La donna che sfidò la dittatura argentina, è deceduta domenica scorsa

In migliaia in piazza per rendere omaggio a Hebe de Bonafini, volto delle madri di Plaza De Mayo

Le sue ceneri sono state depositate dalle sue compagne sulla piazza, insieme ad un rosario regalatole da Papa Francesco. Tutte insieme hanno dato vita alla 'Ronda' numero n.2328

Molte migliaia di persone - cittadini comuni, leader politici, sociali, sindacali e della cultura, e militanti delle associazioni di difesa dei diritti umani - hanno reso a Buenos Aires omaggio a Hebe de Bonafini, la più nota delle madri di Plaza De Mayo, deceduta domenica nell'ospedale italiano di La Plata all'età di 93 anni. 

Nella storica Plaza De Mayo, gremita di bandiere, striscioni e foto della donna che fra le prime si oppose con coraggio ai militari della dittatura argentina reclamando la verità sulla sorte di migliaia di desaparecidos - 30mila secondo le associazioni di madri, nonne e figli - pretendendone la “restituzione in vita”. Entrambi i figli maschi (Jorge Omar e Raul Alfredo) di Hebe de Bonafini furono rapiti, torturati e uccisi dai militari nel 1977, così come lo fu anche la nuora, moglie di Jorge.

Le anziani madri ancora vive, fra cui Vera Jarach, nata in Italia e trasferitasi in Argentina da bambina per sfuggire alle leggi razziali e privata nel 1976 durante la dittatura dell'unica figlia, Franca, hanno compiuto la tradizionale ‘Ronda’ (marcia in tondo) attorno alla piramide che si trova in Plaza De Mayo.

Era la marcia n.2328 dal 1977 ed al termine le ceneri di Hebe, benedette da padre Paco Oliveira sono state depositate dalle sue compagne (Visitaciòn De Loyola, Josefa De Fiore, Irene De Chueque, Sara Mrad e Carmen Arias) sulla piazza, insieme ad un rosario regalatole da Papa Francesco durante un incontro riconciliatore che i due ebbero il 27 maggio 2016, esse ora riposano vicino a quelle di Azucena Villaflor, una delle prime eroiche madri, che fu sequestrata e uccisa nel dicembre 1977, e il cui cadavere fu gettato in mare, restituito però a terra dalle correnti insieme a quelli di due suore francesi (Alice Domon Y Lèonie Duquet).