Dal tavolo a Roma spiragli per la CMC

Per Legacoop "incontro positivo". Regione e sindaco di Ravenna: "Ora ci aspettiamo proposte idonee". Nuovo tavolo entro i primi di agosto

Dal tavolo a Roma spiragli per la CMC
TGR Emilia-Romagna
La manifestazione per la CMC in piazza del Popolo a Ravenna

Il summit al Ministero dello Sviluppo Economico sulla vertenza Cmc "è stato positivo. Ora sono sul tavolo tutti gli elementi per risolvere la situazione di sofferenza di quella che è la terza azienda italiana di costruzioni". Così il presidente di Legacoop Emilia-Romagna, Giovanni Monti, che ha partecipato all'incontro, commenta il faccia a faccia cui hanno partecipato anche i rappresentanti della Regione, dei ministeri dell'Economia e Finanze, delle Infrastrutture, del Lavoro, il sindaco di Ravenna Michele de Pascale, le rappresentanze nazionali di Cgil, Cisl e Uil, Invitalia e i rappresentanti di Cmc. "Già all'inizio di agosto dovrebbe venire convocato un tavolo per dare indicazioni concrete sul futuro di Cmc - spiega Monti -. Abbiamo registrato un impegno comune per individuare una soluzione che metta a disposizione le risorse e gli strumenti necessari a consolidare e rilanciare la cooperativa, salvaguardando così i 3.800 posti di lavoro e le 15.000 aziende dell'indotto e permettendo a Cmc di operare per realizzare le tante infrastrutture necessarie al Paese inserite nei piani del Pnrr". Dai dicasteri coinvolti nella vicenda "ci aspettiamo proposte idonee che salvaguardino continuità industriale, occupazione e tenuta sociale dell'intero territorio. Adesso hanno tutti gli elementi per farlo": commentano l'assessore regionale allo sviluppo economico e lavoro, Vincenzo Colla, e il sindaco di Ravenna, Michele De Pascale. 
"Qualsiasi soluzione, diretta o indiretta - osservano Colla e De Pascale - deve prevedere il vincolo della continuità industriale e della soluzione sociale sorretta da una adeguata soluzione finanziaria" per sostenere la Cmc, costituita nel 1901 e terza società di infrastrutture del Paese, con cantieri aperti in tutta Italia e nel mondo. "Riteniamo si debbano coinvolgere soggetti industriali già precedentemente interessati o nuovi. Il Paese non può permettersi di perdere un patrimonio di competenze ingegneristiche, tecniche, lavorative di tale portata con il rischio di chiudere decine di cantieri in tutta Italia".