Calciomercato

Le pagelle dei ds

Bilancio del lavoro fatto la scorsa stagione in vista della prossima: prospettive e valutazioni

Le pagelle dei ds
Ansa
Paolo Maldini

Giusto dare i voti agli operatori di mercato più in vista. I ds sono l'anima delle società o la cattiva coscienza di qualche presidente, a seconda dei casi. La stagione ha confermato la bravura dei soliti noti e il ritorno di vecchi leoni che sembravano aver riposto in soffitta carriera e ambizioni. Partiamo ora con questa istintiva sciarada di nomi. A tutti loro calza a pennello un aforisma dell'immenso e mai troppo compianto Roberto Gervaso: c'è un successo che si fonda sul merito e uno sulla fortuna. Il primo dura di più; il secondo costa di meno.

Maldini-Massara: voto 10 e lode. 

Sono ormai una coppia di fatto, quasi un dico del regno di Eupalla. Insegnano calcio aziendale. Fuoriclasse della scrivania: investono su giovani, non sbagliando un colpo, bilancio economico virtuoso e scudetto a portata di piede. In 3 anni triplicano il fatturato e rilanciano il brand. Non solo. Bocciati i Singer (e Gazidis) che puntavano sul guru Rangnick, hanno stravinto la scommessa sul “normal one” Pioli. Oggi invero molto, molto...special.

Marotta-Ausilio: voto 10. 

La scorsa estate tutti li aspettavano al varco, pronti a suonare campane a morto dopo gli addii a Conte, Hakimi e Lukaku. Eppure, nonostante le drammatiche difficoltà economiche del gruppo Suning, la dirigenza nerazzurra (va aggiunto anche il nome di Dario Baccin, allievo di Ausilio) è riuscita a lottare su quasi tutti i fronti. Lo scudetto lo ha smarrito alla penultima curva di Casalecchio (ogni riferimento a Radu e al Bologna è puramente voluto) ma ha portato a casa due coppe. In Champions ha fatto meglio Inzaghi che Conte. La chicca resta l'uno a zero dell'Anfield road. Un otto marzo scolpito a caratteri cubitali nella recente storia della “beneamata”. Il voto alto strizza l'occhio anche al prossimo futuro: si annuncia ricca la pesca dei parametri zero di origine controllata. La classe non è acqua: con Marotta e Ausilio garanzia di successo.

Giuntoli: voto 9.5.

Cristiano il toscano, il suo lavoro lo ha fatto privo di budget. 12 mesi fa senza Champions l'ottimo Giuntoli si recò al mercato senza un euro, sperando di andare a nozze con i classici fichi secchi. Dura, durissima lavorare con Aurelio De Laurentis. Il ds azzurro non può elargire mega commissioni agli agenti, tantomeno esimersi dal privare di diritti di immagine i suoi futuri calciatori. Due paletti che portano Cris a partire quasi sempre in terza fila nel gran premio del mercato. Col suo acume porta a casa Anguissa (col Fulham pronto  a pagare metà ingaggio) e segue le dritte di Spalletti sullo scafato trentenne Juan Jesus. Sfiora per la terza volta lo scudetto in riva al golfo: tanta roba, considerando albo d'oro del club e relativo fatturato. Da Carpi in poi, Giuntoli non sbaglia un campionato. Non a caso lavora da 8 anni con De Laurentiis: a questo punto anche Giobbe gli fa un baffo. Calma e gesso: c'e' Cris.

Cherubini: voto 6. 

Una sufficienza di stima. Ha ereditato una rosa strapagata per l'effettivo rendimento tecnico. Si è subito trovato in mano la patata bollente dell'addio di CR7 a fine mercato. Ha dovuto gestire umori e mal di pancia di big in scadenza di contratto. A gennaio ha dimostrato tempismo e lungimiranza strappando Vlahovic a Premier e Liga. Non male l'ingaggio di Zakaria, conteso dalla Roma e da altri prestigiosi sodalizi. Di sicuro non è lui che ha deluso, ma qualcun altro. Questa squadra non ha mai avuto una precisa identità di gioco pur avendo nazionali di notevole levatura. Vediamo se con i vari Pogba, Di Maria, Muriel o Jesus, il Conte Max saprà fare meglio. 

Tiago pinto: voto 7.

Ha portato a casa il connazionale Mourinho: già questo da solo è un titolo di merito. Centrato anche l'acquisto di un altro lusitano doc come Rui Patricio. Abraham è stato preso su precisa richiesta dello “speciale one”. Ma il giovane dirigente si è distinto anche per le cessioni: operazioni non sempre facili, se le fai con giocatori reduci da annate insufficienti. La prossima stagione sarà quella decisiva per una possibile (ma non scontata) consacrazione.

Tare e Pradè: voto 6,5.

L'albanese ha costruito una buona Lazio, ma va capito se i dissapori con Sarri sono superati: se lavori con Maurizio, il mercato va fatto a quattro mani. Vanno reperiti elementi adatti alla sua idea di calcio. Pradè ha avuto il grande merito di segnalare Italiano a Joe Barone. Il siculo è un altro predestinato: non sbaglia mai un colpo dai tempi di Trapani. Anche riportare Torreira in italia è stata una saggia idea: ora sarebbe meglio non perderlo però.

I vecchi leoni: voto 9.  

Pantaleo, Ariedo e Walter sono come il buon vino: migliorano invecchiando. Braida in 18 mesi ha riportato la cremonese in A, prendendola in zona playout. Corvino ha ridato la massima serie al suo Salento: spendendo molto meno di Monza, Benevento, Brescia e Parma, tanto per citare i primi club che vengono alla mente. Sabatini è riuscito a salvare una squadra già retrocessa a gennaio. Convincere Nicola ad accettare la sfida impossibile resta la ciliegina della sua torta granata.