Sequestrato il tesoro di Gennaro "McKay"
Diciotto immobili e due imprese sarebbero, secondo la Guardia di Finanza e la DDA partenopea, riconducibili al boss degli "Scissionisti" tra i principali protagonisti della prima "faida di Scampia"
Gli investigatori hanno pochi dubbi: quei beni e quelle società sono riconducibili a Gennaro Marino, uno dei boss più spietati della camorra di Scampia e attualmente in carcere. Per questo la Guardia di Finanza ha eseguito un sequestro per 19 milioni di euro intestati a quelli che sono ritenuti cinque suoi prestanome dando seguito a un decreto emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Napoli. Diciotto unità immobiliari tra Napoli, Melito di Napoli, Vitulazio (nel casertano) e Corigliano Calabro (in provincia di Cosenza): almeno in un paio di casi il valore supera il milione di euro ciascuna. E poi ancora due imprese per la distribuzione di carburanti e per la compravendita di immobili. Le sedi erano tra Napoli e Arzano, proprio in quella fetta di territorio teatro della prima faida di Scampia, che vide Gennaro Marino tra i protagonisti principali di quella guerra che in pochi mesi contò 70 morti ammazzati, anche 4 vittime innocenti. Da un lato il clan Di Lauro, dall’altro i cosiddetti “Scissionisti”. All’epoca Gennaro Marino era il re delle cosiddette “Case Celesti”, una delle piazze di spaccio più fiorenti di Scampia. Per tutti, era Gennarino McKay, per via della somiglianza del padre Crescenzo al protagonista della saga televisiva “Alla conquista del west”, ucciso anche lui, a gennaio 2005, per una vendetta trasversale. Anni dopo toccherà al fratello Gaetano, ammazzato in costume da bagno sul lungomare di Terracina. Sangue, droga e soldi: quelli che gli investigatori hanno inseguito fino al sequestro di oggi.