Abruzzo, persi in un anno 13mila abitanti

L'Abruzzo in un anno perde 12.929 residenti. Secondo il censimento Istat sono solo 60 i comuni che non registrano flessioni. L'Aquila fa segnare il maggiore decremento.

L’entità dell’impoverimento umano e economico-sociale che colpisce le zone interne e montuose del nostro paese può essere compresa valutando le cifre emerse nel censimento realizzato dall’Istat riguardo alla popolazione dell’Abruzzo. Realtà che il 31 dicembre 2020 contava poco più di 1.281.000 residenti, circa 13mila in meno rispetto all’anno precedente. Un calo che si riflette anche tra le comunità straniere ed è accentuato maggiormente nelle province dell’Aquila e Chieti, mentre risulta attenuato in quella di Pescara che registra la concentrazione abitativa più elevata. Densità che nel territorio del capoluogo regionale raggiunge appena i 58 cittadini per chilometro quadrato. I centri abruzzesi che non hanno risentito del fenomeno dello spopolamento sono soltanto 60, un quinto del totale. Il comune con il massimo incremento di abitanti, 568, è Francavilla al Mare. Mentre le perdite più consistenti in termini assoluti - meno 1.522 - sono rilevate a Teramo, quelle relative riguardano Cansano e Montebello sul Sangro. Il panorama regionale presenta un’età media - 46,3 anni - leggermente più alta rispetto al quadro nazionale con un aumento dell’indice di vecchiaia. Il paese con la maggiore incidenza di giovani è Santa Maria Imbaro, sul versante opposto si colloca San Giovanni Lipioni nel chietino. Una realtà di luci e ombre, cui fa da contraltare la crescita netta del livello di educazione e scolarizzazione. I residenti privi di un titolo di studio elementare sono il 15,4 per cento, della licenzia media il 26,2, della maturità il 4,1.