Terra dei fuochi, Cassazione annulla la confisca dei beni dei fratelli Pellini

Il decreto della Corte d'Appello arrivato troppo tardi. Gli imprenditori furono condannati in via definitiva per disastro ambientale aggravato

Il colpo di spugna dello Stato rispetto alla vicenda più nota ed emblematica dello scempio della Terra dei fuochi. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio il decreto di confisca riguardante beni per circa duecentoventi milioni di euro dei tre fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, imprenditori di Acerra del settore rifiuti condannati definitivamente per disastro ambientale aggravato. La confisca è stata ritenuta inefficace dalla suprema corte perché il relativo decreto emesso dalla Corte d'appello di Napoli era giunto abbondantemente oltre i termini di prescrizione.

E così aziende, ville, rapporti bancari, elicotteri torneranno nelle disponibilità dei tre fratelli arrestati nel 2006. Gestivano un traffico illegale di tonnellate e tonnellate di rifiuti, pericolosi e non, che arrivavano in gran parte dal nord italia per poi essere seppelliti nelle campagne tra Acerra e Giugliano o ceduti come compost alle aziende agricole del posto. Condannati definitivamente nel 2017 a sette anni di carcere, avrebbero poi scontato solo pochi mesi grazie ai benefici dell'indulto. Oggi l'ultimo atto della vicenda.

"Usare la parola scandalo non basta" tuona l'ex ministro all'ambiente Sergio Costa, che invita il Guardasigilli Carlo Nordio a dare spiegazioni in Parlamento, mentre le associazioni ambientaliste della zona annunciano un'imminente manifestazione di protesta per un caso che ha ferito nel profondo la comunità locale.