Il divieto di coltelli pieghevoli con oltre cinque centimetri di lama, previsto dal Decreto sicurezza, riguarda anche escursionisti e fungaioli. Il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella, si dice "letteralmente sconcertato".
Zanella: “Si decide senza ascoltare gli esperti”
"Ancora una volta si decidono delle cose, senza saperle e senza ascoltare gli esperti", commenta. Il divieto include, infatti, coltelli con un meccanismo di blocco della lama, con una punta acuta, che sono molto diffusi tra gli appassionati della montagna. Il divieto riguarderebbe anche i modelli un po' più grandi dei famosissimi coltellini svizzeri. "E' un'assurdità - prosegue Zanella - perché questi coltelli sono utilissimi per chi si muove nella natura e possono salvare vite".
“Coltelli indispensabili per non danneggiare i funghi”
Il presidente del Cai Alto Adige fa presente che con questo tipo di coltello si può tagliare in caso di bisogno un laccio, intervenire sulla ferita dopo un morso di una vipera oppure liberare un capriolo rimasto ingarbugliato in un filo di recinzione elettrica dei pascoli. Infine, sono indispensabili per tagliare i funghi alla loro base per non danneggiare il micelio sotterraneo, che garantisce poi la ricrescita. "Di certo non me lo porto dietro in montagna per fare l'assassino", ironizza Zanella. "Capisco il divieto per i ragazzi a scuola, è fuori discussione. Ancora una volta il legislatore esagera, come è successo con l'obbligo di portare con sé la pala e l'Arva quando si va con le ciaspole. Per determinate gite e condizioni meteorologiche è semplicemente ridicolo metterli nello zaino, ma - in via teorica - potrei essere multato se non lo faccio".
Canestrini: “Populismo penale”
Sulla materie si è espresso anche l'avvocato Nicola Canestrini: "Il quadro normativo è frammentato, ma l'articolo 4 della legge 110/1975 punisce il porto senza giustificato motivo di strumenti atti a offendere. Finora il coltello da escursionismo o da fungaiolo — strumento d'uso comune, spesso indispensabile — portato con sé durante le attività outdoor rientrava pacificamente nel giustificato motivo".
Canestrini sostiene che "il Decreto sicurezza cambia le carte: tipizza espressamente i coltelli pieghevoli con lama superiore a 5 cm, a punta acuta, con meccanismo di blocco, prevedendo la reclusione fino a tre anni". "È la solita logica del populismo penale: si legifera per titoli di giornale, non per risolvere problemi. Quarantotto nuovi reati in due anni, 417 anni di carcere in più nell'ordinamento — e un fungaiolo rischia di dover spiegare a un pm perché aveva nello zaino uno strumento che esiste da sempre. Il presidente del Cai Alto Adige Carlo Alberto Zanella ha ragione: basterebbe ascoltare gli esperti. Vedremo se prevarrà la razionalità normativa o, ancora una volta, la furia incriminatrice", conclude l'avvocato.
Gli Schützen: “Non criminalizzare gli usi della vita quotidiana”
"Grande disappunto" viene espresso anche dagli Schützen in una nota del loro comandante Christoph Schmid: "Per noi Schützen è chiaro: chi mette indiscriminatamente sotto accusa oggetti di uso quotidiano e tradizionali di questo tipo, esagera completamente. Molti Schützen indossano con il costume tradizionale un coltello ed una forchetta nei pantaloni di pelle. Non si tratta di armi, ma di elementi di una tradizione viva e di una cultura tramandata. Chi vuole vietare o criminalizzare questo tipo di oggetti dimostra soprattutto una cosa: totale ignoranza nei confronti della nostra terra, della sua gente e delle sue tradizioni".
Per i cappelli piumati è "scandaloso che lo Stato non sia più in grado o non voglia più distinguere tra oggetti pericolosi e oggetti innocui di uso quotidiano o tradizionali". "Con questa normativa - sostiene Schmid - non si prendono di mira i criminali, ma cittadini onesti, escursionisti, cacciatori, portatori di tradizioni e famiglie. Uno Stato che tratta i propri cittadini con tale eccessiva severità perde la loro fiducia e il loro rispetto". Lo Schützenbund, conclude la nota, invita la politica altoatesina a"d impegnarsi con forza per l'abolizione di questo passaggio del tutto esagerato".
Si spera in una modifica del decreto
Il presidente del Cai Alto Adige spera ora in una modifica del testo del Decreto sicurezza, che in questi giorni inizia il suo iter al Senato. Sul quotidiano Dolomiten il senatore Svp Meinhard Durnwalder annuncia infatti un suo intervento in tale senso. "Basterebbe davvero ascoltare un po' di più gli esperti", ribadisce Zanella.