18 gennaio 2017

La valanga che travolse 29 vite all’Hotel Rigopiano

La tragedia avviene in una giornata esasperata da nevicate e forti scosse di terremoto. In hotel ci sono 40 persone. I clienti terrorizzati decidono di andare via ma la strada è bloccata. La richiesta di evacuazione resta inascoltata

La valanga che travolse 29 vite all’Hotel Rigopiano
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Hotel Rigopiano dopo la valanga

La tragedia di Rigopiano è una macchia indelebile in una conca carsica alle pendici delle montagne confinate nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga - un territorio baciato dal sole, reso luccicante dalla pioggia, modellato dalla neve e variopinto nelle mezze stagioni. Un’oasi di pace per gli amanti della Natura e per gli escursionisti che fiaccati dalla montagna cercano riparo. Nato come rifugio alpino nel 1958, l’Hotel Rigopiano ha subito una profonda trasformazione fino a diventare un famoso resort di lusso, con piscine anche all’aperto e spa. Orgoglio del turismo montano in Abruzzo.

Da rifugio montano a resort di lusso Rigopiano
Da rifugio montano a resort di lusso

È il 18 gennaio 2017, da giorni nevica e nessuno - proprio nessuno - immagina l’inimmaginabile. Non è un giorno come tanti altri. Rigopiano è perturbata da maltempo e scosse di terremoto importanti. Fenomeni naturali che esasperano gli animi degli ospiti che sperano di tornare a casa quanto prima. La strada è bloccata dalla neve e all’euforia segue la rassegnazione. L’attesa beffarda di una turbina spazzaneve, che arriverà troppo tardi, è interrotta da una valanga che travolge l’Hotel Rigopiano. Dal Monte Siella la valanga, con un fronte alto sette metri di neve mista a ghiaccio e faggi sradicati dal bosco, scende lungo la Grava di Valle Bruciata e investe la struttura, di taglio, facendo esplodere i pilastri e sollevando i solai. Nell'albergo alloggiano 40 persone: 28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 dipendenti: solo in undici sopravvivono.

Le 29 vittime della Valanga di Rigopiano Facebook
Le 29 vittime della Valanga di Rigopiano

Muoiono sotto le macerie (da sinistra): Jessica Tinari (24), Marinella Colangeli (32), gestiva la spa dell'albergo, Roberto Del Rosso, proprietario e gestore dell’hotel Rigopiano di 53 anni, Cecilia Martella (24), Ilaria Di Biase (22), impegnata come cuoca, Piero Di Pietro (54), Marco Vagnarelli (44) e Paola Tomassini (46), Alessandro Riccetti (33), Luciano Caporale (54) e Silvana Angelucci (46), Stefano Feniello (28), Marco Tanda (25), Marina Serraiocco (38) e Domenico Di Michelangelo (41), Emanuele Bonifazi (31), Luana Biferi (30), Sara Angelozzi (40) e Claudio Baldini (40), Linda Salzetta (31), Gabriele D'Angelo (32), Nadia Acconciamessa (47), Alessandro Giancaterino (42), Valentina Cicioni (33 anni), Dame Faye (42), Foresta Tobia (59) e Bianca Iudicone (50), Sebastiano Di Carlo (49), Rosa Barbara Nobilio (51).

L’hotel Rigopiano si trovava a 8,9 Km dal centro di Farindola, collegati da un tratto di strada che porta da 530 metri di altitudine ai 1200. Un’ora e 20 minuti a piedi, venti minuti in auto. Neve permettendo Rainews.it
L’hotel Rigopiano si trovava a 8,9 Km dal centro di Farindola, collegati da un tratto di strada che porta da 530 metri di altitudine ai 1200. Un’ora e 20 minuti a piedi, venti minuti in auto. Neve permettendo

A Rigopiano nevica da giorni e gli ospiti raggiungono l’hotel a fatica, rallentati da un’ondata di neve mai vista prima. Anche a Farindola, altitudine 530 metri, la situazione è complicata e la viabilità è fortemente rallentata. Il sindaco decide di chiudere le scuole.

L'abbondante nevicata nel comune di Farindola Getty Images
L'abbondante nevicata nel comune di Farindola

In direzione di Rigopiano, invece, la strada è interrotta in più punti e l’ultimo tratto è garantito da una corsia larga quanto lo spazzaneve. Le forze dell’ordine coordinano le auto – è presente anche il sindaco di Farindola - e scortano la clientela fino a destinazione. Sono in tanti ad aver riservato una camera a partire dal 17 gennaio 2017. 

La viabilità è già complessa ben prima di arrivare a Farindola Getty Images
La viabilità è già complessa ben prima di arrivare a Farindola

Le eroiche imprese per raggiungere l’hotel Rigopiano sono documentate con video, audio e messaggi scambiati via WhatsApp. “Fatiche” ripagate da momenti di relax nella spa e dalle gustose pietanze proposte dal ristorante dell’albergo. Tutt’intorno ci sono ancora gli addobbi di Natale a scandire il tempo che a Rigopiano passa, lento. Anche la linea telefonica è quasi assente e la connessione internet (tramite parabola) è il mezzo più potente per comunicare con l’esterno. La neve non rallenta e in poche ore anche le ultime auto parcheggiate non sono più distinguibili - sepolte da una coltre di neve. Sono eloquenti le immagini trasmesse dall'emittente abruzzese Rete 8 registrate nei giorni che precedono la tragedia.

Il 18 gennaio 2017 la serenità degli ospiti è turbata, già a colazione, dalla interminabile nevicata e dal muro di neve sulla strada provinciale che, di fatto, non permette a nessuno di lasciare l’hotel. Si attende una turbina spazzaneve. La situazione, però, degenera. Alle 10.25 una scossa di magnitudo 5.1 terrorizza i presenti. Inquieti, qualcuno è nel panico, i clienti fanno le valigie per andare via. Non passa molto e alle 11.24 un’altra scossa di terremoto di magnitudo 5.4 crea confusione e disorientamento.

Una veduta del Gran Sasso dopo la scossa di terremoto Getty Images
Una veduta del Gran Sasso dopo la scossa di terremoto

Già dalla mattina le richieste di aiuto sono incessanti, la situazione è grave e la quantità di neve caduta delinea uno scenario preoccupante anche per la gente del posto. Le telefonate dei clienti ai parenti via WhatsApp, rese pubbliche successivamente, testimoniano un’agitazione palpabile. Pulite le auto, e disposte in fila indiana sul viale dell’albergo, tutti sono pronti a lasciare Rigopiano.

Le auto degli ospiti in fila lungo il viale dell'hotel (18 gennaio 2017) Facebook
Le auto degli ospiti in fila lungo il viale dell'hotel (18 gennaio 2017)

In particolare Gabriele D'Angelo, cameriere del Rigopiano, con un trascorso nel 118, deceduto nella tragedia, alle 11.38 del 18 gennaio, contatta il Centro coordinamento soccorsi della prefettura di Pescara e chiede l’evacuazione preventiva dell'hotel (fa più tentativi nella giornata - oggetto di indagine). La sorella di Roberto Del Rosso, morto nella tragedia, si reca personalmente in Provincia a chiedere aiuto. La turbina spazzaneve, però, non arriva e l’amministrazione dell’hotel per intrattenere gli ospiti offre un pranzo buffet. L’attesa è di nuovo turbata da due scosse. I bambini piangono, alcuni clienti impauriti urlano. Sono disperati. Altri chiedono camomilla per calmarsi. È l’ultimo atto prima della tragedia.

Secondo i dati dei Carabinieri forestali del servizio Meteomont, la forza esercitata dalla slavina è pari a 4 mila tir a pieno carico e nella zona di accumulo sull'albergo il peso è di 120 mila tonnellate Ansa
Secondo i dati dei Carabinieri forestali del servizio Meteomont, la forza esercitata dalla slavina è pari a 4 mila tir a pieno carico e nella zona di accumulo sull'albergo il peso è di 120 mila tonnellate

Alle 16.47 (l’ora è stimata) gli ospiti sono quasi tutti raccolti nella hall, indossano tute da sci. Alcuni bambini sono nella sala dove c’è il biliardo. Sono i superstiti a ricordare quei momenti: “Ho percepito una ventata crescente e improvvisamente: bu, bu, bu, bu, buuu”, fa venire la pelle d’oca la testimonianza di Giampaolo Matrone che a Rigopiano ha perso sua moglie Valentina. In pochi secondi la valanga travolge tutto. Un misto di neve e alberi sotterrano l’hotel Rigopiano. Buio.

Immagini dei Vigili del Fuoco; Musica Lights Writing, Milky Blue (License: Creative Commons)

Il primo a uscire dalle macerie è Fabio Salzetta, il manutentore dell’hotel, si trova in un locale caldaia e con un martello rompe una grata ed è fuori. Chiama, grida, e risponde il cuoco Giampiero Parete, in vacanza con la famiglia, uscito poco prima della slavina per raggiungere l’auto. Parete è fortemente disorientato da non capire più quale sia l’ingresso dell’hotel, sotto le macerie ci sono la moglie e i figli. I due dopo ripetuti tentativi riescono a parlare con il 118. Avvertono del crollo ma la linea è disturbata. La centrale prova a richiamare quel numero tante volte ma il telefono non prende. Parete, in auto con Salzetta, per ripararsi dalla tormenta e dal freddo proibitivo, prova a chiamare via WhatsApp il suo datore di lavoro: il ristoratore dell’Isola Felice, a Silvi Marina, Quintino Marcella. Sono le 17.08, Marcella raccoglie l’appello e inizia una raffica di telefonate sia dal fisso sia dal cellulare al 112, 113, 117, 118. 

Continuavo a chiamare perché nessuno mi credeva

Quintino Marcella

Non passa molto, Marcella richiama Parete e confessa amareggiato: “Non mi credono”. Sono passate da poco le 18 e il ristoratore insiste di nuovo tanto da essere messo in contatto con la sala operativa della Prefettura. Si qualifica e spiega ancora una volta la situazione attenendosi alle parole dell’amico. Ma dopo qualche minuto la telefonata è al bivio e la risposta conclusiva lo gela. “Tutto a posto, non c’è alcun crollo. Due ore fa abbiamo parlato con il direttore dell’hotel Rigopiano”. Il riferimento della funzionaria è alla telefonata tra il Centro operativo di Pescara e l’amministratore dell’Hotel Rigopiano, Bruno Di Tommaso, che non si trova in loco. (Di Tommaso è interpellato sul crollo dell'hotel poco dopo la telefonata di Salzetta e Parete al 118).

Segue il proverbio pronunciato dalla funzionaria della Prefettura che liquida Marcella. “La mamma degli imbecilli è sempre incinta”, convinta che la notizia del crollo dell’hotel Rigopiano sia soltanto uno scherzo di cattivo gusto.

Il Professor Marcella è disperato e chiama Massimo D’Alessio, un volontario della Protezione Civile. D’Alessio raccoglie le informazioni e a sua volta si rivolge a Fabio Pellegrini, istruttore di sci alpinismo. Le conferme, però, non arrivano e alle 19.24 D’Alessio chiama la Prefettura per sincerarsi. La risposta è, di nuovo, negativa: “Ancora con questa storia è una bufala”. D’Alessio richiama Marcella e si fa dare il numero di Parete. Mentre D’Alessio incalza la Prefettura, sua moglie riesce a contattare il cuoco. In quel momento si appura la verità dei fatti. La macchina dei soccorsi si mette in moto. Sono circa le 19:30, due ore e mezza dopo il crollo. All’appello ci sono 30 persone del soccorso alpino, della Guardia di Finanza, e dei Vigili del Fuoco. Le strade sono interrotte e la turbina tarda ad arrivare. Alle 21.47 D’Alessio e Parete si scrivono di nuovo: “Sono arrivati i soccorsi?” e Parete risponde: “No”. Manca poco dice D’Alessio. La batteria del telefono di Parete è quasi scarica e lo chef chiede di comunicare soltanto tramite messaggistica. Passa un’ora e alle 22.53 D’Alessio mantiene vivo il contatto. Parete risponde: “Siamo all’ingresso del parcheggio”, “Sono arrivati?” chiede D’Alessio. Parete risponde alle 22.59: “No”. Il telefono dello chef è oramai scarico e le comunicazioni si interrompono qualche minuto dopo le 23.

Auto dei soccorsi in colonna cercano di raggiungere l'hotel Rigopiano Facebook
Auto dei soccorsi in colonna cercano di raggiungere l'hotel Rigopiano

La turbina fa da apripista ai soccorsi che arrancano dietro. Ma il tratto è lungo, si avanza troppo piano. Tutti sanno che quando c’è una valanga il fattore tempo può fare la differenza. Così alle 2 un gruppo di soccorritori si stacca dalla colonna dei soccorsi e prosegue con gli sci. Servono le pelli di foca per spostarsi in salita. Circa dieci persone si mettono in marcia e sfidano il freddo, il vento forte e la neve. Pellegrini è determinante per capire la direzione da seguire.

I soccorritori con gli sci Vigili del Fuoco
I soccorritori con gli sci

Al fianco dei due scampati alla slavina ci sono le mascotte Lupo e Nuvola, pastori abruzzesi rimasti illesi e in attesa dei loro tre cuccioli. Tutt’intorno c’è silenzio. I soccorritori con gli sci arrivano soltanto alle 4.30 del giorno seguente. È il 19 gennaio 2017 quando trovano i due superstiti Salzetta e Parete.

L'incontro è commovente. Parente è fortemente scosso, con le mani stringe la borsetta di sua figlia trovata in auto. I soccorritori decidono di portarlo giù in barella e, costretto, affida lo zainetto a uno di loro: “Non perderla è tutto quello che mi rimane di lei”. Salzetta, invece, resta: tra le macerie c’è sua sorella. 

La devastazione vista dall'interno dell'hotel Rigopiano Vigili del Fuoco
La devastazione vista dall'interno dell'hotel Rigopiano

L’elicottero dei Vigili del Fuoco, ostacolato dalle condizioni avverse, arriva sul posto alle 7. Scendono in 9 a circa 300 metri dall’obiettivo e con la neve fino al petto raggiungono quel che resta dell’Hotel Rigopiano.

Quel che resta dell'Hotel Rigopiano Ansa
Quel che resta dell'Hotel Rigopiano

“Siamo rimasti senza fiato”, racconta una di loro. Invece di trovare un imponente cumulo di macerie - considerando i diversi piani dell’hotel - non c’è nulla. “Non sappiamo da dove iniziare”. La difficoltà più grande, infatti, è capire dove iniziare le ricerche. L’accesso dalla spa si rivela facile, ma il tentativo con unità cinofile da esito negativo. Segue l'arrivo delle altre unità di soccorso.

La colonna mobile dei soccorsi Vigili del Fuoco
La colonna mobile dei soccorsi

Le sonde infilzate nella neve, utilizzate per individuare la struttura dell’edificio, toccano gli alberi e più volte confondono i soccorritori che scavano senza trovare nulla. Salzetta è risolutivo. Il manutentore dell’albergo conosce perfettamente la planimetria. Consiglia e orienta i vigili verso la hall. Intanto il tempo passa e la prima squadra va via all’una del giorno dopo per poi ritornare alle 6 del mattino. Salzetta, insieme ai Vigili del Fuoco, continua a cercare la sala d’ingresso. Tra le difficoltà identifica le mura perimetrali dell’albergo - spostato dalla forza della valanga di circa 10 metri. La prima penetrazione non va a buon fine, i soccorritori si spostano di due metri e dal tetto riescono a entrare. Il pompiere Mauro Cavallo, onorato Cavaliere della Repubblica, si infila e scende per diversi metri. Trova una fessura e chiama (call out), dopo poco sente una voce. Chiede il silenzio all’esterno e chiama ancora più forte. La voce risponde più forte. È la svolta. A replicare è Adriana, moglie del cuoco Parete. I Vigili del Fuoco aprono il varco. Sono le 8.30 di giovedì 20 gennaio quando esce Gianfilippo, Adriana esce dopo suo figlio. 

La figlia di Parete, Ludovica, è ancora sotto. Salzetta è di nuovo essenziale per trovare gli altri. Spiega come arrivare dai bambini, rimasti sepolti nella sala del biliardo. Lo scavo prosegue ma il tunnel è troppo stretto. I Vigili scelgono fra loro il più piccolino. Chiamato in causa, Fabrizio Cataudella scende in profondità senza esitare e scava, scava nella neve, fino a raggiungere la stanza. Sono le 19.30 del 20 gennaio quando vengono ritrovati tre bambini rimasti al buio per oltre 50 ore. Tra loro c’è la figlia di Parete, Ludovica. Nella notte vengono ritrovati altri tre superstiti della tragedia di Rigopiano: Francesca Bronzi, Giorgia Galassi e Vincenzo Forti. I tre hanno combattuto la sete bagnandosi le labbra con la neve sporca.

L’intervento più complesso avviene quasi all’alba. Giampaolo Matrone è incastrato sotto un solaio. È l’ultimo dei sopravvissuti e ha tanta sete. Chiede continuamente l’acqua ai soccorritori. I Vigili del Fuoco per tirarlo fuori rompono diverse motoseghe e sono costretti a lavorare con la lama a pochi centimetri dal volto. Dopo 62 ore dalla valanga di Rigopiano, Matrone è salvo nonostante gli evidenti problemi al braccio (Dovrà affrontare numerosi interventi chirurgici). Dopo poche ore il ritrovamento dei tre cuccioli di pastore abruzzese, figli di Lupo e Nuvola, fa sperare ancora i soccorritori. 

Il ritrovamento dei tre cuccioli Getty Images
Il ritrovamento dei tre cuccioli

Purtroppo, però, per i dispersi non c’è nulla da fare. Salzetta resta cinque giorni a Rigopiano fino a quando i soccorritori trovano, nel giorno del compleanno di sua sorella, il corpo senza vita di Linda. Distrutto, lascia Rigopiano.