Bolzano
03 Ottobre 2022 Aggiornato alle 18:44
Ambiente

Neve. In media 15 giorni in meno in montagna rispetto al 1982

Lo conferma un nuovo studio di Eurac Research che è stato pubblicato sulla rivista Scientific Report
Credits © Eurac Research La permanenza della neve al suolo
La permanenza della neve al suolo
Uno studio di Eurac Research appena pubblicato sulla rivista Scientific Report, del gruppo Nature, traccia un bilancio sconfortante degli ultimi decenni.
Tra il 1982 e il 2020 il periodo di copertura nevosa nelle aree montane di tutto il mondo è diminuito in media di circa 15 giorni in un anno.
Le Alpi sono in linea con la media: la riduzione oscilla tra i 10 e i 20 giorni.
Lo studio rafforza i risultati di una ricerca precedente estendendo il periodo di osservazione, e rende più accurato un modello della Nasa.
“Purtroppo non ci sono smentite delle tendenze, ma solo conferme”, spiega Claudia Notarnicola, fisica, vicedirettrice dell’Istituto per l’osservazione della Terra di Eurac Research e unica autrice dello studio.
“Con poche eccezioni, i dati sia sulla estensione sia sulla durata della copertura nevosa sono in netta diminuzione”.
In particolare, sono in media 15 in meno i giorni in cui la neve rimane al suolo, con picchi di 20 o addirittura 30 giorni in meno nelle province occidentali del Canada.
La copertura è diminuita in totale del 4 per cento, che moltiplicata per l’estensione delle aree interessate dalle tendenze negative dà numeri allarmanti.
I pochi dati in controtendenza non sono certo incoraggianti.
Per esempio agli inizi degli anni ottanta l’eruzione del vulcano messicano El Chichon ha provocato un lieve raffreddamento che ha contrastato la diminuzione della neve, ma si è trattato di un fenomeno circoscritto nel tempo.
“In generale in questi 38 anni di analisi si registrano anche aumenti sia nella copertura sia nei giorni di neve.
Riguardano per esempio alcune zone dell’Asia Centrale e alcune valli degli Stati Uniti”, continua Notarnicola.
“Non ci sono spiegazioni concordi per questi fenomeni, ma potrebbe trattarsi di altri effetti dei cambiamenti climatici, per esempio variazioni nelle correnti e nei venti o specifiche condizioni microclimatiche.
In ogni caso, si tratta di eccezioni in un contesto globale molto negativo”.

					

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