Petrocchi: L'Aquila sorella di Kiev

Il cardinale: "Sintonizziamo l'anima su ciò che accade non lontano da noi". Sul Venerdì Santo: "Cuore spalancato sul mondo, i simulacri un simbolo di riflessione"

"L'Aquila città martire ha tutti i motivi per sentirsi sorella di Kiev e degli altri centri sottoposti a bombardamenti e distruzione".

Questo il messaggio che l'arcivescovo del capoluogo di regione, il cardinale Giuseppe Petrocchi, affida ai microfoni della Tgr in vista dell'imminente Pasqua.

"Noi aquilani siamo una comunità che è stata visitata da sofferenze drammatiche - rileva - perciò possiamo forse meglio di altri sintonizzare l'anima su ciò che accade a persone non lontane geograficamente da noi".

Petrocchi secondo l'appello di Papa Francesco invita a utilizzare "le armi della pace, preghiera, prossimità e dedizione, per vedere rifiorire la riconciliazione".

In vista del Venerdì Santo, che vedrà tornare sfilare per le vie del centro ricostruito la storica processione nata nel 1954 dopo due anni di stop dovuti al Covid, il presule ricorda che "il Venerdì Santo significa avere il cuore spalancato sul mondo e non soltanto entro il perimetro delle nostre società e dei momenti che attraversiamo. Ci impegna a essere solidali, vicini, a sentirci coinvolti in tutto ciò che capita a qualunque uomo in ogni parte della terra".

Quanto ai 16 simulacri di Remo Brindisi, pezzi di arte moderna che contraddistinguono la processione aquilana rispetto alle altre, "essi sono un simbolo e rimandano a un significato più alto e profondo, un segnale da seguire con la mente e col cuore per approdare all'evento. Ogni simbolo vuole suscitare una riflessione su Gesù - conclude Petrocchi - e attraverso lui possiamo renderci vicini a ognuno".