Procedimento pilota

A Locri il primo processo contro 7 presunti scafisti con le nuove norme del Decreto Cutro

3 siriani e 4 egiziani ritenuti responsabili di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravato dalla morte di un ragazzo di circa 20 anni per cause ancora da accertare: rischiano 30 anni di carcere

Tribunale di Locri
TgR Calabria
Tribunale di Locri

Udienza fissata per le 9.30 - oggi 13 dicembre 2023 - a Locri per il primo processo contro presunti scafisti, che segue le norme del Decreto Cutro. Si tratta di un procedimento pilota che potrebbe influenzeare le future sentenze in materia di immigrazione. 

Il gip del Tribunale di Locri, Federico Casciola, ha infatti emesso, lo scorso 23 ottobre, un decreto di giudizio immediato nei confronti di 7 imputati (3 siriani e 4 egiziani) ritenuti responsabili di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravato dalla morte di un ragazzo di circa 20 anni per cause ancora da accertare. 

Questo è il primo processo che si celebra in Italia dopo l’entrata in vigore dell’art. 12 bis D.lgs. 286/1998 con l'aggiunta delle nuove norme previste dal governo dopo la strage di Steccato. 

  • Gli imputati rischiano di essere condannati a pene pesantissime che possono arrivare a 30 anni di reclusione

Nella precedente formulazione della legge, in caso di ammissione di colpa, si poteva patteggiare una pena di 3 anni. Ma dopo la tragedia di Cutro, le pene sono lievitate: se anche un solo migrante perde la vita durante il viaggio, per cause non volute e comunque non dipendenti dalla volontà di coloro che conducono l’imbarcazione, si rischia il massimo della pena prevista dall'ordinamento giudiziario italiano: 30 anni di reclusione. 

  • L'obiezione dei difensori

Secondo avvocati esperti della materia, come Giancarlo Liberati, che oggi in aula difenderà i presunti scafisti, queste persone sono spesso reclutate sul posto ed in molte occasioni anche minacciate di morte, costrette ad improvvisarsi conducenti delle imbarcazioni che dalle coste turche giungono presso le coste calabresi. Una realtà che ha mostrato anche il film “Io Capitano” di Matteo Garrone, candidato ai Golden Globe.

  • Questione di legittimità costituzionale

Il giurista mette in dubbio la legittimità costituzionale della legge quantomeno per l’aspetto sanzionatorio: “Una pena così alta - dice alla TgR - è assolutamente ingiustificata, se si pensa che in caso di omicidio stradale (o nautico) le pene sono di gran lunga inferiori nonostante sia ravvisabile in questa fattispecie di reato un dolo eventuale ascrivibile a chi provoca la morte di una o più persone per essersi messo alla guida di un’auto o di un’imbarcazione dopo avere assunto alcol o droghe”. 

  • Le Ong protestano

“Il nuovo reato contestato ai presunti scafisti rappresenta una pericolosa propaganda”, dice alla TgR, Richard Braude, dell'Arci ‘Porco Rosso’, realtà palermitana che da anni segue questi casi. “Se ci sono morti o feriti a causa dei pericolosissimi attraversamenti in mare, la procura dovrebbe indagare sulle autorità che hanno soppresso le operazioni di soccorso e il Governo dovrebbe riformare la legge e creare canali di ingresso legale in Italia invece di riempire le carceri”.