Bolzano
16 Ottobre 2019 Aggiornato alle 19:34
Arte & Cultura

Roghi votivi: le tracce dell'antico culto trovate in molti siti altoatesini

La ricchezza archeologica dell'Alto Adige cresce di anno in anno ma è minacciata dai furti negli scavi da parte dei tombaroli
di Monica Pietrangeli immagini di Dieter Verdross montaggio di Manuel Unterhauser

Suppellettili, resti di sacrifici animali e vegetali, offerte agli dei attraverso l'effetto purificatore del fuoco. Il fumo come elemento di connessione tra cielo e terra. 
Un culto, quello dei roghi votivi, che dalla preistoria giunge fino al cristianesimo e le cui tracce in Alto Adige risalgono all'età del rame, alla fine del quarto millennio avanti cristo.
Gli oggetti ritrovati variano da sito a sito da epoca ad epoca, come ha spiegato ai nostri microfoni Catrin Marzoli, direttrice dell'ufficio beni archeologici della provincia di Bolzano
Tra i ritrovamenti più interessanti c'è quello a Settequerce: scavando gli archeologi hanno trovato migliaia di vasi intatti, anfore di una ceramica molto raffinata, che mostra come in quell'epoca il territorio attraversasse un periodo di grande benessere. 
Il patrimonio archeologico dell'Alto Adige continua ad arricchirsi di nuovi ritrovamenti e l'integrità dei beni non è mai stata così a rischio come oggi. Sono molti infatti i cosiddetti tombaroli che trafugano oggetti di valore dai siti archeologici. La Provincia di Bolzano ha dato vita ad una vera e propria campagna di sensibilizzazione oltre a collaborare con il nucleo dei carabinieri istituito appositamente per proteggere i beni di questo tipo.
 

					

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