Bolzano
10 Agosto 2020 Aggiornato alle 13:43
Società

L'IPES non riesce a far fronte alle troppe domande di case popolari

Natale in garage dopo lo sfratto, madre e figlia vivono in un box

Il caso di una famiglia che non ce la fa. Sono sempre più frequenti gli sfratti e l'Ipes non riesce a fare fronte alle cinquemila domande in coda per una casa popolare
di Fabio De Ponte - montaggio: Michele Porrino e Alessio Deluca
Credits © TGR BZ Un garage adattato ad abitazione da una famiglia che non ottiene una casa popolare
Un garage adattato ad abitazione da una famiglia che non ottiene una casa popolare
C'è anche chi il Natale lo passa in garage, perché non ha nessun altro posto dove andare. E' il caso di Maria, il nome è di fantasia. L'abbiamo incontrata in un box interrato a Bolzano.
E' finita qui dopo aver perso il lavoro ed essere stata sfrattata qualche mese fa. Pagava 900 euro al mese. Impossibile ora trovare un nuovo alloggio senza un contratto a tempo indeterminato. E impossibile perciò anche accedere al sussidio del Comune che l'aiuterebbe a pagare il nuovo canone. Unica possibilità: la casa Ipes. Sono undici anni che fa domanda, ma non arriva mai ai 26 punti. Lei ne ha solo 19, nonostante il divorzio e la figlia a carico.

Moldava, cinquantun anni, da 18 in Alto Adige, da tre la cittadinanza italiana. Non avrebbe una continuità di residenza sufficiente, dicono all'Ipes. Ma "sono qui da 18 anni", ribatte lei, e comunque - sottolinea - per ottenere la cittadinanza ci volevano almeno dieci anni di residenza.

Ora ha un part time di tre mesi in una gastronomia e guadagna 780 euro al mese. Esce presto al mattino e torna tardi la sera, per non farsi notare.
Nel garage un freddo che ti entra nelle ossa contro il quale ha solo una stufetta elettrica. Il materasso tra i mobili accatastati. Niente bagno. Sul mobiletto tante medicine contro la sua osteoporosi. 

Sua figlia, 22 anni, vive con lei. Frequenta l'università, è al terzo anno proprio del corso di laurea in servizio sociale. Sogna di essere lei ad aiutare gli altri.
 
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Come quella di questa donna, sono tante le famiglie che a Bolzano, pur lavorando, non riescono a pagare l'affitto: quasi il 5% della popolazione. Il comune, con fondi provinciali, dà un sostegno ad oltre quattromila persone. Ma il numero delle domande è calo. Sono sempre di più infatti le famiglie che non ce la fanno neanche col sussidio e che finiscono sfrattate.
Negli ultimi dieci anni la popolazione a Bolzano è cresciuta da 98mila abitanti a 108mila, e questo ha prodotto una impennata dei prezzi delle case, che erano già alti. Ora la disponibilità di alloggi che potrebbe arrivare col progetto dell'areale ferroviario potrebbe calmierarli, spera il comune, ma è tutto da vedere. 

Intanto, chi non ce la fa va a ingrossare la lista d'attesa per la casa popolare. L'Istituto provinciale per l'edilizia sociale (Ipes) è una struttura enorme, che dispone di 14mila appartamenti (a cui se ne aggiungono altri 700 del Comune di Bolzano). Vi risiedono circa 34mila persone, quasi il 5% di tutti gli altoatesini. Ma questi alloggi non bastano, perché in coda ci sono quasi cinquemila domande e ogni anno l'Istituto riesce a mettere a disposizione - tra ristrutturazioni e nuove costruzioni - meno di 500 appartamenti, solo un decimo. Al momento il bilancio dell'Ipes è di 190 milioni di euro. Di questi, 38 arrivano dagli affitti. Gli altri 152 li mette la provincia. Che si prepara però a tagliare.
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