Calabria
02 Luglio 2022 Aggiornato alle 19:46
Cronaca

'Ndrangheta stragista, processo d'appello. "Romeo minacciato dalle cosche"

Nell'ultima udienza il pm Giuseppe Lombardo ha depositato un'informativa dei carabinieri da cui emerge che il pentito chiave Nunziatino Romeo avrebbe ritrattato le sue dichiarazioni dopo aver ricevuto delle minacce dai vertici delle cosche di Platì
di Marco Procopio

I clan di Platì vogliono il silenzio. Non una parola su quegli intrecci con massoneria, politica e servizi deviati che negli anni '90 avrebbero portato la 'ndrangheta a partecipare alle stragi di Cosa nostra. Una stagione drammatica di cui sarebbe stato testimone diretto Nunziatino Romeo, considerato vicino ai Papalia-Barbaro e per questo pentito-chiave nel processo d'appello 'Ndrangheta stragista. Alla prova dell'aula di inizio giugno, però, sono stati troppi i suoi "non so" e i "non ricordo". E ora forse si capisce il perché. 

I vertici delle cosche lo avrebbero minacciato, spingendolo a non parlare. Lo sostiene un'informativa dei carabinieri depositata nell'ultima udienza dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo. "Il comportamento reticente di Romeo durante l'esame dibattimentale", si legge, è "certamente collegato a una convocazione di quest'ultimo da parte di esponenti del mandamento jonico, in particolare del territorio di Platì". I clan sarebbero intervenuti dopo aver riconosciuto il pentito in un'intervista televisiva a volto coperto grazie al "tratto finale dell'orecchio sinistro". 

Per capire l'importanza di Romeo, però, bisogna tornare al '96, quando in un interrogatorio fece rivelazioni pesanti, sostenendo l'esistenza di una "componente apicale della 'ndrangheta", all'interno della quale operano, "in maniera occulta, figure professionali di altissimo livello". Un buco nero della storia d'Italia su cui la procura sta cercando di fare luce. 

Nel processo sono imputati Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, condannati in primo grado all'ergastolo per l'omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo. In appello il pm Lombardo ha chiesto e ottenuto di riaprire la fase dibattimentale. Le domande sono tante: l'utilizzo della sigla Falange Armata in alcuni attentati, la dimensione "unitaria" della 'ndrangheta, l'esistenza di una componente riservata. Le risposte potrebbero arrivare da tre collaboratori di giustizia, tra cui Romeo appunto. Che però ora si è deciso - o è stato costretto - a fare un passo indietro. 

					

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