamo fare è depotenziare la presenza sul territorio, dando la sensazione alla mafia che, passata la china, possa riprendere a operare più agevolmente".

Il medico Alfonso Tumbarello aveva in cura entrambi gli Andrea Bonafede

Tumbarello, storico medico di base del paese, aveva in cura il capomafia a cui prescriveva cure e farmaci intestando le ricette a Bonafede. Ma il vero geometra Bonafede, Tumbarello lo conosceva bene da anni. Anche lui era suo paziente. E allora come mai non si è insospettito per la singolare omonimia? Dovrà spiegarlo ai pm che l'hanno iscritto nel registro degli indagati. 

I magistrati sospettano che esista un secondo covo

Il rifugio del boss, per anni in cima alla lista dei latitanti più pericolosi, è un piccolo appartamento di sessanta metri quadrati. Un soggiornino, una cucina, una camera da letto e un bagno in una palazzina di due piani a Campobello di Mazara. Viveva lì, in pieno centro abitato, Matteo Messina Denaro, arrestato ieri in una casa di cura di Palermo in cui da un anno si recava per la chemioterapia. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire gli ultimi periodo della latitanza e di capire come sia stato possibile per Messina Denaro sfuggire alla cattura per un anno vivendo in uno dei paesi più controllati d'Italia. Campobello di Mazara sarebbe piena di telecamere piazzate dagli inquirenti durante le ricerche del padrino. Ce ne era una perfino nel bar a pochi metri dalla casa. Nell'appartamento, perquisito durante la notte dai carabinieri e dal procuratore aggiunto Paolo Guido, non sarebbero stati trovati documenti particolari: dato che induce i magistrati a sospettare che quella di vicolo San Vito fosse solo l'abitazione del boss e che l'ex primula rossa di Cosa nostra avesse disponibilità di un altro luogo.

Mulé: "Nessuna trattativa su Messina Denaro"

 "La cattura di Matteo Messina Denaro non è al centro di nessuna trattativa o patto inconfessabile". Il Governo respinge, a partire dal vice presidente della Camera e deputato di Forza Italia, Giorgio Mulé, qualsiasi ipotesi di uno scambio messo in atto tra Stato e Cosa Nostra, che sia collegato all'arresto del padrino di Castelvetrano. I dubbi da parte di alcuni sindacati e politici sono stati sollevati alla luce di un'intervista, risalente allo scorso novembre, rilasciata da Salvatore Baiardo, gelataio piemontese che all'inizio degli anni novanta gestì la latitanza dei fratelli Graviano.

L'interrogatorio di garanzia potrebbe essere già domani

Nei prossimi giorni, probabilmente anche domani, è previsto l'interrogatorio di garanzia di Matteo Messina Denaro, detenuto in regime di 41 bis all'Aquila

Il sindaco di Castelvetrano: "Mi aspettavo una telefonata da Giorgia Meloni"

"Non ho ricevuto nessuna telefonata da parte di esponenti delle istituzioni”. Lo ha dichiarato Enzo Alfano, sindaco di Castelvetrano oggi ad Un Giorno da Pecora la trasmissione di Radio1 Rai condotta da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro. "Nessuno ha pensato che questo comune così ferito dalla mafia meritasse solidarietà - ha continuato - questa è una comunità che ha sofferto la mafia. Mi aspettavo una telefonata della Meloni, da chiunque al Governo in un momento come questo, per congratularsi e felicitarsi con la nostra comunità per l’arresto di Messina Denaro. Nemmeno Giuseppe Conte mi ha chiamato".

Il procuratore nazionale antimafia annuncia la riunione del coordinamento delle procure per mettere insieme tutto il materiale su Messina Denaro

"Lavoriamo con la Procura nazionale e con le altre procure e i risultati sono oggetto degli sviluppi investigativi che sono in corso adesso, ma sui quali non posso dire nulla". Cosi' il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, al termine del lungo vertice, al palazzo di giustizia, con il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo. "È stato un momento importante per questo ufficio non solo di condivisione delle informazioni ma anche di riflessione sulle prospettive di lavoro importanti che la procura di Palermo ha davanti a sé". Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, al termine di una riunione della con i i pm della procura della Repubblica di Palermo, terminata nel tardo pomeriggio al palazzo di giustizia, per fare il punto sulle indagini Dopo la cattura del boss Matteo Messina Denaro. "Con il procuratore di Palermo - ha proseguito Melillo conversando i cronisti assieme al procuratore capo Maurizio de Lucia - abbiamo anche stabilito di riservare i dati di indagine nel sistema di coordinamento che riguardano anche le altre procure e hanno interesse alla posizione di Matteo Messina Denaro. Presto sara' convocata una riunione di coordinamento per far confluire tutto il materiale informatico che si e' formato sull'ex boss latitante". 

Chemioterapia in carcere per Messina Denaro

 Matteo Messina Denaro comincerà nelle prossime ore, all'interno del carcere di massima sicurezza Le Costarelle dell'Aquila nel quale è rinchiuso da oggi, la somministrazione della chemioterapia per curare il cancro contro il quale combatte da oltre un anno. Nel momento in cui alla Asl provinciale dell'Aquila hanno avuto la certezza del trasferimento, è scattato il complesso protocollo: in queste ore si sta allestendo una stanza ad hoc all'interno dell'istituto di pena per sottoporre il boss mafioso, arrestato ieri a Palermo dopo 30 anni di latitanza, alla chemioterapia.

Non vedremo presto l'interno del covo di Messina Denaro

Tracce biologiche, documenti nascosti, un lavoro di indagine tradizionale con le tecnologie moderne. Nell'appartamento di vicolo S. Vito, una strada cieca che si affaccia su via Vittorio Emanuele a Campobello di Mazara, i Ris di Messina sono al lavoro almeno da ieri sera per fare luce sulla vita di Matteo Messina Denaro. "È un lavoro che durerà giorni", dice Fabio Bottino, comandante provinciale dei carabinieri di Trapani, deludendo i cronisti che vorrebbero entrare, vedere, filmare come viveva uno dei boss più ricercati del mondo In fondo a Vicolo San Vito, ex via Cb 31 che sbuca in un cortile chiuso da quattro muri, sorge un caseggiato di color giallo: qui, dove la campagna scivola verso il mare che guarda l'Africa, 'U Siccu ha trascorso l'ultimo periodo della latitanza, e da qui è uscito per imboccare la Mazara del Vallo-Palermo e dirigersi alla Maddalena, la clinica di Palermo in cui è stato braccato dopo 30 anni di latitanza.  "E' un appartamento normale, ben ristrutturato, confortevole, da cui si comprende che le condizioni economiche del latitante erano buone", dice Bottino. "Ci sono oggetti di un certo tenore - continua - anche se non proprio di lusso. Le indagini sono in corso, si proseguirà con la ricerca di tracce biologiche, di eventuali nascondigli o intercapedini in cui possano esservi documenti.  Da almeno sei mesi Messina Denaro stava qui, secondo alcuni accertamenti che abbiamo fatto. L'appartamento e' stato ristrutturato da poco tempo, ma la situazione e' in divenire".  Si indaga sull'intestatario: Andrea Bonafede nipote di un capo di quella mafia locale che fa riferimento al mandamento di Castelvetrano, ma che qui non era conosciuto da molti come una persona "normale", apparentemente senza alcun aggancio mafioso. "Abbiamo frequentato il liceo scientifico insieme", spiega un consigliere comunale, sottolineando di non aver mai avuto il sospetto che si trattasse di un mafioso. Cosi' come "e' un medico stimato" in paese Alfonso Tumbarello, il medico indagato per aver prescritto le terapie al boss, che si presentava sotto le vesti di Bonafede. Eppure, spiega Bottino, "sono state le indagini su Bonafede a indirizzarci qui". "Campobello di Mazara - prosegue - fa parte del mandamento di Castelvetrano, con una famiglia mafiosa che nei decenni ha dimostrato efficienza, e con soggetti di grande spessore che hanno affiancato le attività del latitante".

Il boss in carcere sorvegliato 24 ore su 24, solo due ore d'aria al mese, non può parlare con altri detenuti

 Sorvegliato 24 ore su 24, in una cella di poco più di dieci metri quadrati nel supercarcere dell'Aquila. La sua cella non differisce per nulla da quelle degli altri, con un letto saldato a terra, un gabinetto e una televisione con i canali bloccati. Non è possibile infatti avere accesso alle emittenti regionali, per evitare il rischio che possano in qualche modo essere trasmessi messaggi in codice destinati ai boss. Sul muro della cella è installata una videocamera che registra minuto per minuto ogni movimento del boss. Immagini che poi vengono vagliate e analizzate dai poliziotti del Gom, il Gruppo Operativo Mobile. Si tratta di agenti penitenziari gestiti non dal Provveditorato regionale, ma direttamente dal Dap e i cui turni vengono cambiati casualmente ogni giorno, anche tra penitenziari diversi. Le telecamere sono presenti, inoltre, in ogni corridoio o sezione del carcere, senza lasciare alcun angolo scoperto o spazi dove potersi nascondere. La vita all'interno dell'istituto prevede per i detenuti l'assoluto divieto di socialità o di incontro, con appena un paio di ore d'aria al mese. C'è comunque la possibilità di accedere alla biblioteca o di leggere i giornali, in alcuni casi censurati se riportano fatti o articoli riguardanti processi nei quali siano coinvolti, anche indirettamente, i detenuti stessi. Esistono solo celle singole e per ogni sezione è predisposta una cella come presidio sanitario. In questo modo i detenuti non devono spostarsi dal proprio corridoio - composto da file di cinque o sei celle per lato - per poter ricevere le cure dei medici. Al momento all'Aquila sono presenti 159 persone, di cui 12 donne. Sono tutte in regime di 41 bis ad eccezione di una ventina di detenuti che sono destinati però ai lavori di manutenzione o di cucina all'interno del carcere. In nessun modo possono interagire con chi è sottoposto al carcere duro. Questi ultimi, tutti condannati per reati legati alla mafia o al terrorismo, possono incontrare esclusivamente i propri legali o i familiari negli orari previsti dal regolamento. 

Mattarella: l'arresto di Messina Denaro un grande successo dello Stato

In apertura dei lavori del Consiglio Supremo di Difesa al Quirinale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ribadito la soddisfazione per il grande successo dello Stato con l'arresto di Matteo Messina Denaro e ha rinnovato le congratulazioni e la riconoscenza espresse al Ministro dell'Interno, all'Arma dei Carabinieri, a tutte le Forze dell'ordine e alla Magistratura. Il Consiglio si è associato a queste parole. E' quanto si apprende. Il Presidente della Repubblica ha inoltre sottolineato "la coincidenza, altamente significativa, della grande partecipazione popolare a Palermo alle esequie di Fratel Biagio Conte, esempio di solidarietà e dedizione agli altri; partecipazione che manifesta gli autentici sentimenti che animano la società italiana".

Il vero Andrea Bonafede ha confessato: "Casa comprata con i soldi del boss, lo conosco da sempre"

La sua posizione si aggrava di ora in ora e Andrea Bonafede, quello "vero", sta facendo una serie di ammissioni con gli inquirenti che hanno coordinato la cattura di Matteo Messina Denaro, avvenuta ieri a Palermo. Messo alle strette e con la prospettiva di una condanna severa anche per procurata inosservanza di pena pluriaggravata, l'uomo, che ha 59 anni ed e' indagato per associazione mafiosa, ha ammesso di conoscere da tempo l'ex superlatitante, sin da quando entrambi erano ragazzi. L'abitazione in cui viveva il falso Bonafede, cioè Messina Denaro, che aveva una carta d'identità del geometra di Campobello di Mazara (Trapani), è intestata al vero Bonafede: di fronte ai carabinieri del Ros l'uomo ha ammesso di averla comprata con i soldi del capomafia. Le ammissioni potrebbero affievolire le eventuali esigenze cautelari.

Matteo Messina Denaro entra nella clinica: la borsa nera e la mascherina ffp2 (Video)

Quel montone di valore, il cappello bianco, la borsa nera a tracolla e la mascherina Ffp2, nera anch'essa, a coprire ulteriormente il volto. In queste nuove immagini, rilasciate dai Carabinieri, è documentato l'arrivo nella clinica “La Maddalena” di Palermo di Matteo Messina Denaro. Il boss entra da solo presso la struttura, mentre immagini successive documentano la cattura dell'accompagnatore, probabilmente rimasto nell'auto: G. L., l'incensurato commerciante di olive.

Lungo applauso all'Assemblea regionale

Lungo applauso del Parlamento siciliano, in apertura della seduta di questo pomeriggio, ai magistrati e ai carabinieri per la cattura del boss mafioso Matteo Messina Denaro, arrestato ieri a Palermo.

Il sindaco di Campobello: "Grande amarezza"

"Non posso negare una grande amarezza e tanta incredulita' nell'aver appreso che, pare negli ultimi mesi della sua latitanza, il boss avesse vissuto proprio a Campobello, in mezzo alle tante persone perbene che oggi, come me, non potranno che sentirsi mortificate e sconfitte. Non abbiamo perso, però: oggi lo Stato ci ha dimostrato che la mafia si può e si deve sconfiggere". Lo ha detto il sindaco di Campobello di Mazara, Giuseppe Castiglione, in riferimento alla presenza nel territorio di Matteo Messina Denaro e del coinvolgimento del medico del paese e del 'vero' Andrea Bonafede (alias utilizzato dal boss) cui appartiene l'appartamento abitato per almeno sei mesi dal padrino di Castelvetrano. Entrambi sono indagati. "È un fatto triste sapere che il boss era nel nostro paese e del ruolo degli altri. Conoscevo Bonafede come persona perbene", ha detto il primo cittadino. Oggi in paese si è svolto un flash mob, che si e' tenuto nel piazzale antistante la scuola media "Pirandello", in piazza Addolorata, alla presenza del Presidente del Consiglio comunale, della Giunta e dei consiglieri comunali, del dirigente scolastico Giulia Flavio, delle associazioni Avel, Gandhi, Fidapa e Avis e di tantissimi alunni delle scuole campobellesi, che hanno gridato un "forte no alla mafia", inneggiando alle forze dell'ordine.

Il garante regionale per i detenuti: "Mi sono sincerato che fosse garantito il diritto alla salute del detenuto"

Il Garante abruzzese per i detenuti, Gianmarco Cifaldi: "Mi sono sincerato, in accordo e collaborazione con Asl e struttura penitenziaria, che tutto fosse a posto per garantire il diritto alla salute del detenuto"

Messina Denaro è già stato visitato dagli oncologi dell'Aquila

Matteo Messina Denaro si trova in una delle celle singole del carcere dell'Aquila. Secondo quanto si apprende da fonti qualificate il boss mafioso è tranquillo ed è stato affidato alle cure dei medici della Asl che operano all'interno del penitenziario. La cella, di poco più di dieci metri quadrati, si trova in una delle sezioni del carcere che ospita in totale 159 detenuti, di cui 12 donne. Tra loro c'è anche la terrorista Nadia Desdemona Lioce, condannata all'ergastolo per gli omicidi D'Antona e Biagi. All'Aquila è arrivato a notte inoltrata dopo il trasferimento a bordo di C-130 dell'Aeronautica atterrato all'aeroporto di Pescara. Il carcere è già attrezzato con una cella adibita a infermeria: qui Messina Denaro sarà curato, ma va chiarito che la stanza è a disposizione di tutti gli altri detenuti che necessitano di interventi medici, non si tratta, insomma, di un trattamento particolare. Non ci saranno, almeno in questa fase, trasferimenti verso l'ospedale San Salvatore del capoluogo. Il carcere dell'Aquila è stato scelto per una serie di ragioni, in primis logistiche e di sicurezza, perché le vie d'accesso alla città sono facilmente monitorabili e bloccabili. In secondo luogo il penitenziario aveva disponibilità di posti nell'ala riservata al 41bis. Infine, fattore decisivo, la presenza in città di un centro oncologico ospedaliero di buon livello. E infatti stamattina Messina Denaro è stato già visitato dai medici oncologi del posto, per avere notizie più certe sulla sua storia clinica e abbozzare un protocollo d'intervento.

I video dal drone sopra la casa di Matteo Messina Denaro (Video)

Covo di Matteo Messina Denaro, il capo dei vigili urbani: “È possibile che lo abbia incontrato” (Video)

L'individuazione del covo a Campobello di Mazara “fa più rabbia, perché un personaggio del genere ha potuto vivere indisturbato in questo territorio”, ha commentato Giuliano Panierino, Comandante della Polizia Municipale del Comune trapanese in cui si trova il covo del boss mafioso Matteo Messina Denaro. “Magari l'ho incontrato anch'io”, ha sottolineato rispondendo ai cronisti in cerca di ulteriori dettagli sulla latitanza del boss.

Fratelli d'Italia al Senato chiede un'informativa a Piantedosi

Nel corso della capigruppo di questo pomeriggio, il gruppo di Fratelli d'Italia al Senato ha chiesto un'informativa del ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, sull'arresto di Matteo Messina Denaro, avvenuto ieri mattina in una clinica di Palermo. 

Il viaggio verso il carcere dell'Aquila di Matteo Messina Denaro (Video)

Il sottosegretario Delmastro: "Non priveremo magistratura di intercettazioni"

Le intercettazioni sono uno strumento essenziale per contrastare la criminalità. Con il governo Meloni, così come per il 41 bis, non verrà mai meno una normativa per contrastare la criminalità". Lo ha detto il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, a margine della manifestazione con cui i parlamentari di Fdi hanno ringraziato a  Roma i carabinieri per l'arresto di Matteo Messina Denaro. "Oggi siamo qui a festeggiare uno Stato trionfante contro la mafia schiacciata: un uomo che ha vissuto nascosto come un topo e che alla fine è stato preso perchè lo Stato vince sempre. E' stato preso anche grazie alle intercettazioni che rimangono uno strumento essenziale di cui non priveremo la magistratura", ha aggiunto.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha firmato il decreto per il 41 bis

 Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha firmato questa mattina il decreto che infligge il regime carcerario previsto dal 41 bis a Matteo Messina Denaro. 

Messina Denaro ripreso mentre faceva la spesa

 Ci sarebbe anche un'agenda, con nomi e numeri di telefono, nel covo di vicolo San Vito (ex via CB 31), pieno centro di Campobello di Mazara, in cui avrebbe trascorso l'ultimo periodo della sua trentennale latitanza il boss Matteo Messina Denaro. Non solo vestiti costosi e profumi, dunque, ma anche materiale che viene definito "molto interessante" dagli investigatori. Come riferiscono gli inquirenti, il boss avrebbe condotto una vita assolutamente normale. È stato persino ripreso mentre faceva la spesa al supermercato. Impossibile - dicono sempre gli investigatori - che nessuno sapesse della sua presenza a Campobello.

Sulla tomba di Falcone: "Ce l'abbiamo fatta Giovà"

Sulla lapide della tomba di Giovanni Falcone, il giudice ammazzato dalla mafia nelle stragi del '92, qualcuno ha lasciato un messaggio: "Ce l'abbiamo fatta, Giovà". Un biglietto che non ha bisogno di spiegazioni e che qualcuno ha voluto lasciare per Falcone, come ad avere la certezza che il messaggio arrivasse anche a chi ha pagato con la vita la lotta alla mafia. La foto è stata postata su Facebook dalla Fondazione Falcone.

 

BIglietto sulla lapide della tomba di Giovanni Falcone Facebook/Fondazione Falcone
BIglietto sulla lapide della tomba di Giovanni Falcone

Totò Cuffaro: "Il medico indagato non c'entra niente con me"

 "Gli inquirenti accerteranno cosa c'entra il dottor Alfonso Tumbarello con Messina Denaro, ma è certo che non c'entra niente con me". Lo afferma il commissario regionale della Dc, Totò Cuffaro, dopo alcune notizie riguardanti la candidatura di Tumbarello alle Regionali del 2006 e alle amministrative del 2011 a Campobello di Mazara. "A chi della stampa non perde occasione per spargere fango contro di me voglio ricordare che nel 2006 la mia lista, era la 'Lista del Presidente' chiamata 'Arcobaleno', e il dottor Tumbarello non era candidato con la mia lista, era candidato nella lista della Udc e - precisa ancora Cuffaro- le candidature di Trapani non sono state scelta da me". "Nel 2011, quando si è candidato a sindaco, io ero già in carcere e, quindi, non l'ho potuto scegliere come candidato. Quello che si sta scrivendo contro di me è semplicemente  vergognoso e non degno di una informazione seria ma soltanto diffamatoria", conclude Cuffaro. 

Messina Denaro è grave, afferma l'oncologo della clinica dov'era in cura

 "Le sue condizioni sono gravi, la malattia ha avuto un'accelerazione negli ultimi mesi. Non lo definirei un paziente in buone condizioni di salute. Sono certo che continuerà a ricevere tutte le cure di cui ha bisogno. Ieri i carabinieri mi hanno chiesto se posticipare di tre, quattro giorni il ciclo di chemioterapia che avrebbe dovuto fare qui avrebbe avuto conseguenze e io ho firmato l'autorizzazione perchè un ritardo così contenuto non avrà alcun effetto sul suo stato di salute". Lo dice a Repubblica online Vittorio Gebbia, responsabile dell'Oncologia medica della clinica La Maddalena, dove il boss Matteo Messina Denaro è stato arrestato ieri mattina. Gebbia ha visitato il boss, alias Andrea Bonafede, nel gennaio 2021 prima di una valutazione multidisciplinare chirurgica. Poi il mafioso ha iniziato la chemio e il 4 maggio 2021 è stato operato per le metastasi al fegato da una equipe chirurgica. Gebbia dice che la prognosi infausta è stata "accolta con grande dignità" dal paziente che aveva, la "piena consapevolezza delle sue condizioni di salute" e "nessun atteggiamento che potesse destare sospetto".

Il garante regionale dei detenuti: Messina Denaro sarà curato in carcere

Le terapie per il tumore al colon, malattia da cui è affetto Matteo Messina Denaro, saranno tutte eseguite nel carcere di Preturo dell'Aquila dal personale medico del reparto di oncologia dell'ospedale San Salvatore. "Si sta provvedendo perchè possa essere seguito con attenzione in una stanza adibita per questa necessità". Lo ha detto a LaPresse Gianmarco Cifaldi, garante dei detenuti per l'Abruzzo.

Il presunto favoreggiatore di Messina Denaro sta parlando con i pm

Starebbe parlando con i pm Andrea Bonafede, l'uomo che ha "prestato" l'identità al boss Matteo Messina Denaro. Con i magistrati avrebbe fatto mezze ammissioni dicendo di conoscere il capomafia fin da ragazzo e di essersi prestato a comprare, con i soldi del padrino, la casa in cui questi ha passato l'ultimo anno. L'immobile, in pieno centro abitato, a Campobello di Mazara, risulta intestata infatti a Bonafede. A differenza di quanto riferito poco fa dall'agenzia LaPresse, l'Ansa riferisce che l'ipotesi di reato per cui è indagato il geometra sarebbe associazione mafiosa.

Indagato per favoreggiamento il vero Andrea Bonafede

Andrea Bonafede, proprietario dell'immobile di via Cb31, a Campobello di Mazara, dove Matteo Messina Denaro ha vissuto da "almeno sei mesi" secondo i carabinieri, è indagato per favoreggiamento. Lo riferisce l'agenzia LaPresse citando fonti della Procura.

Il covo individuato a partire dal codice delle chiavi di un'Alfa Romeo

La chiave di un'Alfa Romeo 164 ritrovata nel borsello del boss Messina Denaro: è stato questo l'input che ha consentito ai carabinieri e ai magistrati di risalire all'ultima abitazione del boss a Campobello di Mazara, perquisita questa notte. Gli inquirenti, attraverso il codice della chiave, sono risaliti al veicolo e grazie a un sistema di intelligenza artificiale hanno ricostruito, con tanto di immagini, gli spostamenti dell'Alfa. Tra le riprese c'era anche quella del boss che entrava e usciva dall'abitazione di Campobello con le borse della spesa: circostanza che ha portato i magistrati al covo.

Trovati addosso al boss due telefoni e una rubrica

Due telefoni cellulari e un rubrica bordeaux dove annotava appuntamenti. Sono questi gli oggetti che sono stati trovati addosso al boss Matteo Messina Denaro, arrestato ieri dopo 30 anni di latitanza.

Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo a Palermo per incontrare De Lucia

È arrivato ora al palazzo di giustizia di Palermo il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo. Il capo della Dna sta incontrando il procuratore capo della Repubblica di Palermo, Maurizio de Lucia, nella sua stanza al secondo piano del palazzo di giustizia.

Paolo Guido: Matteo Messina Denaro girava "indisturbato" per locali e ristoranti

Vestiti e profumi di marca, decine di sneakers di marca, anche costose, diversi modelli di occhiali ray-ban, un frigorifero ben rifornito, diverse ricevute di ristoranti. Ecco alcuni degli elementi rinvenuti, secondo quanto si apprende, nell'appartamento di via Cb31, a Campobello di Mazara. "Non faceva una vita monastica, in stile Provenzano così per fare un esempio", conferma il procuratore aggiunto Paolo Guido. Avrebbe anche avuto diverse frequentazioni con donne, il boss Matteo Messina Denaro, oltre a girare "indisturbato" per locali e ristoranti. Il boss usciva indisturbato e nessuno, neanche tra i vicini, sembrava conoscerlo.

Il medico indagato fu candidato alle regionali con Cuffaro

- Il medico Alfonso Tumbarello, 70 anni, indagato nell'ambito dell'arresto di Matteo Messina Denaro per aver fatto ad Andrea Bonafede, l'alias del boss, prescrizioni e l'accesso alle visite oncologiche, si era candidato nelle elezioni amministrative del 2011 a sindaco di Campobello Di Mazara (Trapani). Tumbarello era appoggiato dalla lista del Popolo delle Libertà e ottenne il 7,55% dei voti superando la stessa lista che prese il 3,92%. Precedentemente, nel 2006, il medico si candidò alle elezioni regionali nella lista (Casini-Udc) collegata a quella regionale "Per la Sicilia Cuffaro Presidente" senza essere eletto. Totò Cuffaro, attuale commissario regionale della Dc, condannato  a 7 anni di carcere (scontati) per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra,  venne eletto presidente col 53% dei voti battendo Rita Borsellino col 41% e Nello Musumeci col 5,2%. Nel 2003 Tumbarello venne eletto nella lista Udc al consiglio provinciale di Trapani. Molte persone lo ricordano come un bravo pneumologo.

Messina Denaro abitava nel covo da almeno sei mesi

"Matteo Messina Denaro abitava qui da almeno sei mesi. Un appartamento, ben ristrutturato, che testimonia che le condizioni economiche del latitante erano buone. Arredamento ricercato, di un certo tenore, non di lusso ma di apprezzabile livello economico". Così il comandante provinciale dei carabinieri di Trapani Fabio Bottino, dopo l'ispezione nel covo dove si nascondeva Matteo Messina Denaro.  "Perquisizioni e accertamenti sono in corso. Stiamo rilevando la presenza di tracce biologiche, di eventuali nascondigli o intercapedini dove può essere stata nascosta della documentazione. Un lavoro per il quale occorreranno giorni".

Messina Denaro ha nominato come legale sua nipote, nipote anche del capomafia palermitano Giuseppe Gottaduro

Matteo Messina Denaro ha nominato come sua legale la nipote Lorenza Guttadauro, nipote anche del capomafia palermitano Giuseppe Guttadauro. Già poche ore dopo l'arresto, come comunicato ieri in conferenza stampa, la Procura di Palermo aveva chiesto l'applicazione del regime di carcere duro per il boss. L'istanza è stata inviata al ministero della Giustizia. Il provvedimento dei pm porta la firma del procuratore Maurizio de Lucia e dell'aggiunto Paolo Guido.

Il proprietario del covo di Messina Denaro è il vero Andrea Bonafede

 Il covo di vicolo San Vito dove si nascondeva il boss Matteo Messina Denaro, nel centro di Campobello di Mazara, è di proprietà di Andrea Bonafede, lo stesso titolare della carta d'identità falsa utilizzata dal super latitante. Lo ha confermato all'ANSA il colonnello Fabio Bottino, comandante provinciale dei carabinieri di Trapani. L'ufficiale non ha invece voluto confermare se Bonafede, che ieri era stato interrogato in caserma, sia indagato.

Nei prossimi giorni sarà interrogato l'autista del boss

Si terrà nei prossimi giorni  l'interrogatorio di garanzia di Giovanni Luppino,arrestato ieri mattina insieme al boss Matteo Messina Denaro. È stato Luppino, commerciante di olive, agricoltore di mestiere, incensurato ad accompagnare l'ex primula rossa in auto alla clinica Maddalena di  Palermo.

Messina Denaro è detenuto nel carcere dell'Aquila

Matteo Messina Denaro è detenuto nel carcere dell'Aquila. Lo afferma l'Ansa, da fonti della polizia penitenziaria. La conferma arriva dal procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia.

Angelosanto (ROS), a Rainews24:"Viveva nell'agiatezza"

La casa a Campobello di Mazara dove si nascondeva Matteo Messina Denaro è "l'abitazione di una persona che vive nell'agiatezza, con beni e abbigliamenti di qualità. Immaginiamo tutto questo perché esercitando le funzioni di capo aveva anche l'esigenza di presentarsi in un certo modo". Lo ha spiegato il comandante del Ros dei carabinieri Pasquale Angelosanto, a Rai News24. L'abitazione, ha riferito, "è stata presidiata tutta la notte e sono al lavoro i carabinieri del Ris per gli accertamenti tecnico-scientifici. L'abitazione andrà ispezionata minuziosamente, individuati eventuali nascondigli, posti dove possono essere nascoste armi, documenti o valori: sarà molto minuziosa, faremo una verifica molto approfondita". 

"Quando noi sosteniamo che lo scopo principale di un'organizzazione mafiosa è quello di arricchirsi, quindi tutte le attività lecite controllate o illecite sono finalizzate a questo, a fare profitto, e questi profitti si traducono anche nello stile di vita degli associati, in questo caso del capo della struttura trapanese di Cosa nostra", ha concluso Angelosanto.

Parla il chirurgo che l'ha operato: Per me era Andrea Bonafede

"Due anni fa Matteo Messina Denaro, con il nome di Andrea Bonafede è stato ricoverato nel nostro ospedale dove è stato operato per un tumore al colon. Sono stato io stesso a eseguire l'intervento insieme a due colleghi ma è difficile ricordarsi che persona fosse. Non potevamo mai pensare potesse essere un superlatitante. Il nostro compito è quello di curare il paziente. A noi non risultano altri accessi in ospedale, da noi ha fatto l'intervento e poi è andato via". Lo dice a LaPresse un chirurgo dell'ospedale Abele Ajello di Mazzara del Vallo: “Ieri sono venuti i carabinieri che hanno sequestrato le cartelle cliniche”. 

"Mi chiamo Matteo Messina Denaro" (Il file audio)

"Lei lo sa... chi sono io": il momento dell'arresto di Matteo Messina Denaro (Video)

Indagato il medico che aveva in cura il finto 'Bonafede'

Alfonso Tumbarello, 70 anni, il medico che aveva in cura Andrea Bonafede, alias Matteo Messina Denaro, è indagato nell'ambito dell'arresto del super latitante. Tumbarello è di Campobello di Mazara ed è stato per decenni medico di base in paese, sino a dicembre scorso, quando è andato in pensione. Tumbarello sino a qualche mese fa è stato medico del vero Andrea Bonafede, 59 anni, residente a Campobello di Mazara e avrebbe prescritto le ricette mediche a nome dell'assistito. Ieri i carabinieri hanno perquisito le abitazioni di Campobello, di Tre Fontane e l'ex studio del medico che è stato anche interrogato.

Parla il vicino di casa del boss mafioso: "Lo incontravo, buongiorno e buonasera, ma non sapevo chi era" (Video)

Le immagini dell'esterno del covo di Matteo Messina Denaro (Video)

Piero Grasso: Il suo arresto è stato un successo dello Stato. Aveva una personalità al di fuori della media

"Una grande emozione per me e un grande  successo dello Stato". Lo afferma, in un'intervista a 'la Repubblica', Piero Grasso, ex pm a Palermo, ex procuratore della stessa città e poi procuratore nazionale antimafia, prima di diventare presidente del  Senato. Dal racconto su Messina Denaro fatto dai pentiti interrogati, ricorda  Grasso, "veniva fuori una personalità assolutamente superiore alla media. Era stato lui a proporre i beni artistici come obiettivi da colpire per le stragi del 1993, perché era più acculturato rispetto a Riina e ad altri. Con Bagarella e Brusca è stato tra gli ideatori  delle stragi di Roma, Firenze e Milano, dopo essere stato tra i  protagonisti di quelle del 1992. Faceva parte del commando, con Sinacori e Graviano, che nel febbraio di quell'anno doveva uccidere  Falcone a Roma. Poi furono chiamati da Riina che aveva trovato di  meglio". Sul piano personale era descritto "come un uomo molto amato perché era considerato un benefattore nei suoi territori. Si faceva ben volere e  questo spiega i trent'anni di latitanza con la copertura di chi aveva  cointeressenze d'affari con lui". L'arresto del super latitante  "comunica il messaggio che non esiste l'impunità o l'invincibilità. Ma non dobbiamo pensare che, arrestato lui, si chiude il capitolo mafia. Sarebbe un errore, perché la mafia esiste sempre, anche se ormai è  ritornata all'antico, e cerca di utilizzare le istituzioni e le  burocrazie per avere vantaggi e profitti. Questo è il suo grande  potere. Come diceva Falcone, se la mafia fosse solo un fenomeno criminale l'avremmo già distrutto con le operazioni di polizia, invece sono proprio gli interessi convergenti che riescono a farla  sopravvivere".

Messina Denaro da ieri in Abruzzo, l'ipotesi per il carcere a L'Aquila

È sbarcato ieri sera con un volo militare all'aeroporto di Pescara il boss mafioso Matteo Messina Denaro. L'ipotesi più accreditata, come anticipato da La Repubblica e il Centro, è che il boss venga detenuto nel carcere dell'Aquila, una struttura di massima sicurezza che ha già ospitato personaggi di spicco ed anche perché nell'ospedale del capoluogo c'è un buon centro oncologico. Non è escluso che il boss sia stato trattenuto altrove per la notte, o in una caserma o nei vari penitenziari della zona. Secondo quanto si è appreso, autorità ed istituzioni sarebbero state allertate.

Nordio: Garantiremo detenzione e diritto alla salute

"Un minimo senso di umanità e di eticità e di senso cristiano oltre a quello che insegna la Costituzione impone di curare le persone quando sono ammalate. Siamo in grado di garantire la detenzione e il diritto alla salute. Le strutture italiane riescono a garantire una assistenza sanitaria di primo livello". Lo ha detto Carlo Nordio, ministro della Giustizia, in diretta su Radio 24. "Esistono dei luoghi compatibili con la detenzione e la garanzia dell'assistenza sanitaria non sono molti ma possiamo assolutamente garantire che coesisteranno il diritto alla salute e il diritto alla sicurezza per la detenzione di un pericoloso latitante, assicurato alla giustizia dopo 30 anni".

Maria Falcone: Vorrei che mio fratello sentisse gli applausi dell'arresto

"È una vittoria di tutta la società  italiana. Occorreva un salto generazionale, come auspicava Giovanni. Impressionante come tutti battessero le mani davanti a quella clinica, per strada, fra gli autobus, i passanti pronti ad abbracciare i carabinieri con i loro giubbotti antiproiettile. Immagini ben diverse  da quando i parenti dei boss si accanivano e inveivano a Palermo  contro funzionari e agenti di scorta". Lo afferma, in un'intervista al 'Corriere della Sera', Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso  nella strage di Capaci, all'indomani dell'arresto di Matteo Messina Denaro. Riguardo agli applausi fra la gente di passaggio nel quartiere San  Lorenzo, alle mani alzate in segno di vittoria, osserva: "Ah, come  vorrei che Giovanni e Paolo potessero vederle. È un grande passo verso una democrazia compiuta. E questo accade proprio grazie al loro  impegno, che rivive in ogni incontro con i giovani, con un popolo di  studenti e insegnanti al lavoro per un'educazione alla legalità, un senso di giustizia sintonizzato sull'esercizio della memoria di chi ha pagato tutto questo con la vita". Messina Denaro, continua Maria  Falcone, "potrebbe dirci grandi cose su un drammatico pezzo di storia italiana. Ma non so se lo farà. Come non l'hanno fatto Riina e  Provenzano. È comunque una strada da percorrere e penso che magistrati e investigatori proveranno a farlo".

Piantedosi: Nessuna tregua a mafiosi e terroristi

"Il fenomeno dei latitanti e dei criminali che si sono sottratti alla giustizia riguarda la mafia ma anche il terrorismo. Entrambi i fenomeni hanno segnato le pagine più buie del nostro Paese. Non guardo a chi sara' il prossimo ma a che si prosegua incessantemente nella giusta direzione di assicurare prima o poi tutti alla giustizia". Lo ha affermato il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, in un'intervista al Giornale sulla cattura di Matteo Messina Denaro. Per il titolare del Viminale i meriti vanno "ai magistrati, ai carabinieri, a tutti gli uomini e alle donne delle forze di polizia che ogni giorno combattono il crimine e tutelano l'ordine e la sicurezza. A loro deve andare la gratitudine del Paese per questo straordinario risultato e per il silenzioso e difficile lavoro che svolgono ogni giorno anche a prezzo di molti sacrifici e rischi". 

"L'individuazione e la cattura mi sono stati comunicati al momento dell'arresto", ha riferito Piantedosi, "da qualche tempo registravo ottimismo. Sapevo che il cerchio si stava stringendo e che c'erano alcune prospettive di lavoro. Ho pensato ai familiari di Dalla Chiesa, di Cassara', Basile, Giuliano, Falcone, Borsellino e tanti altri poliziotti, carabinieri e magistrati. Abbiamo scambiato messaggi con la signora Montinaro. Avevamo fissato un appuntamento per questasettimana. Non vedo l'ora di abbracciarla in rappresentanzadi tutti i familiari delle vittime di mafia". 

L'altro lato della medaglia. Sembra impossibile che un boss pluriricercato possa mimetizzarsi per trent'anni nella sua città: "E' un tratto comune a molte altre catture di latitanti avvenute nel passato. E' evidente che il muro di omertà e di connivenze è stato pazientemente scardinato anche in questo caso dalle forze di polizia. Le analisi che seguiranno potranno chiarire alcune cose anche da questo punto di vista".   Quanto al ruolo dell'esecutivo, Piantedosi precisa: "Rispetto alla consolidata professionalità delle nostre forze dell'ordine, ogni governo che si succede può avere il solo compito di favorire le condizioni ideali perchè esse possano lavorare nel migliore dei modi. Il governo Meloni, fin dai primi passi mossi in questi mesi, ha lanciato messaggi importanti circa il fatto che la lotta alla mafia sarà sempre una priorità per un esecutivo che ha al primo posto in agenda il rispetto della legge".

L'esterno del covo di Matteo Messina Denaro

Campobello di Mazara, via c/b, palazzine. google maps
Campobello di Mazara, via c/b, palazzine.

De Lucia, Procuratore di Palermo: La Mafia ha una testa sola, intercettazioni indispensabili

"Cosa Nostra tende a ricostruire i suoi vertici. Adesso dovrà sostituire Matteo Messina Denaro come punto di riferimento per i grandi affari. C'è già chi è pronto a prendere il suo posto". L'ultimo stragista è appena finito in carcere, ma il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, intervistato da Repubblica, avverte: "Se qualcuno pensa che la partita contro la mafia sia vinta, si sbaglia di grosso. Ora si sposta sulla caccia alla rete di protezioni e connivenze che hanno permesso a Messina Denaro di restare latitante per trent'anni", dice il magistrato, 61 anni, da settembre al vertice dell'ufficio inquirente che ha coordinato le indagini sulla cattura del padrino. Poi sottolinea: "C'è stata certamente una fetta di borghesia che, negli anni, lo ha aiutato. Le nostre indagini puntano su questo". Per porre fine alla fuga del boss avete utilizzato anche intercettazioni? "Sono state uno dei pilastri dell'inchiesta. Stiamo parlando di uno strumento indispensabile e irrinunciabile per il contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso. Senza le intercettazioni le indagini non si possono fare oppure non portano a nessun risultato. Questo è un discorso importante che deve essere chiaro una volta per tutte"

Perquisito il covo, non sono state trovate armi ma abiti e profumi di lusso

Sono stati trovati profumi, mobili di pregio e capi di abbigliamento di lusso ma nessuna arma, come si apprende da Adnkronos, nel covo del boss Matteo Messina Denaro a Campobello di Mazara, nel trapanese. I carabinieri del Ros hanno perquisito il nascondiglio tutta la notte. 

Trovato covo Messina Denaro

I carabinieri del Ros e la procura di Palermo hanno individuato il covo del boss Matteo Messina Denaro, arrestato, ieri, alla clinica Maddalena di Palermo. E' a Campobello di Mazara, nel trapanese, paese del favoreggiatore Giovanni Luppino, finito in manette insieme al capomafia. Il nascondiglio, secondo quanto si apprende, è nel centro abitato. Le ricerche sono state coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Guido. 

La conferenza stampa per la cattura del latitante Matteo Messina Denaro

Il comandante dei Carabinieri: nessun mistero o segreto nella sua cattura

"Nell'ultimo mese avevamo capito che il cerchio si stava stringendo e sapevamo che ogni momento poteva essere quello buono. Negli ultimi giorni eravamo più consapevoli, ma la storia ci ha insegnato che nulla è scontato soprattutto quando si tratta di un capomafia". Il comandante generale dei Carabinieri, Teo Luzi, ha commentato così in un'intervista al Corriere della Sera gli eventi che hanno portato alla natura di Matteo Messina Denaro."Le nostre ricerche - ha aggiunto - si sono sempre concentrate in Sicilia, eravamo pienamente consapevoli di dover trovare un buco nella rete di protezione del capo. Ma è bene sapere che si tratta di una rete stretta e non facilmente penetrabile, dopo la cattura tutto sembra semplice. Avevamo un pool di investigatori dedicati esclusivamente a questa indagine e con un gioco di squadra - che evidentemente comprende la polizia di Stato e gli altri apparati di sicurezza - siamo riusciti ad afferrare il filo giusto. Il metodo del generale Carlo Alberto dalla Chiesa è quello tuttora applicato dai colleghi del Ros che prevede la perseveranza e soprattutto la scelta di utilizzare le tecniche investigative tradizionali. Vuol dire raccolta di tantissimi dati informativi dei reparti dei carabinieri, intercettazioni telefoniche e ambientali, verifiche sulle banche dati dello Stato, interrogatori"."Questa è una battaglia vinta - ha detto ancora il generale - non è certamente la fine della mafia. Noi continueremo la lotta contro Cosa Nostra perché il cerchio non è chiuso e anzi le indagini devono andare avanti nella consapevolezza che il nemico è tuttora forte e capace di infiltrarsi nelle istituzioni. Quando la mafia non spara non vuole dire che non sia attiva, anzi. La cattura di Messina Denaro ci dà nuovi stimoli ad andare avanti proprio seguendo il metodo applicato finora. C'è un'altra rete, quella degli affari e delle infiltrazioni, che va smantellata"."Non ci sono misteri, né segreti inconfessabili su questo arresto - ha concluso Luzi -. Abbiamo indagato per anni e anni e abbiamo lavorato per fargli terra bruciata intorno. Fino a questo risultato straordinario che deve essere dedicato a tutte le vittime di mafia".

Il blitz del Ros nella clinica privata (video)