Bolzano
16 Settembre 2019 Aggiornato alle 06:55
Ambiente

La messa a dimora di un bosco di protezione. Volontari al lavoro in Venosta

Sul Monte Sole si sono piantati giovani pini cembri e abeti rossi, danneggiati nel tempo da cervi e camosci che se ne nutrono d'inverno. Sopravvivono solo i larici che perdono invece gli aghi. Ma un bosco di specie diverse protegge di più dalle frane
di Isabella Cherubini, Erwin Flor, Michele Porrino

Per una settimana un gruppo di volontari dell'Alpenverein, giunti anche da Austria e Germania, hanno vissuto ad alta quota nel bosco del Monte Sole sopra l'abitato di Tanas, sopra Lasa e hanno messo a dimora piantine di pino cembro e abete rosso. Sono due specie, in particolare il pino cembro, che vi esistevano da secoli, ma col diminuire delle nevicate in questi boschi d'inverno scendono cervi e camosci e si cibano proprio dei loro aghi sempreverdi. Il danno nel tempo è stato enorme, tanto che il bosco è quasi solo di larici, che perdono gli aghi d'inverno, venendo risparmiati dagli ungulati, ma che così non trattengono la neve. "Abbiamo piantato spesso pini e abeti circondandoli con una protezione individuale", spiega la guardia forestale Mario Burgo, intervistato da Gunda Regensberger, ma non è servito. Ora si istallano recinzioni a zone dove gli alberi a gruppi crescono più velocemente. Si crea così il bosco di protezione, che costa cento volte meno delle barriere paravalanghe e delle reti antifrana

					

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