Faida delle Preserre, agguato a un 20enne a San Pietro di Caridà

I killer nascosti nella boscaglia: il giovane ferito gravemente ora è in ospedale. Si allunga la scia di sangue sul territorio. Due anni fa venne ucciso il cugino.

Un colpo dietro al collo mentre tornava a casa con la fidanzata. Era a bordo della sua auto Pietro Morfei, 20 anni, quando qualcuno ha provato a farlo fuori. Ieri sera alle 9 e mezza. A San Pietro di Caridà, sulla strada, fra i boschi. Nel territorio di confine tra il Reggino e il Vibonese.

Un agguato in piena regola, da cui Morfei è rimasto miracolosamente solo ferito. La ragazza indenne. Ora è ricoverato all'ospedale di Reggio Calabria. I carabinieri lo devono sentire per ricostruire la dinamica. Ma soprattutto per capire qualcosa in più della scia di sangue, da cui è sfuggito.

Pietro Morfei è cugino di Alessandro Morfei. Ucciso due anni fa in un agguato a Dinami. 30 anni, precedenti per droga. Era a bordo del suo trattore, in campagna, quando con un fucile a pallettoni lo hanno fatto fuori.

Una faida familiare, su cui indaga, ora, la Dda di Reggio Calabria. L'ombra della criminalità organizzata. Anche il padre di Alessandro - e zio del ragazzo appena ferito - era stato ucciso nel 1998 nella piazzetta centrale di Monsoreto di Dinami: paese di origine dei Morfei.

Qui è arrivato Pietro, ieri sera. Sfuggito ai killer che a colpi di fucile gli hanno crivellato l'auto. Incensurato, dicono gli investigatori.

Come lo era Domenico Oppedisano. 24 anni. Ucciso lo scorso aprile. Stessa dinamica: un agguato mentre andava a lavoro con la sua auto. E stesso posto, a San Pietro di Caridà. Freddato nei boschi tra Reggio e Vibo.