Bolzano
14 Luglio 2020 Aggiornato alle 18:57
Salute

Astat: a marzo morti +62% rispetto agli ultimi anni

Sono stati registrati 249 decessi in più, solo 110 dei quali però sono stati attrbuiti al coronavirus. Astat: "Gli altri potrebbero essere quelli che hanno rinunciato a curarsi"
di Piergiorgio Veralli; montaggio di Alessio Deluca

Nel mese di marzo ci sono stati 249 decessi in più in Alto Adige rispetto al dato medio degli ultimi 5 anni. E' il dato diffuso dall'Astat, secondo la quale l'incremento è del 62,5 per cento. Più alto di quello Trentino, che è 42,6 per cento, e molto più alto dell'incremento della mortalità del Tirolo, che segna +11,5 per cento. Solo 110 dei 249 morti in eccesso sono però stati registrati come decessi per coronavirus. I restanti - spiega l'Astat - possono essere però comunque frutto della pandemia: come la rinuncia a curarsi per paura di andare in ospedale o per le disfunzioni di organi innescate dal virus. I 249 sono rilevati in gran parte tra gli uomini nella fascia di età compresa tra 80 e 89 anni. All'inizio di maggio l'Istat aveva diffuso un rapporto analogo a livello nazionale sul periodo 20 febbraio-31 marzo, con risultati analoghi.

Tutti i dati
Nel mese di marzo, si legge nel rapporto, 647 persone sono state cancellate per decesso dai registri anagrafici in Alto Adige. Si tratta di circa il 62,5% in più rispetto alla media degli anni 2015-2019, quando furono 398. In questo quinquennio il valore minimo si è registrato nel marzo 2017, con 355 casi, ed il valore massimo nel marzo 2015 con 439 decessi. 
Il numero di decessi in eccesso è di 249, ma nemmeno la metà di questi (110, ovvero il 44,2% della differenza) è dovuta a decessi diagnosticati e segnalati alla sorveglianza Covid-19.

Questo aumento generale di morti per tutte le cause è una delle conseguenze più drammatiche degli effetti della pandemia. In effetti, i decessi segnalati all’autorità sanitaria nazionale riflettono solo una parte di questo impatto, in quanto si riferiscono solo a quelli con un risultato positivo del test. 

Una misura più universale dell’impatto della pandemia sulla mortalità della popolazione - segnala l'Astat - è data dall’eccesso dei decessi, per il complesso delle cause, risultanti dal confronto, a parità di periodo, del dato del 2020 con la media dei decessi del quinquennio precedente (2015- 2019). In tal modo si assume implicitamente che la diffusione della pandemia produca un aumento dei decessi anche non direttamente riferibili alla sorveglianza Covid-19, ovvero al numero di casi positivi deceduti. 

Gli ulteriori 139 decessi possono essere attribuiti a tre possibili cause: una mortalità aggiuntiva associata a Covid-19, nei casi in cui non è stato eseguito il tampone; una mortalità indiretta correlata al Covid-19, per i decessi dovuti a disfunzioni di organi quali il cuore o i reni, come possibile conseguenza della malattia indotta dal virus in persone non testate; una mortalità indiretta non correlata al virus, ma per esempio dovuta al fatto che a causa della crisi dovevano essere rinviati visite o interventi o che le persone per il timore di un’infezione non si sono recate all’ospedale. 

Il tasso di mortalità in eccesso registrato nel marzo 2020 è più pronunciato per gli uomini che per le donne, soprattutto a partire dagli 80 anni di età. Questo fatto rende chiaro che il fenomeno della mortalità maschile in eccesso si estende probabilmente a cause non direttamente correlate al virus. 

					

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