Il giorno della sentenza

Dopo 75 udienze, oggi in tribunale a Bologna il verdetto di primo grado nel processo sui mandanti della strage alla stazione del 2 agosto 1980

Il giorno della sentenza
TGR Emilia-Romagna
Un'udienza del processo sui mandanti della strage del 2 agosto

Sabato 2 agosto 1980  l’Italia stava andando in vacanza e la stazione di Bologna era il crocevia di questo esodo. Anche il principale imputato, l'allora latitante Paolo Bellini, stava andando in vacanza. In tarda mattina raggiunse la famiglia a Rimini sulla riviera romagnola e insieme in auto andarono al Passo del Tonale dove rimasero per una settimana. Paolo Bellini partecipò alla strage prima di andare in vacanza? Ma anche lo Stato e i suoi apparati quel 2 agosto andarono in vacanza e ci sono rimasti a periodi alterni per i diversi decenni successivi.

La corte d’assise di Bologna, presieduta dal giudice Francesco Maria Caruso, giudice a latere Massimiliano Cenni, sei giudici popolari, tre uomini e tre donne, dopo 75 udienze oggi emetterà la sentenza nel primo processo ai mandanti della strage alla stazione di Bologna, 2 agosto 1980, 85 morti e oltre 200 feriti. 

Gli esecutori del più grave attentato della storia repubblicana sono stati condannati, alcuni in via definitiva (Mambro, Fioravanti, Ciavardini), il quarto Cavallini in primo grado, ma mai in 40 anni di storia giudiziaria un processo si era occupato del livello superiore, indicando nomi e cognomi di persone accusate di aver organizzato e finanziato la strage. La procura generale di Bologna (i pubblici ministeri Alberto Candi, Umberto Palma, Nicola Proto) ha indicato come ideatori e finanziatori della strage Licio Gelli, Federico Umberto D’Amato, Umberto Ortolani e Mario Tedeschi. Sono tutti defunti.  Nel processo iniziato il 16 aprile dell’anno scorso sono rimaste le posizioni di tre imputati: Paolo Bellini, ex esponente di avanguardia nazionale, già condannato per una decina di omicidi, tre tentati omicidi, 5 attentati. Per lui l’accusa più grave di concorso nella strage di Bologna, la procura ha chiesto la pena dell’ergastolo. Gli altri due imputati sono l’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel, accusato di depistaggio, richiesta di sei anni e tre mesi, e Domenico Catracchia, amministratore di condomini, la richiesta di condanna della pubblica accusa è di tre anni.

Nel corso di oltre 70 udienze sono sfilati davanti alla corte decine di testimoni: ex terroristi dell’eversione nera, la brigatista rossa Adriana Faranda, investigatori, giornalisti ed ex appartenenti ai servizi segreti. Il processo ha indagato sullo stragismo italiano, la cosiddetta strategia della tensione. Incroci e coperture che collegano il 2 agosto al delitto Mattarella e al sequestro-omicidio Moro. Secondo l’ipotesi d’accusa la strage alla stazione di Bologna fu un’azione terroristica finanziata dalla P2 e manovrata dai servizi segreti, compiuta dai Nar e da Avanguardia Nazionale. Paolo Bellini, era il quinto uomo presente in stazione il 2 agosto 1980, insieme agli esecutori condannati in via definitiva Mambro, Fioravanti e Ciavardini, e Cavallini ergastolo in primo grado. Dietro ai terroristi neri dei Nar e di Avanguardia Nazionale uomini delle istituzioni, legati a politici e finanziati dalla loggia segreta P2, con il patrocinio della Cia. Per la procura generale la verità sui mandanti della strage di Bologna sta in questa alleanza che ebbe un preciso obiettivo: stabilizzare con il terrorismo il sistema politico italiano impedendo l’avanzata elettorale del partito comunista italiano. Obiettivo raggiunto al prezzo di centinaia di persone uccise dagli attentati. Per questo il processo sui mandanti della strage di Bologna si è rivelato negli atti giudiziari e storici, al di là delle singole posizioni dei tre imputati, in fondo marginali rispetto al contesto stragista, un processo allo Stato e ai suoi apparati.

Filippo Vendemmiati

Nelle immagini i soccorsi in stazione il 2 agosto 1980