Al via la Perdonanza n.728

Il corteo, il fuoco, Celestino e il Papa

Il braciere è stato acceso alle 20.19 dallo stesso primo cittadino che ha ricevuto la fiaccola da Daniil Shyrin, ciclista ucraino della nazionale under 23

"Questa edizione della Perdonanza celestiniana, più di altre, interpreta in ogni momento, in ogni appuntamento o evento, l'urgenza della pace. E così, ogni nostro pensiero, ogni nostra preghiera, in questi giorni, saranno dedicati all'apertura di un dialogo fruttuoso e foriero di speranza per la soluzione del conflitto bellico in corso in Ucraina". Con queste parole il sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi ha accompagnato la cerimonia di accensione del tripode della 728/a Perdonanza Celestiniana. Il braciere è stato acceso alle 20.19 dallo stesso primo cittadino che ha ricevuto la fiaccola da Daniil Shyrin, ciclista ucraino della nazionale under 23. "In un'approfondita biografia di papa Francesco - ricorda il sindaco - Massimo Borghesi ci aiuta a comprendere la complessità del pensiero del pontefice attraverso i suoi rapporti con le più importanti correnti culturali e religiose dell'Europa e dell'America Latina. In quella stessa biografia vengono invalidate le superficiali interpretazioni della figura di Bergoglio, consegnandoci una lettura rivelatrice della profondità della sua 'grammatica della semplicità', che è tale perché possa raggiungere tutti". "Questo volume - prosegue - disvela l'architettura teologica e filosofica alla base dell'azione pastorale di papa Francesco e la conclusione dell'autore è che la missione di papa Francesco riposiziona la Chiesa, a livello mondiale, come luogo di riconciliazione in un momento storico in cui tornano attuali i grandi contrasti. Ci auguriamo che, con l'aiuto di Celestino V, papa Francesco riesca a realizzare il viaggio in Ucraina, come ha più volte annunciato lui stesso, e che sia di monito e ispirazione per l'umanità tutta, nella difesa e affermazione della pace in questo mondo afflitto da tensioni e sfide indirette tra potenze, in un'Europa ridotta a teatro di guerra, con un popolo in fuga dalla distruzione delle armi, in nome e per conto di una geopolitica in fase di ridefinizione".