Scatti simbolo

Guerra e immagine: 10 foto che hanno cambiato la storia

Da Robert Capa a Evgeniy Maloletka, quando la fotografia cambia la percezione del conflitto e risveglia le coscienze

La guerra e l'immagine, la polemica tra vero e falso, il coraggio dei fotoreporter al fronte e il dibattito sui limiti nel mostrare l'orrore di un combattimento o quel che ne resta, dopo. Sono temi che non nascono oggi con la proliferazione degli obiettivi e degli schermi che inondano i social media di scatti “generati dall'utente”, ma accompagnano da sempre la storia della fotografia, da quando questo dispositivo ha cambiato per sempre il racconto giornalistico proiettando il pubblico in mezzo agli eventi, nelle trincee, al fronte, sotto le bombe, accanto alle vittime o in asse con il punto di vista del cecchino. La guerra in Ucraina non fa eccezione e dopo poco più di un mese sono già molte le immagini “simbolo” destinate a rimanere nella memoria di tutti. Tra queste quelle scattate da Evgeniy Maloletka, uno degli ultimi fotoreporter a lasciare Mariupol, stretta d'assedio, autore tra le altre della foto della donna incinta in fuga dall'ospedale che ha fatto il giro del mondo e irritato le gerarchie russe. Le immagini dell'orrore di Bucha sono l'ultimo capitolo di questa storia. Ecco dieci scatti dal fronte che nessuno può dimenticare.

  1. Robert Capa, Guerra Civile Spagnola, 1936. 
    Si tratta senza ombra di dubbio della foto di guerra più conosciuta, quella che ritrae un soldato dell'esercito repubblicano colpito a morte a Cordova. Pubblicata sul giornale francese “Vu” l'immagine fece il giro del mondo contribuì in modo decisivo a far conoscere la Guerra Civile Spagnola rafforzando le simpatie per la causa repubblicana.
  2. Robert Capa, Sbarco in Normandia, 6 giugno 1944. 
    Un altro scatto del fotografo di origine ungherese è diventato simbolico di un momento chiave della Seconda Guerra Mondiale: l’immagine sfocata scattata sulla spiaggia di Omaha durante lo sbarco in Normandia, restituisce in pieno la drammaticità del momento. 
  3. Joe Rosenthal, Iwo Jima, 23 febbraio 1945
    Questa è una delle foto di guerra più famose e controverse di sempre. Scattata da Joe Rosenthal, fotografo di Associated Press, sul monte Suribachi, sull’isola giapponese di Iwo Jima, immortala sei soldati dell’esercito americano mentre issano la bandiera degli Stati Uniti sulla cima della montagna. Dal libro “Flags of Our Father” di James Bradley che racconta la storia del padre, Clint Eastwood trasse il suo splendido film. Una foto tanto celebrata quanto discussa: dall'identità dei soldati protagonisti, alla sua autenticità messa in dubbio da chi la riteneva un falso. Un'immagine tanto cara all'immaginario collettivo americano da riecheggiare come modello nello scatto di Thomas E. Franklin, che l'11 settembre 2001 immortalò l'alzabandiera dei vigli del fuoco di New York a Ground Zero.
  4. Nick Ut, Vietnam, 8 giugno del 1972
    Quando le bombe al napalm cadono sul villaggio di Trang Bang, Nick Ut, fotografo di Associated Press, scatta una delle immagini di guerra più note. È quella di Kim Phuc, una bambina vietnamita di 9 anni che fugge urlando “Nong quá, Nong quá” (troppo caldo, troppo caldo). Gravemente ustionata Kim si era strappata i vestiti in fiamme. 
  5. Jeff Widener, piazza Tienanmen 1989
    Non è una foto bellica in senso stretto, ma l'uomo che, il giorno dopo lo scoppio della rivolta pro-democrazia in piazza Tienanmen a Pechino, si mette davanti ai carri armati cinesi frenandole l'avanzata, è diventato icona stessa dell'individuo che si oppone a mani nude alla violenza armata.
  6. Georges Gobet, Sarajevo 1992 
    Nel 1992 gli occhi del mondo erano su Sarajevo assediata dalle forze serbe, e l'immagine delle torri gemelle "Momo" e "Uzeir" in fiamme sul “viale dei cecchini” divenne una delle immagini simbolo della guerra in ex Jugoslavia.
  7. James Natchwey, Rwanda, 1994 
    La foto di un giovane hutu sopravvissuto ad un campo di concentramento con i terribili segni delle sevizie sul volto fece conoscere al mondo il genocidio in Rwanda.
  8. Richard Drew, New York, 11 settembre 2001
    L'immagine dell'uomo che cade nel vuoto da una delle torri gemelle è diventata una delle foto simbolo degli attentati dell'11 settembre e di una guerra, quella del terrorismo internazionale, combattuta in modo non convenzionale. 
  9. Abu Ghraib, 2004
    A scattare le foto delle torture sui prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib furono gli stessi soldati e contractor americani che avevano perpetrato gli abusi. A fare scoppiare lo scandalo che avrebbe messo in gravissima difficoltà l'allora presidente George W Bush, fu il programma televisivo ‘60 minutes’ di CBS che per primo le mostrò a tutto il mondo.
  10. Ronaldo Schemidt, Bucha, 3 aprile 2022
    Una delle drammatiche immagini che arrivano dalla piccola città vicino a Kiev e che evocano il massacro di Srebrenica, il più cruento in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. I corpi dei civili giustiziati dalle truppe russe in ritirata da Bucha, alcuni con le mani legate dietro la schiena, riversi lungo le strade e sepolti in una fossa comune, hanno suscitato l'orrore e le proteste della comunità internazionale.

Oliviero Toscani: Solo di fronte a certe immagini diventiamo sensibili

''Tutta la guerra è un'immagine tremenda, ma soltanto di fronte alle immagini diventiamo sensibili''. Commenta così il fotografo milanese le immagini di Bucha che mostrano i cadaveri per strada vittime di esecuzioni sommarie. Parlando con l'Adnkronos, Toscani si stupisce del fatto che siano ''le fotografie a decidere la drammaticità della guerra. E tutti gli altri. Tutti i morti che non vediamo, su entrambi i fronti? Anche i ragazzi russi, che sono morti e che nessuno vede, esistono. Ma perché la guerra esista è necessaria l'immagine. E la fotografia è arte nel momento in cui ci fa rendere conto di ciò che succede''.

Ma non tutte le immagini che ci raccontano la guerra sono uguali, avverte Toscani: "Molto sono lì a creare solamente assuefazione. È incredibile che soltanto di fronte a certe immagini che ci toccano particolarmente diventiamo sensibili, perché sappiamo benissimo anche senza immagini ciò che succede in guerra, ma purtroppo siamo degli struzzi''. Il fotografo dice la sua anche sulla veridicità delle immagini di Bucha: ''Ci sono quelli che ancora sollevano dubbi sulla Shoah, non mi occuperei di questi stupidi che hanno tempo da perdere. Per loro non siamo andati sulla Luna, è stato tutto falso... ascoltiamo i terrapiattisti e ridiamo... solo che qui c'è davvero poco da ridere''.

E se ancora oggi, nell'era digitale, il lavoro dei fotorepoter rimane imprescindibile per toccare con gli occhi un conflitto, nel corso di tutto il Novecento alcuni scatti hanno cambiato la percezione di una guerra nell'opinione pubblica, e a volte, attraverso l'impatto sull'immaginario collettivo e le coscienze, anche il corso degli eventi.