Lutto nella cultura

Addio a Lisetta Carmi, fotografa degli invisibili: "Ricordatevi, sempre, di pensare agli altri"

Nata nel 1924 a Genova si è spenta a 98 anni a Cisternino in Puglia dove aveva fondato il noto centro Ashram. Una vita dedicata alla denuncia sociale e agli ultimi. Celebri i suoi reportage degli anni '60 tra i portuali genovesi e i travestiti

È morta a 98 anni a Cisternino, dove viveva da tempo, Lisetta Carmi, grande fotografa degli ultimi, degli invisibili, pianista di talento e fondatrice nel 1979 dell'Ashram Bhole Baba proprio nella cittadina pugliese. Nata nel 1924 a Genova, di origini ebraiche, Carmi abbandonò nel 1960 una promettente carriera da musicista per dedicarsi alla fotografia e ai reportage civili.

La musica e poi la luce, le manifestazioni di piazza, i reportage nelle favelas, gli anni passati a raccontare l'anima negli occhi dei travestiti, nelle lotte dei portuali, nei volti dei poeti. "Tutta la vita ho lavorato per capire", raccontava di sé, già anziana, la grande Lisetta Carmi. Un'esistenza moltiplicata la sua, lunghissima con i suoi 98 anni compiuti a febbraio, ma anche incredibilmente varia, ribelle, anticonformista.

Tra i suoi lavori più noti Italsider del 1962, Genova Porto del 1964 e Travestiti del 1972 di cui proponiamo alcuni scatti. Anni di scoperte, di battaglie, di viaggi, in Israele, Palestina, Sud America, Afghanistan. Senza dimenticare l'impegno per il teatro. O i tanti ritratti di artisti e intellettuali da Charles Aznavour a Edoardo Sanguineti da Leonardo Sciascia a Carmelo Bene, Claudio Abbado, Ezra Pound. Quest'ultimo rimasto leggendario: il poeta già anziano, gli occhi che brillano nel viso scavato di rughe. Uno scatto ottenuto in 4 minuti soltanto, racconterà poi dopo lei: "in quei 4 minuti ho capito quale grande poeta era"

Nel 1976 l'incontro con il maestro indiano Babaji segna una nuova svolta della sua vita che la porta a lasciare la fotografia e a dedicarsi alla diffusione degli insegnamenti del suo maestro con l'ashram Bhole Baba fondato nel 1979 a Cisternino, gemma della valle D'Itria.

Dai suoni alla luce, perché all'inizio c'era il pianoforte e una carriera da concertista avviata già nell'immediato dopo guerra, a dispetto delle leggi razziali e del trauma - per lei fondativo - della cacciata dalla scuola a 14 anni, dei mesi nascosta, dell'esilio in Svizzera. Con il 1960 la prima svolta, quando per inseguire la passione civile scoprì da autodidatta la fotografia e ne fece una professione, abbandonando di colpo il pianoforte, le tournée, gli applausi, per gettarsi con una passione irruenta e felice nel racconto delle vite più disgraziate. 

"Se le mie mani devono diventare più importanti del resto dell'umanità, allora smetto", aveva detto al suo maestro Alfredo They che la sconsigliava di partecipare ad una manifestazione di portuali. Eccola allora, con una Leika regalatale dal padre, documentare il lavoro durissimo degli operai, le vite umiliate dei transessuali nella sua Genova, l'orrore della povertà più estrema, in Venezuela, dove ogni mattina si faceva accompagnare alla discarica a documentare la disperazione dei tanti impegnati a raccogliere qualcosa da vendere. 

Tante le retrospettive a lei dedicate: nel 2018 a Roma al Museo in Trastevere, alla collettiva della Quadriennale "Fuori", la rassegna del Man di Nuoro nel 2021, fino all'ultima, chiusa solo un paio di mesi fa a Palazzo Ducale di Genova dedicata al Porto e ai suoi lavoratori. 

"Il successo non l'ho mai cercato", spiegava illustrando l'ennesima nuova vita, quella dedicata "al silenzio e alla meditazione", che aveva scelto alla fine degli anni Settanta dopo l'incontro folgorante, in India, con il maestro yogi Babaji Herakhan Baba. Anche qui una svolta, Lisetta considera finito il suo lavoro di fotografa, accoglie per sé un nome spirituale, Janki Rami, e si dedica mettere in piedi un luogo di spiritualità in Puglia, a Cisternino, dove aveva comperato un trullo e dove vivrà quasi cinquant'anni della sua lunghissima vita, lasciando al comune una parte delle sue foto e centinaia di libri. 

"All'inizio è stato duro, le persone qui non avevano nessuna apertura verso il divino", raccontava ancora lei, dettando sicura le volontà per il dopo: "voglio essere cremata e poi dispersa in mare, nessuna tomba per me, voglio lasciare il segno negli esseri umani". Il segno rimane, nell'atmosfera lieve, oggi, della stanza del commiato allestita per lei a Cisternino, come nei tanti volti umanissimi scolpiti nella luce del suo bianco e nero. Il messaggio è stata lei a indicarlo, ricordando una volta di più la ferita delle persecuzioni subite e di quelle alle quali ha assistito: "Ricordatevi, sempre, di pensare agli altri".