Trent'anni di carcere a Saverio Riviezzi, presunto boss dell'omonimo clan di Pignola. La condanna di primo grado è arrivata ieri nel processo su un traffico di droga (in particolare cocaina) scoperto dai finanzieri del Gico tra il 2016 e il 2018 nell'inchiesta "Impero".
Per i giudici, era in piedi una associazione a delinquere che legava criminalità lucana e campana, impegnata nel reperimento di stupefacenti anche all'estero.
Otto le condanne, per 197 anni complessivi di reclusione. Le pene più pesanti (30 anni), a Saverio Riviezzi, a Kebir Moukhtari - ritenuto braccio operativo del presunto boss - e a Giovanni Piscopo, che secondo i pm era referente del clan in Campania per l'approvvigionamento di droga. Tra i condannati, anche Vito Riviezzi, figlio di Saverio, a cui sono stati inflitti 25 anni di reclusione.
La Corte ha deciso pene superiori alle richieste dell'accusa, nonostante l'esclusione dell'aggravante mafiosa. Le difese preannunciano appello.
A carico di Saverio Riviezzi attualmente resiste la misura cautelare del divieto di dimora in Basilicata.