Il mondo esplorato da Flaiano e Pasolini

Il 5 marzo di 100 anni fa nasceva a Bologna Pier Paolo Pasolini, e nello stesso giorno del 1910 vedeva la luce a Pescara Ennio Flaiano. Intellettuali che condensarono anche nei film e nei documentari la spinta a cercare nuove frontiere culturali.

Lo stupore fanciullesco e l'anelito a cogliere il respiro autentico, la sacralità insita nelle persone e nella realtà. Pier Paolo Pasolini raccontava così, nel 1971, l'interesse nei confronti dei Vangeli. E al Vangelo di Matteo - pervaso dall'umanità di Gesù in lotta contro le falsità di chi aveva trasformato la religione in uno strumento di potere - aveva dedicato 7 anni prima un film che lo aveva portato tra i Sassi di Matera e le cascate della Valle del Tevere, Castel del Monte e le pendici dell'Etna. Il poeta riusciva in tal modo a ricostruire i paesaggi della Terra Santa in cui avrebbe voluto effettuare le riprese. La scoperta del mondo orientale arrivò con le atmosfere fiabesche de "Il fiore delle Mille e una notte" girato tra Yemen, Iran, Nepal e India. E sul set di "Medea", realizzato in Cappadocia e nella città siriana di Aleppo con Maria Callas che incarnava la protagonista della tragedia di Euripide. La ricerca di orizzonti vasti e lontani alimentò il percorso umano di un altro intellettuale critico della mentalità provinciale: Ennio Flaiano, autore del documentario "Oceano Canada" sull'immensità - scriveva - di una terra che dà le vertigini". Un taccuino di viaggio alla ricerca, spesso casuale, di "isole di umanità" come la comunità abruzzese che aveva scelto di vivere nel paese nordamericano.